Due nuove/vecchie saison

Sono da pochi giorni rientrate a far parte del catalogo di Birrerya, le due saison delle quali fra poco dirò: la Rulles Estival e la Saison D’Erpe Mere della Glazen Toren, due esponeneti di spicco all’interno dell’arcipelago delle saison belghe. Nuove, perchè brassate quest’anno, “vecchie” perchè fanno parte di una storica tradizione produttiva del Belgio. Utile fare il punto sullo stato dell’arte di entrambi, assaggiate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra.

Non più di due mesi fa, l’avevo scritto, la saison del birrificio di Jef van Den Steen (& Co.) era stata inserita dal prestigioso magazine americano Draft Magazine fra le migliori 25 birre nel mondo dell’anno 2009: tale riconoscimento fa ora bella mostra di sè sull’elegante incarto della bottiglia. L’ultima volta che l’avevo assaggiata aveva una veste ancora diversa da quella tradizionale, trovandosi nella sua versione speciale, messa sul mercato nell’occasione delle festività natalizie del 2008. Riassaggiandola adesso, penso di aver chiuso, in qualche modo, un cerchio, ritornando un po’ all’origine. Che parla di una birra sostanzialmente inconfondibile, materialmente imponente, assolutamente originaria. Poi può non piacere la grande amarezza che porta in dote, come la frizzantezza non proprio marginale: ma la Saison d’Erpe Mere è pur sempre la Saison d’Erpe Mere, ancora più caratterizzata della Saison Dupont. Malto Pilsener, frumento di Bamberga, zucchero liquido, luppoli Saaz, Hallertau Mittelfrueh, Target e lievito, senza nessuna spezia in aggiunta. E’ una bomba luppolata: non so quale sia il suo IBU, ma penso che non sia tanto la quantità quanto l’assolutezza che le conferisce questo carattere e questa caratteristica. Robusta, con il suo 6,9% di vol. alc., non elevatissimo, ma comunque perfettamente apprezzabile; bionda opalescente con il suo vaporoso cappello di schiuma, abbondante e persistente. Luppoli europei, secchi, astringenti, dal grande potere amaricante, che fanno terra bruciata al naso e la palato. Le papille gustative ne restano quasi anestetizzate. Frizzante, molto frizzante, la qual cosa contribuisce ancor di più a diffondere con la massima invadenza possibile le ondate di luppolo. Solo nel finale, accanto all’erbaceo asciutto e amaricante del luppolo, emerge un citrico abbastanza piccante e non sottaciuto, che le regalano l’ultima variabile gustativa. Solo per palati attrezzati, e per teste che cercano tradizione piuttosto che innovazione. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,9% vol.; ©Alberto Laschi.


La prima cotta in assoluto Gregory Verhelst l’ha fatta, nel birrificio di Rue Maurice Grevisse, 10 anni fa, nell’aprile del 2000; la Rulles Estival la si potrebbe definire come  la “birra di mezz’età“, nel senso che è stata brassata per la prima volta 5 anni fa, esattamente a metà strada dell’attuale cammino produttivo, già carico di riconoscimenti ed apprezzamenti nazionali ed internazionali. Ne avevo parlato l’ultima volta al ritorno dallo Zythos di due anni fa , in maniera quasi entusiastica, parere che è rimasto inalterato (per quanto mi riguarda) anche dopo lo scorso Villaggio della Birra, che ha visto l’Estival fra le birre più gettonate in assoluto. La nuova versione, o meglio, la nuova cotta, l’ho trovata più “tranquilla”, meno fantasiosa e/o stuzzicante rispetto all’anno scorso. Sempre una signora birra, dal bel caratterino e dalle caratteristiche ben delineate, ma l’ Amarillo, il Cascade e il Warrior mi sembrano un po’ più sottotraccia rispetto al passato. Se ne avverte la presenza, ma bisogna indagare un po’ più a fondo, calibrare bene gli strumenti percettivi, perchè, rispetto al passato, la Estival va “studiata” un po’ di più. Fresca e rinfrescante, egualmente beverina, ha accentuato, secondo me, la componente watery, che, di conseguenza, ha un po’ più stemperato azzardi modaioli, comunque più che apprezzati. Moderatamente frizzante, molto molto meno della Saison d’Erpe Mere, ha corsa più regolare, meno astringente, ma egualmente dissetante. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 5,2% vol.; ©Alberto Laschi.

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