Dal grande grande al piccolo piccolo, con due birre di “rinforzo”

Una notizia dell’ultima ora e due birre da descrivere.  La notizia la da il Times di londra, e riguarda il “grande grande” del titolo. Anheuser-Busch InBev, il big fra i big dei produttori birrari del mondo, cerca qualcuno a cui rifilare (non aggratis, ovviamente) due o tre brands inglesi di birra che non sono più ritenuti redditizi dallo stesso colosso birrario. Il primo è la Bass, ovvero, la Tradizione inglese con la T maiuscola: dipinta da Manet in un suo famosissimo quadro, servita sul Titanic, il primo brand registrato in Gran Bretagna con l’inconfondibile triangolo rosso, una volta era la birra più venduta in Inghilterra. AB InBev ne possiede attualmente il marchio, e la fa produrre sotto il proprio controllo da un altro birrificio inglese, Marston’s. Ma la Bass sembra essere passata di moda (o, forse, i vorticosi passaggi di mano l’hanno solo e semplicemente peggiorata), e adesso è sul mercato, con un prezzo che oscilla fra i 10 e i 15 milioni di sterline. Altro brand storico messo sul mercato è quello della Boddingtons, un tempo soprannominata “la crema di Manchester“, prodotto di punta della  Whitbread Beer Company. Anche in questo caso, scarsi investimenti, nuove strategie di mercato, cambiamenti produttivi ne hanno sancito il declino, fin dal 2005, quando gli impianti produttivi originari di Manchester vennero chiusi. Probabilmente di acquirenti se ne  troveranno, i brands sopra citati sono comunque ancora relativamente “appetibili”; ma fa sempre tristezza constatare che quais mai grande è buono, e che nel mondo birrario entrare a far parte di una grande famiglia non sempre si rivela un buon affare, soprattutto quando il capo famiglia è sempre più orientato a fare i soldi veri con le birre finte, o, nella migliore delle ipotesi, monotone.

Allora, forse, piccolo è bello, o, almeno, un po’ più bello. Opperbacco sì. Di questo piccolo birrificio abruzzese, astro nascente del panorama birrario italico, ne avevo già parlato, dopo aver assaggiato la sua TriplIpa. Ne riparlo adesso, “rinforzato” nella mia convinzione dall’assaggio di altri due suoi prodotti.

L’UNA

Una bionda speciale, nella quale lieviti e spezie la fanno da padroni. Assaggiata alla spina, rivela subito la sua complessità produttiva e la sua ricchezza aromatica e gustativa. Il 13% di segale, assieme ai classici cereali; zucchero candito, buccia d’arancia e coriandolo per l’aroma, con un risultato finale di 6,4° alcolici, molto ben distribuiti e apprezzabili. Non è birra complicata, ma neanche banale, si fa degustare con correttezza ed equilibrio, pretendendo attenzione e collaborazione. Regala fantasia, garantisce ricchezza gustativa ed aromatica, mostra un colore dorato con riflessi ramati abbastanza limpido e una schiuma fine e relativamente scarsa. E’ fluida, non s’inceppa nè s’impunta: ricca di lieviti, di un agrumato netto e fresco e di un fruttato equilibrato nell’aroma. Ha corpo rotondo e mediamente watery, dalla frizzantezza scarna, e prolunga in bocca note piccanti di spezia e fruttate di agrumi, per un finale equilibrato e soddisfacente, che lascia a lungo un ricordo fresco ed estivo. Assaggiata alla spina; alc. 6,4% vol.; ©Alberto Laschi.

10 E LODE

In questo caso il riferimento, o meglio, la stella polare è il Belgio, per questa trong dark ale abruzzese, che regala il meglio di sè riscaldandosi nel bicchiere, e respirando. Una bella birra scura, tonaca di frate, fatta con sei diversi tipi di malto e l’avena, che sicuramente le conferisce quel tocco di morbidezza finale che è valore aggiunto. Poca schiuma, e non molto persistente, un colore marrone netto e pulito, con molta luce. L’aroma è dolce e caramellato, all’inizio un po’ troppo marcato, ma poi rivela intensamente note aromatiche più complesse (liquirizia, cacao, caffè) ed eleganti, assieme ad una presenza importante di alcool. Facendola riposare dopo la sversatura e lasciandole il tempo di allargarsi e respirare, la 10 e lode si rivela riccamente complessa e articolata, con una ricca ruota di sapori che investe il palato e lo arricchisce di note alcoliche, maltate, con l’aggiunta (come per l’aroma) di netti sapori tostati (soprattutto loiquirizia e cacao). Finisce calda, morbida, di un calore alcolico diffuso ed elegante, con un leggero luppolo che aiuta a ripulire gradatamente testa e palato. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 10% vol.; ©Alberto Laschi.

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