Poco più di un mese fa ha aperto i battenti a Copenaghen il pub di Mikkeller, il rinomato birificio danese, più volte “ospite” delle pagine di questo blog. La location è nella zona centrale della capitale danese, zona Vesterbro, dieci minuti a piedi dalla stazione centrale. Ci aiuta a conoscerlo più da vicino il blog norvegese Knut’s Albert, il cui autore vi ha passato il fine settimana scorso e lo ha brevemente descritto in un suo post. Location piccola (6 soli tavoli e alcuni posti a sedere nei pressi del bancone), arredamento minimal, ma una gran bella batteria di roba buona da bere (e una bella compagnia). 15 spine, 10 riservate alla produzione di Mikkeller stesso, le altre cinque occupate invece dai prodotti dei birrifici “amici”, la cui lista, continuamente aggiornata,
si può consultare direttamente sul sito di Mikkeller (e sulla lavagna appesa al muro del pub); 150 (o giù di lì) birre in bottiglia, e se se ne scorre l’elenco non si può che rimanere affascinati dalle innumerevoli chicche. Al di là della produzione quasi in toto di Mikkeller, tanta bella America, una selezione raffinata del Brewdog, tanto lambic, una verticale da paura di Oerbier Reserva (2004-2009), Nogne e le collaborazioni che Mikkeller ha fatto in giro per il mondo (Norrebro, Struise, Brewdog, De Molen, Three Floyds), nonchè le Westvleteren al gran completo (almeno sulla carta). Posto piccolo, dicevo, da quanto racconta il norvegese, ma ben frequentato a quanto sembra: nel post, infatti, troneggia la foto dei due titolari del Brewdog, capitati proprio lì nel fine settimana per bersi un po’ di birra buona, la loro, e non solo la loro. Per chi va in Danimarca, e a Copengahen, un posto da non lasciarsi sfuggire, quindi, che ha tutte le premesse per diventare una meta irrinunciabile per tutti gli appassionati birrofili.
Dalla Danimarca a casa nostra, in proiezione Villaggio. Di Moreno e dell’Olmaia non parliamo spesso, forse perchè lo
consideriamo uno di casa, e diamo per scontato che i suoi (ottimi) prodotti non abbiano bisogno di essere reclamizzati più di tanto (da come bene li conosciamo e li appreziamo). Ospite fisso del Villagio della birra, tanto da essere definito da uno dei suoi colleghi : “ormai è il dj resident del Villaggio“, quest’anno vi parteciperà per la quinta volta preceduto da un bellissimo viatico. E’ notizia di ieri, ed è Moreno stesso che la comunica dalle pagine del proprio blog, che la sua La9 ha ricevuto dai curatori della nuova edizione (aggiornata ed ampliata) della Guida Slowfood alle birre d’Italia le 5 stelle, sinonimo della assoluta eccellenza nel contesto produttivo italiano. Riconoscimento attribuito a sole 55 birre fra le 629 assaggiate di 179 produttori selezionati. Complimenti, quindi, a Moreno, che ieri a Roma è andato a ritirare il riconoscimento e a festeggiare l’evento della pubblicazione della nuova guida nel contesto della manifestazione Vinoforum.
L’ultima notizia è una non-notizia, nel senso che non ci dovrebbero essere questo tipo di notizie, a cavallo fra il patetico e il ridicolo. Ma il mondo dell’alcool e dei suoi “controllori/censori” è ricco di personaggi sui generis e di iniziative a volte proprio ridicole (Brewdog docet). Questa viene dal Nord America, e precisamnet dall’Ontario, una delle dieci province
del Canada, la più popolosa, fra l’altro (un terzo dei canadesi vive lì). E’ il blog Hop Talk che riferisce la notizia che The Alcohol and Gaming Commission dell’Ontario, ovvero il consiglio dei “saggi” che vigila sulla pubblicizzazione e la vendita di alcolici, ha “bannato” l’austriaca Samichlaus dai propri confini. Motivazione: il nome Samichlaus (è noto ai più da anni, ovviamente) significa san Nicola, in tedesco (un po’ il Babbo Natale dei paesi nordici), e l’etichetta della birra stessa (che riporta una effige in piccolo del barbuto personaggio) contrasta con le norme che regolano la pubblicità a protezione dei minori, che, ovviamente, dicono i soloni, potrebbero essere “incitati” all’acquisto della birra tratti in inganno dalla effige stessa. L’ etichetta di questo buon prodotto birrario (“inventato” dalla Hurlimann aneglia nni ’80, commercializzata proprio il 6 dicembre giorno di San Nicola, e poi passata nelle mani della Eggenberg) però parla chiaro: vi è stampata a lettere cubitali la dicitura “the strongest lager beer in the world“, visti i suoi 14° alcolici (e quindi nessun trucco e nessun inganno sulla qualità e consistenza del prodotto, dal quale nessun infante potrebbe davvero essere attirato). Il miglior commento a questa norma? “Un insulto all’intelligenza del canadese medio“. Perfetta. Ma attenzione: spesso, tutto il mondo è paese …

[...] a spillare le proprie birre, asseime agli italiani di Pausa Cafè, Birrificio Italiano e Olmaia, oltre a dieci altri mastrobirrai di altrettanti birrifici belgi. Tornando a Greve, la festa del 26 [...]
[...] da un paio di mesi almeno; io l’avevo citata “di straforo” a proposito del riconoscimento che aveva attribuito a Moreno dell’Olmaia e a una delle sue birre. Sto parlando della edizione 2011 della Guida alle birre d’Italia di [...]
[...] sta facendo davvero faville: aveva una La9 alla spina come mai assaggiata fino ad oggi, meritevole davvero delle 5 stelle che la guida Slowfood le aveva assegnato. Complimenti, e complimenti anche per il successo ottenuto in Belgio (nel suo recente raid, il [...]