Birre Kameleon, un utile “ripasso”

Bart  Desaeger è ormai un “ospite fisso” del Villaggio della Birra, ogni anno non fa mancare le sue birre e la sua presenza. Ho avuto l’occasione, grazie al nuovo “rifornimento” del magazzino di Birrerya, di riassaggiare dopo un po’ di tempo tutte le sue birre “classiche” (amber, triple, ginseng) con in più la sua nuova creazione, che per la prima volta oltrepassa i confini del Belgio, ossia la donker. Di tutte queste darò conto qui di seguito, valide espressioni di quel movimento birraio belga fatto di una miriade di microbirrifici che da anni Birrerya si fa vanto di importare in Italia. Le birre del Camaleonte (che compare in ciascuna delle labels), perchè nessuna delle sue birre è uguale all’altra, cambiano pelle sempre, proprio come fa il camaleonte. Tutte rigorosamente certificate Bio, perchè Bart ha sempre voluto caratterizzarle in questo modo, cioè con l’uso di materie prime rigorosamente biologiche. Lui che di mestiere fa il tecnico di laboratorio alla Duvel, e che quindi tutti i giorni ha a che fare con l’altra faccia della medaglia della produzione birraria, quella maxi. Lui, invece,  è veramente micro: ce ne siamo accorti andando a trovarlo più di una volta nel minuscolo paesino di Barsel, dove dal 1996 Bart risiede e produce, in una vecchia casa di campagna ristrutturata. Non brassa più di tre/quattro volte al mese, ponendo una grande attenzione a tutte le fasi del processo produttivo, lui che si è laureato alla famosa Università di Lovanio; e oltre a brassare, da non più di un paio di anni serve le prorpie birre anche nel minuscolo pub di casa sua, che ha ricavato riadattando a tale scopo una stanza della propria abitazione. Oltre all’uso di materie prime biologiche, le birre di Bart si distinguiono anche per il loro carattere luppolato, e per l’uso delicato di spezie, altra sua grande passione.

Muovendosi per gradazione di colore, la prima birra del range è la Kameleon Ginseng, nella quale vengono aggiunte radici tritate di ginseng (il cui nome scientifico è Panax, dal quale deriva il termine panacea). La pianta che cura tutto, quindi, in questa birra bionda, o meglio biondina, leggermente velata, e dalla schiuma fine e cremosa. La caratterizzazione data dal ginseng l’ho trovata più spiccata di atre volte, con una che di floreale e leggermente speziato che si fa notare sia al gusto che all’aroma (soprattutto al gusto). Leggera e beverina, la meno luppolata di tutte le birre Kameleon, che regala un finale delicatamente abboccato e floreale. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi.

La Kameleon Triple è la sua birra più famosa, ed apprezzata. Rivela, come sempre, una luppolatura tosta, senza mezzi termini, ottenuta con l’impiego di luppoli classici della zone belga di Poperinge, che le regalano una asciuttezza decisa ed uno spiccato carattere erbaceo. Robusta di alcool (8,5°) è birra che va affrontata con il dovuto rispetto, perchè corposa e relativamente complessa. Decisa la carbonazione, anche in questo caso il colore è un biondo leggermente velato, e la schiuma la corona degnamente con un bel cappello stabile e cremoso. Lunga la corsa finale, nella quale si fanno apprezzare note citriche abbastanza marcate e un bel lievito, piccante e pizzichino. Un po’ sullo stile della Saison d’Erpe Mere, ultimamente assaggiata, e della “prima” Duvel. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 8,5% vol.; ©Alberto Laschi.


La Kamelon Amber è classificata come belgian ale, ma è inglese, nel cuore e nel carattere, molto più simile, a mio parere, ad una classica bitter. Confermata la presenza di malti appena tostati e di una luppolatura non tenue, decisa e diffusa, che la rendono non astringente, ma asciutta e dissetante. Da un bel colpo di “spugna” al palato, che si ritrova fresco e pulito, dopo che anche il naso ha potuto apprezzare il carattere lineare e regolare della birra, che presenta un bouquet snello e fresco di luppolo e frutta secca tostata. Finisce svelta e rinfrescante, dopo essersi presentata con un bel colore ambrato e una schiuma fine e non molto persistente. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6% vol.; ©Alberto Laschi.


L’ultima arrivata in Italia, fra le birre di Bart, è la Kameleon Donker, una scura di , imbottigliata nel formato 0,75. E’, forse, la birra che esce un po’ di più dai canoni “luppolati” della produzione di Bart, poichè si rivela subito una birra nettamente caratterizata da malti caramellati e da un fruttato deciso. Poco luppolo, una carbonazione non marcata, un bel colore marrone tonaca di frate. Al naso e al palato netti i sentori abboccati del malto, dello zucchero candito e  della frutta rossa matura, non astringente, con un leggero tostato che aiuta molto a ripulire il palato e la lingua nel finale calmo ed equilibrato. Si percepisce un’alcolicità maggiore rispetto a quella dichiarata, insolitamente bassa per una belgian ale (per me assomiglia molto di più ad una dubbel). Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6% vol.; ©Alberto Laschi. (p.s. questa birra è disponibile solo presso il locale di Bibbiano, il Tntpub)

One Response to “Birre Kameleon, un utile “ripasso””

Lascia un commento