La new entry del catalogo di Birrerya (ospite al prossimo Villaggio)

Li avevamo conosciuti di persona allo scorso Zythos, dove avevamo assaggiato alcuni loro prodotti, che subito ci erano piaciuti per la loro semplicità, correttezza ed estrema bevibilità. Sto parlando degli olandesi della De Scheldebrouwerij, che hanno, fra l’altro, rinnovato completamente le etichette delle loro birre (graficamente molto ben fatte) e rifatto la grafica del loro sito (sempre molto parco di notizie, comunque). Li abbiamo invitati al Villaggio e abbiamo deciso di inserire alcuni dei loro prodotti nel catalogo di Birrerya. Avevo cominciato a parlare, in un precedente post, di due loro birre,  che però non ci hanno mandato nella loro prima spedizione. Rimedio subito, parlando invece di due birre, Witheer e Lamme Goedzak, che sono invece presenti e disponibili sul catalogo stesso di Birrerya.

Witheer

Questa birra prende il nome dall’abbazia norbertina di Middlebourg, fondata nel 1127 dai monaci dell’ordine dei Premonstratensi, i famosi “padri bianchi“, appellativo che gli derivava dal fatto che vestivano sempre con un saio totalmente bianco. Attualmente l’abbazia si trova nel centro della cittadina stessa di Middelburg, nella regione olandese della Zeeland, posta al confine col Belgio. La birra, affermano i titolari del birrificio, è prodotta secondo un’antica ricetta dell’abbazia stessa, per la quale si usano sia grani di malto che di frumento, oltre ad essere non filtrata e rifermentata in bottiglia. Buona birra d’abbazia, quindi, si potrebbe dire, ma più correttamente si deve invece affermare che ci si trova di fronte ad una bella e rinfrescante bier blanche, dal colore dorato e dalla velatura appena accennata dovuta alla non filtratura. La schiuma è fine e non molto persistente, ed al naso si presenta con ottime sensazione olfattive,  fragranti di grano e morbide di malto, con una leggera speziatura di coriandolo e agrume non amaricante. Il corpo è leggero e rinfrescante, mediamente frizzante; al palato la birra ripropone e mantiene le note rilevate dall’olfatto, con un amaro percettibile ma non invadente, arricchito da sensazione morbide di vaniglia e frumento, e la legegra speziatura del coriandolo. Finisce discretamente lunga, molto dissetante. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5% vol.; ©Alberto Laschi

Lamme Goedzak

Come spesso succede, il nome che si da ad una birra rivela un mondo a parte, ricco di storia e tradizioni secolari. La Lamme Goedzak (lo zoppo Goedzak) non fa, in questo, eccezione. Molti conoscono, soprattutto nel Nord Europa e nei Paesi Bassi, Till Eulenspiegel, personaggio folkloristico, che sarebbe nato a Kneitlinger, nel ducato di Brunswick, intorno al 1300 e sarebbe morto nel 1350 a Molln. Amante del divertimento, irriverente e sempre pronto a farsi beffe degli altri, Till finge spesso di non capire quanto gli viene detto per poi burlarsi del suo interlocutore. Il personaggio di Till ispirò successivamente anche altri scrittori, far i quali il belga Charles de Coster, che pubblicò nel 1867 La lègende et les aventures heroïques, joyeuses et glorieuses d’Ulenspiegel et de Lamme Goedzak. Con De Coster Till diventa un personaggio della tradizione fiamminga del XVI secolo, che si comporta sempre da giullare, ma che combatte anche per la libertà della sua terra, allora sotto la dominazione spagnola, e per la tolleranza religiosa. Lamme Goedzak, in questo romanzo, è il compagno d’avventura di Till, e incarna ed esprime, invece, il lato bonario e sensuale della burla. Entrambi, narra la leggenda, amavano bere birra, molta birra, e soprattutto birra bionda. Da qui l’idea di mettere il nome di uno dei due compari a questa bella belgian ale, estremamente beverina e delicata di 7 °C, che va giù come un treno. Capita non molto spesso infatti di imbattersi in una beer blonde così beverina e rinfrescante, che dimostra apparentemente molto meno alcolicità di quella effettiva, e che comunque soddisfa per consistenza ed efficacia. Bionda, leggermente velata, dalla schiuma fine, cremosa e abbondante, leggermente scarsa di naso (malto fine ma tenace, un leggero lievito, una puntina di amaricante luppolato) ma molto soddisfacente al palato. Al quale si presenta rotonda ed equilibrata, con la giusta dose di “acquosità” che ne rende pregevole e accattivante la bevuta, nella quale solo il finale riserva la giusta componente di amarezza. Mediamente carbonata, nettamente maltata, è una di quelle birre che più la bevi e più ne berresti; bevuta molto fresca è perfetta per la stagione calda. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7% vol.; ©Alberto Laschi

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