Gli italiani al Villaggio: Toccalmatto

Dopo Pausa Cafè e Birrificio Italiano, dei quali abbiamo già cominciato a parlare, è il turno del terzo birrificio “nuovo” che abbiamo invitato al Villaggio del prossimo settembre, Toccalmatto, di Fidenza. Non è aperto da molto, ma è da un po’ che gli “giriamo intorno”, guardando con molta attenzione ai loro prodotti, che sono già diventati 11, divisi in tre linee produttive. Ma a queste ci arriviamo dopo, per gradi. E’ l’ottobre del 2008, quando inizia l’attività in quel di Fidenza (nel “cuore della food Valley italiana”) di questo birrificio, nato dalla passione e dall’impegno di Bruno Carilli, che dopo varie esperienze manageriali nell’industria alimentare, ed in particolare nell’industria birraria, matura (e concretizza) l’idea di iniziare a produrre birra artigianale. Coinvolge in questo suo progetto altri tre amici/soci, proponendo nello stesso tempo ad  Andrea Paini (aka Cinghio), uno dei giovani più promettenti e creativi del panorama dell’ homebrewing italiano, di trasformare la propria passione in attività lavorativa. Dopo essere stato in precedenza a fare esperienza presso il birrificio Montegioco da Riccardo Franzosi, suo grande amico, Cinghio comincia la vera e propria attività produttivo/commerciale con un impianto da 550 litri per cotta, che ad oggi “sforna” tre linee produttive di birra (tutta ad alta fermentazione e rifermentate in bottiglia/fusto): quattro birre “classiche” disponibili per tutto l’anno, cinque quelle “stagionali” disponibili solo in determinati periodi dell’anno, e due birre “speciali”, la Surfing Hop e la Gran Cru, prodotte in “edizione limitata”, in base alla disponibilità delle materie prime necessarie per produrle. Curatissimo, ed è un valore aggiunto, il packaging: etichette splendide e sito dalla grafica curatissima, quasi una rarità per i produttori artigianali italiani. Poco il tempo trascorso dagli inizi, ma già tanti e significativi i cambiamenti. Accanto a Bruno non c’è più Cinghio in sala cottura, ma Alessio “Allo” Gatti, paracadutatosi a Fidenza da  Lucca (birrificio Bruton) passando (velocissimamente) per Rieti (Birra del Borgo). Su questo passaggio repentino di sedi lavorative è interessante (e anche malizioso) il post (che nessuno si è preso la briga di smentire) sull’ “anomalo” blog The Dark Side of the Beer, che tira in ballo il CERB e l’ Eataly newyorchese … Come del tutto esilarante (e del tutto omogenea al personaggio) l’intervista (surreale nella forma) che Allo ha rilasciato alla anonima(o) titolare del blog …  Exploit letterari a parte, è opinione comune che Allo abbia portato importanti cambiamenti e splendide novità alla produzione del Toccalmatto, delle quali cercheremo di chiederne conto di persona, quando lo incontreremo (finalmente!) al prossimo Villaggio.

Ambrosia

E’ la prima birra di Toccalmatto che cercheremo di descrivere, in attesa di sapere se sarà presente o meno al Villaggio (è ancora presto per avere la lista definitiva delle birre che ciascun birrificio porterà a Bibbiano). Intanto ci portiamo avanti col lavoro, comunque. Una Blanche “anomala”, di impianto belga ma di caratterizzazione italiana. No spezie, no agrumi, no coriandolo, ma malto d’orzo e di grano, fiocchi di avena e di grano, luppolo challenger, fiori freschi di sambuco, fiori di gelsomino e di erica, miele di erba medica. Tanta roba, per 4,5% di vol. alc. e un IBU che non dovrebbe superare i 20. Devo dire la verità mi ha lasciato un po’ spiazzato. Molto beverina, con un corpo esile esile, che mi ha dato l’impressione di essere sempre ad un passo dalla eccessiva semplificazione. La carbonazione non aiuta, nel senso che l’ho trovata molto molto scarna, allontanandola (e non solo per questo aspetto) dal mio ricordo classico di biere blanche. Una volta superata questa prima perplessità (legata anche ad una schiuma un po’ troppo ballerina e veloce a scomparire), approfondendone la “conoscenza”, l’Ambrosia si è rivelata comunque birra più che apprezzabile. Caratterizzazione principale: un floreale diffuso, sia all’aroma che al gusto, i fiori di sambuco e gelsomino ci sono e si fanno sentire, conferendo delicatezza ed eleganza. Al gusto il primo impatto è quello con un sapore simil camomilla, che lascia poi il posto ad una morbidezza diffusa, dovuta anche all’avena, e ad una sensazione generale di cereali ricca e apprezzabile. Un po’ corto e labile il finale, con le note di frumento in bella evidenza. Ho avuto l’impressione che la bottiglia non fosse proprio a posto, la qual cosa mi trattiene dal dare un giudizio definitivo. Vorrà dire che mi attaccherò presto ad una seconda bottiglia … Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4,5% vol.; ©Alberto Laschi.

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