Le birre del drago

In un  paesino di poco più di 3.000 anime, Buttenheim, posto ai  piedi delle colline del Giura non lontano da Bamberga (20 km. circa), si trovano due famosi birrifici: la St. Georgen Bräu e la Löwenbräu Buttenheim (da non confondersi con l’omonimo birrificio bavarese di proprietà della InBev). Il primo dei due è specializzato nella produzione di kellerbier, delle quali avevo già parlato in un precedente post dedicato ad una birra della Ayinger, ed ha come immagine identificativa quella di San Giorgio che uccide il drago. Santo dalla esistenza e dalla storiografia incerta, San Giorgio è venerato in tutto il mondo cattolico, ed in Germania è spesso messo a “protezione” di fonti di acqua ritenute miracolose (o quasi). Simbolo della lotta fra il bene ed il male, da lui sconfitto definitivamente attraverso l’uccisione di un drago, San Giorgio è per questo definito il “megalomartire” (il grande martire) e il “trionfatore”, soprattutto nell’Oriente Cristiano, da dove proverrebbe (si dice originario della Cappadocia) e dove si trova attualmente il suo sepolcro (la cittadina israeliana di Lod). Antico il simbolo, antico anche il paesino, Buttenheim, che ospista il birrificio, antica la storia stessa del birrificio. Di Buttenheim si hanno le prime notizie già dal VI secolo dopo Cristo, mentre il birrificio inizia la propria storia nel 1624, e dal 1814 è ininterrottamente di proprietà della famiglia Modschiedler. A tutt’oggi, quindi,  la St. Georgen Brau può essere definita un’azienda a conduzione familiare, un’azienda che però non si è sottratta ai doverosi “aggiustamenti” produttivi, legati alle richieste del mercato. Produce tutte le sue birre in piena fedeltà all’Editto della Purezza, e le fa maturare in una cantina secolare, al di sopra della quale, all’esterno, in estate viene allestito un beergarden con più di 1.000 posti a sedere. Un’ultima curiosità: Buttenheim è famosa, oltre che per le sue birre, anche per aver dato i natali, nel 1829, a Löb Strauß (meglio conosciuto come Levi Strauss), il creatore dei famosi jeans, al quale è dedicato un museo e al quale la St. Georgen Brau  ha dedicato anche una birra nel 2009, nel 180° anniversario della sua nascita.

St. Georgen Keller bier

La St. Georgen Keller Bier è uno degli esempi classici di kellerbier, specialità della Franconia, leggermente torbide, a bassa carbonizzazione e non filtrate, ed è anche il prodotto di punta di questa brauerei tedesca. Imbottigliata nel classico formato da 0,50 con il tappo a molla, la birra è prima passata da una maturazione in botti di quercia nelle cantine che la brauerei ha scavato nella roccia di queste colline della zona del Giura. Birra dalla schiuma fine e non molto persistente, con un tenore alcolico relativamente basso, ha un bel colore ambrato brillante, molto intrigante. Ha un carattere luppolato netto e determinato, molto piacevole ed armonico, che nell’olfatto si evolve in una sommatoria di note floreali. Al palato il carattere amarognolo del luppolo è ben bilanciato dal malto nocciolato: questo elegante mix fa di questa birra un ottimo esempio di freschezza e piacevolezza gustativa, contraddistinta da un carattere comunque deciso e riconoscibilissimo. Finisce piacevolmente lunga,  fresca e asciutta, ben equilibrata, con le note leggermente piccanti del lievito in bella evidenza. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 4,9% vol.; ©Alberto Laschi.

St. Georgen Brau Schwarzbock

In questo caso il formato è il solito, 0,50 cl., ma il tappo non è a molla, e, soprattutto, non si parla più di kellerbier ma di una birra che sta un po’ a cavallo fra due stili,  dunkler bock e/o schwarzbier. A qualsiasi delle due tipologie una la voglia associare, questa birra comunque si rivela, come nel migliore tradizione della produzione tedesca, un birra “classica” nella sua costruzione, più che piacevole nella sua degustazione. Ha un bel colore mogano brillante, senza nessuna velatura, con la schiuma fine e relativamente corposa nella sua versione medio-persistente. L’aroma è nettamente caramellato e maltato, un pochino “appiccicoso”, con una deriva nettamente fruttata. Il corpo è rotondo, e, nonostante i suoi comunque ragguardevoli 7,3°, gradevolmente beverino. Emergono anche qui netti sapori abboccati e relativamente dolciastri, con un parziale inserimento di screziature leggermente tostate. Meno fresca e rinfrescante della Keller, è birra adatta alla stagione fredda, in virtù della sua capacità di scaldare il palato. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 7,3% vol.; ©Alberto Laschi.


One Response to “Le birre del drago”

  1. Alessio

    Ho avuto la fortuna di lavorare la scorsa in un locale vicino Monza che le tiene entrambe alla spina (Keller dalla botte, Schwarz alla spina).
    Favolose, in particolare la Keller.

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