“La figlia della spiga di grano”

Carlo V (il Gouden Carolus plurieffigiato sulle etichette della Het Anker) pochi anni prima di morire disse papale papale di preferire di gran lunga “il succo della figlia della spiga di grano (de Dochter van de Korenaar) al sangue dei grappoli d’uva“. Ronald Mengerink, olandese trapiantato in Belgio da più di 15 anni, aveva sicuramente in mente questa famosa affermazione del sovrano del Sacro romano Impero quando ha deciso, assieme alla moglie olandese Monique de Baat, di aprire nel 2007 il proprio piccolo birrificio artigianale nella enclave belga in territorio olandese di Baarle-Hertog. E gli ha dato proprio questo nome, composito, complicatissimo, oltre che quasi impronunciabile (per noi). Solo tre anni di apertura, e un sacco di gente che ne parla bene, molto bene. I “soliti” bene informati gli avevano fatto visita già pochi mesi dopo l’apertura ufficiale del birrificio (con annesso beershop), perchè già fin dall’inizio si era sparsa la voce di uno spilungone olandese che aveva venduto la propria casa, ristrutturata come dio comanda, in Bretagna per poter racimolare il capitale necessario per gettarsi in questa nuova avventura. E l’investimento aveva prodotto fin da subito risultati più che apprezzabili. L’avventura produttiva è vissuta volutamente in territorio belga, perchè, a detta dello stesso Ronald, la legislazione belga è relativamente più tutelante, rispetto a quella olandese, nei confronti della vita produttiva di un birrificio artigianale (e anche perchè, per sua stessa ammissione, si vende meglio una birra dichiarata made in Belgium piuttosto che made in Holland).  Comincia a 16 anni, Ronald, a produrre birra per passione, usando, la prima volta, farina d’avena presa dalla dispensa della madre, luppolo selvatico e lievito di birra avuto da un fornaio. Poi da lì Ronald è andato avanti, a passettini calmi e calibrati, che l’hanno portato fino a  qui, con le sue attuali sei birre a fare bella mostra di sè: una wheat ale (Courage), una strong ale (Embrasse), una triple un po’ “speciale” (Finesse), una golden ale (Noblesse), la nuova gueze (Enfant Terrible), e la Bravoure, una belgian ale della quale parlerò qui di seguito. E anche i premi e i riconosciemnti degli  appassionati sono cominciati ad arrivare: uno per tutti, il quarto posto (con la Embrasse) nella classifica di gradimento popolare allo Zythos nella edizione del 2009 (l’anno della Cosmos Porter della De Dolle). Una menzione particolare per il sito di questo birrificio, dalla grafica terribile, ma corredato da una serie di splendide foto in bianco e nero che riescono a rendere perfettamente l’idea della cura e della passione con le quali questa avventura produttiva è vissuta dalla coppia olandese (e dai loro tre figli).

Bravoure

Una birra per persone coraggiose, si legge sul sito del produttore. Senza spingersi tanto in là con le affermazioni, io la definirei semplicemente una ottima birra, magari un po’ “curiosa”, ma niente che necessiti di chissà quale dose di coraggio per poterla assaggiare. E’ birra particolare, quello sì, con un sentore di affumicato, leggero ma tenace, che la caratterizza decisamente nel gusto. Ha un bel colore, un ambrato profondo, rustico anche quello (come il contesto generale della birra), una schiuma ricca e cremosa che diffonde fin da subito un aroma rusticamente luppolato e leggermente affumicato. Si sente, oltre al malto, molta terra, polvere, un leggero muffato che la rendono più che cartterizzata (in positivo). Il corpo è rotondo, apparentemente più consistente dei suoi 6,5% di percentuale alcolica, ma invoglia decisamente alla degustazione, tanto è equilibrato e beverino. Al palato è ancora più evidente che all’olfatto la nota affumicata che la caratterizza (piacevolmente), un affumicato educato e non pervasivo, un po’ sullo “stile” di una delle ultime birre da me assaggiate. Asciutto e piulito il finale, decisamente dissetante, con una nota leggermente citrica, che innesca subitaneamente la voglia di ricominciare da capo. E’, la Bravoure (ritratta in foto qui accanto dall’amico William Roelens), la prima birra bevuta di questo piccolo birrificio belgo-olandese, ma se il buongiorno si vede dal mattino …. Assaggiata in bottiglia da 0,33; al. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi

One Response to ““La figlia della spiga di grano””

  1. Nuovi arrivi in Birrerya | inbirrerya

    […] con un birrificio che per la prima volta compare sul catalogo di Birrerya, De Dochter Van de Korenaar, il birrificio aperto nel 2007 da Ronald Mengerjnk e Monique De Baat (la moglie) a Baarle-Hertog, […]

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