Fantome, nuovi arrivi in Birrerya

Due anni fa Dany Prignon ha festeggiato i suoi primi 20 anni … di vita brassicola, e ne abbiamo dato conto in un post nel quale lui stesso raccontava di sè  e  della propria scommessa lavorativa (e di vita). Scommessa che parte da Soy, nelle Ardenne valloni, zona di lingua francese nel sud-est del Belgio, ed arriva (si fa per dire) a Shelton Brothers, che ha aperto le porte dell’America a questo piccolo ma osannato produttore artigianale di birra. La Brasserie Fantome di Dany ha la propria sede in un modesto ma caratteristico casolare di campagna ai margini del piccolo villaggio di Soy, nel distretto di Marche-en-Famenne. Aperta nel 1988 da Dany (che già possedeva vari pubs nella zona, e lavorava per l’ufficio turistico della provincia) e da suo padre, con l’impianto di produzione, piccolo, dismesso dalla Brasserie D’Achouffe e da loro acquistato. Il nome della brasserie è legato alla leggenda di un fantasma (quello della principessa Berthe de La Roche) che apparirebbe nella zona di Durby (a La Roche-en-Ardenne, per la precisione) in vari periodi dell’anno, camminando in mezzo alle rovine del castello della cittadina stessa. Al di là del folklore locale, all’origine di questa attività imprenditoriale c’è stata la volontà di Dany di “animare” turisticamente la regione in cui vive, creando occasioni di ritrovo legate anche alla produzione brassicola, nella quale comunque eccelle. Ed eccelle “a modo suo”: prodotte in piccoli lotti e quindi dalla disponibilità molto limitata, le sue birre, quelle “stabili” e quelle frutto dei suoi innumerevoli e periodici esperimenti, sono ormai un oggetto di culto per gli appassionati (belgi e non) di birra artigianale.Ricercate perchè spesso “stravaganti”, comunque particolari, con gusti ed ingredienti sicuramente non banali. Dany infatti nel produrre, oltre ai 4 pilastri (acqua, malto, luppolo, lievito) classici usa spesso anche erbe aromatiche e spezie, senza tuttavia  far ricorso ad alcun tipo di additivo chimico: tutto questo fa sì che le sue birre siano in continua evoluzione (per usare un eufemismo) e spesso “variabili” (e anche questo, a volte, è un eufemismo).

Brise-BonBons

C’era già stata, sul catalogo di Birrerya, tre anni fa, questa saison robusta di 8° alcolici, e quindi la curiosità di riassaggiarla dopo così tanto tempo era notevole, tenendo conto soprattutto della capacità di Dany di “stravolgere” spesso i propri prodotti, anche quelli più tradizionali. Descritta sul sito di Shelton (e anche sulll’etichetta) con funambolici giochi di parole, presentata come la risposta definitiva per gli “esperti auto-nominati di qualunque cosa” e per “tutti coloro che sono convinti di fare qualsiasi cosa meglio di te“, questa bionda corposa e amaricante è solo e soltanto una bella birra, al di là delle (comprensibili) strategie di marketing. Rispetto al precedente assaggio, l’ho trovata molto meno rustica e terragna e molto più bitter, forse la Fantome più amaricante assaggiata fino ad oggi. Ricca però di un amaro che non disturba nè ostacola: un amaro diffuso, asciutto ed equilibrato, che regala sensazioni erbacee e  moderatamente fruttate, astringenti (limone, pompelmo) ma armoniche. Il malto le conferisce la corretta robustezza e rotondità, rendendola allo stesso tempo morbida, consistente ma anche asciutta e filante. La carbonazione decisa ed omogene aiuta in tutto e per tutto l’approccio gustativo, dopo che già l’olfatto aveva avuto le proprie belle soddisfazioni. Bello anche il colore, un biondo aranciato meno velato e carico della precedente versione; corposa e persistente la schiuma che permane a lungo. Una bella birra estiva, asciutta e rinfrescante. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8% vol.; ©Alberto Laschi

Fleur de Bomal

Un’altra saison della Fantome, ancora più particolare della Brise-BonBon: particolare per la sua “origine” (è stata brassata infatti per il gemellaggio fra il villaggio belga di Bomal e quello francese di Fleurie), particolare per la spezia usata nel suo confezionamento (l’origano). A dirla così (l’origano nella birra?) suona davvero strano,  e potrebbe far presagire all’ennesimo esperimento estremo della Fantome; quindi conviene dirlo subito, l’origano c’è, si sente, la caratterizza, ma non la estremizza. E’ particolare, ma molto, molto beverina, anche a dispetto di una gradazione alcolica non proprio irrilevante (8° alc.). E’ bionda, dalla schiuma fine e non molto persistente, a bolle relativamente grosse, e fin dall’aroma le note inconfondibili dell’origano si presentano evidenti; ma inserite in un contesto mediamente fruttato e astringente (anche qui limone, pompelmo, un citrico legegro e diffuso) che dà come risultato finale un buon equilibrio olfattivo. Meno effervescente della Brise, ha corpo un po’ più scattante e nervoso, con buone sensazioni legate al sapore di malto e frumento, di lievito speziato, di luppolo svelto e pulito. Si fa apprezzare anche per la corsa finale asciutta e lineare, che la rende fresca e rinfrescante. Un buon esperimento produttivo, molto meno estremo di quanto uno potesse temere. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8% vol.; ©Alberto Laschi

Lascia un commento