De Koninck, e le due “nuove” del Toccalmatto, a Greve, alla spina

La presenza di Alessio “Allo” Gatti a Greve è stato il valore aggiunto: è sempre piacevole parlare con lui, sa le cose e non se la tira, ti spiega le sue “creature” con serietà e con una condiscendenza al minimo sindacale. Sono “sue”, ma le tratta con distacco e rispetto, te le descrive ma non te le “vende”, ti aiuta a comprenderle e ti prepara all’assaggio, lasciando a te tutto il resto. Poi, com’è logico, ha piacere di vedere che ti piacciono, dimostrando il giusto e doveroso orgoglio di chi vede premiato il proprio impegno e il proprio talento. Che è tanto, ma che lascia pubblicamente spazio anche al talento degli altri due compagni di avventura di Fidenza, al Toccalmatto, Bruno e Marcello, dei quali parla con il rispetto che si porta dovutamente nei confronti di chi condivide con te un pezzo importante di strada. Le due nuove creature di Toccalamtto, quindi, la Stria e la Zona Cesarini, la prima ispirata alla tipologia tedesca delle Kolsch, la seconda definita  “pacific IPA” in conseguenza dei luppoli usati. Due bellissime e buonissime birre, ognuna delle quali denota fantasia, eleganza e solidità produttiva allo stesso tempo.

Stria, alla spina

Fare una birra similKoelsch penso che non sia semplice: stanno tutti lì a guardarti, vista la nobiltà delle origini di questa birra e gli esempi produttivi tedeschi che sono lì a far bella mostra di sè. Il rischio è quello di fare una birra solo “peggiore” di quelle che ci sono sulla piazza, visto che quelle che ci sono possono vantare anni e anni di successo sul mercato. Ed Allo è stato ancora una volta più che corretto nel parlarne: non è una Kolsch “ufficiale” la Stria, perchè le Kolsch “certificate” le si possono fare solo a Colonia e dintorni. La tipologia birraria kolsch è infatti tutelata da una indicazione geografica protetta europea (IGP) e la sua produzione è regolamentata a livello locale dalla Kölsch Konvention, creata nel 1985 da un accordo tra fabbricanti di birra. Toccalmatto quindi non è diventato, con questa birra, il 25° birrificio “autorizzato” e “riconosciuto” per produrre questo tipologia di birra: 24 sono e 24 restano, tutti nella provincia di Colonia. La sua Stria è però davvero una bella koelsch, fatta nel pieno rispetto della tipologia, con l’utilizzo delle materie prime calibrato secondo le stringenti norme in materia: luppoli tedeschi, malto pils con una parziale aggiunta di frumento (meno del 25%), gradazione (4,8% vol. alc.) perfettamente nel range. Come perfettamente nel range è il colore, un biondo oro leggermente pallido, e la schiuma, fine e cremosa che ben si attacca al bicchiere e che protegge a lungo la birra. Bello l’aroma di malto, rotondo e screziato dal frumento, che le conferisce la giusta fragranza. I luppoli si fanno valere sia al naso che al palato, con un tono leggermente fruttato che la rendono ricca e varia. Non molto carbonata, regala freschezza e piacevolezza gustativa, rinforzate da un finale che prolunga con bella costanza tutto il buono che questa birra aveva già fatto assaggiare. Assaggiata alla spina; alc. 4,8% vol.; ©Alberto Laschi. (Una piccola curiosità: anche l’enciclopedico Ratebeer a volte prende abbagli: in questo caso presenta la Stria come una abbey dubbel …)

Zona Cesarini, alla spina

L’avevo già detto, ma lo ridico: le etichette del Toccalmatto sono veramente belle, ben curate e molto efficaci. Tanto di cappello a chi le fa (se non ho capito male lo studio grafico Gatti & Friends) e a chi ha scelto loro per farle. La label della Zona Cesarini ne è un altro esempio: un omaggio al Giappone perchè giapponese è il luppolo (Sorachi ace) che la caratterizza (scelto anche dalla americana Brooklyn Brewery per una sua nuova produzione della serie Brewmaster’s Reserve Series, commercializzata dal 1° Maggio scorso). Che non è il solo ad essere usato per questa India Pale Ale: c’è anche il poco usuale Pacific Gem, neozelandese, ed altri ancora (tenuti però rigorosamente “segreti”). Questa caratterizzazione legata a prodotti provenienti dal lontano Oceano Pacifico ha portato il produttore a particolareggiare ancor di più la tipologia di questa birra (un po’ come ha fatto Thornbridge con la su Kipling), classificandola come una “Pacific IPA“. E’ elegante, questa Zona Cesarini, nella quale il luppolo è stato aggiunto solo all’ultimo tuffo, in zona Cesarini appunto, subito prima della fermentazione. Elegante e fruttata, con una caratterizzazione olfattiva e gustativa del tutto esotica, con alcune note che ricordano anche bergamotto e altri agrumi. Bionda, relativamente meno velata rispetto alla Stria, ha schiuma un po’ meno fine e persistente, con una frizzantezza morbida ed equilibrta. “Acchiappa” molto al naso, elegante ma anche un po’ ruffiana, soddisfa molto il palato, a lungo impregnato delle note fruttate e luppolate che lo rendono, alla lunga, asciutto e pulito. Un’altra bella scommessa vinta, da quelli del Toccalmatto, che ad oggi può vantare un range produttivo che ha pochi eguali dalle nostre parti, con un evidente ed inconfondibile marchio di fabbrica: la passione per i luppoli. Assaggiata alla spina; alc. 6,6% vol.; ©Alberto Laschi

E per ultima, la De Koninck, sempre sull’orlo della vendita. E’ talmente all’ordine del giorno, questo argomento, in Belgio, che è diventato anche oggetto di scommesse. Sul sito di Unibet, infatti, si può puntare su chi, al 30 settembre p.v., sarà il proprietario della storica fabbrica di birra: Heineken è data 2-1, Duvel Moortgat e la stessa de Koninck 3-1, Alken Maes 25-1. Qualcuno insinua (simil-scherzosamente) che gli attuali proprietari potrebbero trarre anche un doppio guadagno da questa querelle: il primo derivato dalla vendita diretta, il secondo scommettendo su chi comprerà (tanto loro lo sanno già ….).

3 Responses to “De Koninck, e le due “nuove” del Toccalmatto, a Greve, alla spina”

  1. IINDASTRIA

    Ottima la zona cesarini. io la trovo davvero particolare e riuscita (altri pensano esattamente l’opposto) E assolutamente da lodare è anche l’etichetta

  2. In giro, per birre | inbirrerya

    […] gustative da tappare. Dopo essermi subito tolto il pensiero di assaggiare la sempre intrigante Zona Cesarini spillata a pompa, mi sono dedicato alla Stray Dog e alla Grooving Hop, le due birre di Toccalmatto […]

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