La Smiske, gli Smisje e Facebook.

Allora è proprio una … moda, o un … problema. Intendo dire i social networks, in primis Facebook. La moda (o il problema) sembra essere diventata quella di perorare cause birrarie (vere o presunte tali) attraverso la creazione di gruppi più o meno numerosi di supporters focalizzati su tali obiettivi. Ha comunque dato loro ascolto la Duvel Moortgat, che ha rimesso in produzione la propria Duvel Triple Hop spinta dal “peso comunicativo” di 10.000 fan di questa birra “raggrruppatisi” su Facebook. Non si sa se l’ha fatto per scherzo o sul serio, ma Johan Brandt comunque l’ha fatto: ha postato su Facebook un “messaggio” nel quale promette che se almeno 20.000 fans glielo chiederanno, ogni anno che verrà rimetterà in produzione una delle sue birre “vecchie”, quelle che ha smesso di produrre da quando ha aperto il nuovo proprio impianto di produzione. Io la faccio da subito, questa sollecitazione, anche senza Facebook, sentendomi molto orfano della Cuvèe Elektrik, della Catherine, della Dubbel Ipa, della ‘T Smisje Dubbel e Tripel (tanto per citarne qualcuna) che il bel Johan ha tolto dalla produzione. Traslocando nel 2009 da Assebroek (un sobborgo di Bruges) a Mater, infatti, nel nuovo impianto di produzione da 2.200 litri a cotta appartenuto al birrifcio olandese (chiuso dal 1995) De Teut uit Neerpelt, le birre non hanno perso solo la ‘T che di solito si trovava prima del nome, ma si sono perse proprio. Per esplicita ammissione dello stesso patron della Smisje, riportata fra virgolette in un recente nostro post, dopo aver risolto i problemi legati alle diverse modalità di fermentazione legate al nuovo impianto, di fronte ad un problema ancora più grosso di spazi e di stoccaggio, apparentemente irrisolvibile, ha deciso che era meglio tagliare la testa al toro: via tutte le birre, facendo una clamorosa tabula rasa, e punto a capo,  con una sola, nuova, birra, la Smiske (con la Kerst che sarà regolaremente ri-brassata in occasione delle festività natalizie). Un triplo salto mortale per questo birrificio, nato nel 1995 con un nome diverso dall’attuale (De Regenboog, l’arcobaleno, dal nome della stamperia di famiglia, prima attività lavorativa di Johan e consorte), partito da una produzione casalinga di 120 lt. a cotta nella piccola (3 metri per 4) cucina di casa, che affacciava sull’altra grande passione di Johan, l’apicoltura, praticata nel giardino della casa stessa. Disegnatore delle proprie etichette, Johan Brandt ha progressivamente scalato molte postazioni nella ideale graduatoria dei migliori produttori di birra artigianale belga, fino ad arrivare al mercato USA, grazie alla esportazione oltreoceano organizzata dal colosso B. United International. E adesso la scommessa della “vita nuova”, con una birra nuova, la Smiske appunto.

Presentata ufficialmente il 1° Maggio di quest’anno, in occasione della festa per celebrare il primo anno del nuovo birrificio a Mater, la Smiske è finalmente approdata anche nel catalogo di Birrerya. Elegante e raffinata la confezione: bottiglia da 0,33 serigrafata, tappo anch’esso molto curato; un bel colpo d’occhio. Fa effetto, però, una dicitura, posta sulla bottiglia, già pronta anche per il mercato italiano: “birra doppio malto“, così come l’attuale legislazione italiana impone. “Doppio malto” …. per questa che si rivela una signora belgian ale, brassata con malto, luppoli hallertau, challenger, goldings e magnum di Vlamertinge, acqua pura della sorgente Amelberga e lievito. E’ l’incarnazione, questa birra, della classicità: solida, robusta, tradizionale. La perfezione della schiuma, cremosa, abbondante, impenetrabile, ad un certo punto, anche dal liquido, che forma un cappello che si sistema stabilmente due dita oltre il bordo del bicchiere. Una grande quantità di lievito che si trasferisce nel bicchiere al momento della sversatura, tale da renderla nettamente nuvolosa ed opalescente. Il trionfo del luppolo, luppolo classico, belga, senza molta fantasia ma con tanta tradizione; luppoli secchi, asciutti, abbastanza ruvidi, leggermente scostanti, siceramente rustici. L’alcool si sente, anche di più di quello che in realtà è (7% vol. alc.), in questa birra dal biondo aranciato, che mantiene a lungo un vivace perlage che sale dal fondo del bicchiere; il corpo è robusto, consistente, poco ruffiano e abbastanza impegnativo, per una birra che richiede di essere degustata e non trangugiata. Molto frizzante, parte, al palato, con belle note fruttate, assieme a tanto luppolo, vivace e battagliero; finisce robusta e consistente, con un amaro nettamente pervasivo. Buonissima, ancora, la mano produttiva di Johan Brandt; adesso aspettiamo anche la varietà produttiva. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7% vol.; ©Alberto Laschi

3 Responses to “La Smiske, gli Smisje e Facebook.”

  1. Buonarroti

    Sto ragazzo è un genio davvero. Prima trasforma una tipografia in un birrificio, poi prende una linea di produzione industriale (si può dire così?). Poi decide di ripescare alcuni tipi di birra precedenti inventandosi uno dei più affidabili sondaggi di marketing che si possano pensare…
    Non c’entra niente ma lo chiedo lo stesso. Ho letto poco fa del fatto che il luppolo pare contenga una sostanza che aiuta a prevenire i tumori: http://www.birragustonaturale.com/blog/?p=358

    Possibile?

  2. Buonarroti

    Grazie tante!
    Mi pareva un’esagerazione a dire il vero. E’ una notiziona!

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