Una Chimera di … birra

Cinque birre prodotte regolarmente: Chimera (della quale parlerò qui di seguito, avendola assaggiata), Quadrohp (con quattro varietà di luppoli), una pale ale, Elderquad aromatizzata con fiori di sambuco, Honey Blonde (con fiocchi di mais e miele messicano) e Dark Delight, una brown ale;  sette birre stagionali (Maroonmaker Mild, Black Knight bitter, German Pale ale, Apple Blossom ale, Mad Hare, All Rounder, Honey Porter) e due birre extra special, Nelson’s Delight e Chocolate Orange Delight. Niente male (almeno nel numero) per questo birrificio inglese, la Dowton Brewery che ha solo 7 anni di storia alle spalle, tutti vissuti nella cittadina inglese di Downton, nel Wiltshire (la regione dove si trova , fra l’altro, Stonehenge), dal 1992 “casa” di un’altra famosa brewery artigianale inglese, la Hop Back Brewery. E la storia, seppur breve, di questa birreria si snoda proprio attraverso il legame che la Downton ha con la Hop Back, che ad oggi distributrice di ancora il 50% dei prodotti della Downton. La storia inizia, come dicevo prima, nel 2003 ed ha come principale protagonista Martin Strawbridge, che si è avvicinato al mondo della birra lavorando presso il laboratorio tecnico della brewery Fuller’s a Chiswik, per poi trasferirsi, nel 2003, a Downton dove ha passato sei mesi di formazione nella fabbrica della Hop Back. Affittando, in un primo tempo, parte degli impianti della Hop Back, e poi ampliando i propri, Martin ha cominciato a produrre in proprio, e  si è pian piano ritagliato un ruolo non di secondo piano fra i produttori inglesi artigianali di birra, tanto che il CAMRA gli ha messo presto gli occhi addosso. L’obiettivo che Martin si sta attulamnete prefiggendo è quello di sganciarsi ancora di più dalla rete commerciale di Hop Back, per anni suo unico grossista/distributore, allargando i propri orizzonti commerciali, anche attraverso una maggiore penetrazione nel circuito dei pubs. In  Italia le su birre sono attualemnte imporatte e distribuite da Ales & Co di Lorenzo Fortini, che svolge uno splendido lavoro di promozione birraria di qualità, tutta proveniente dal mondo anglosassone.

Chimera I.P.A.


Finalmente una IPA inglese che si fa notare e ricordare (almeno fra quelle che sono riuscito a reperire), molto più di carattere e caratterizzata rispetto all’ultima assaggiata. Non è un caso che  faccia bella mostra di sè sull’etichetta l’ambito logo del CAMRA che recita “CAMRA says this is Reale Ale“, marchio inconfondibile di qualità e rispetto della traduzione produttiva inglese; presenti pure sull’etichetta molte altre utili (per il consumatore) informazioni, comprese quelle legate alle materie prime utilizzate: acqua della valle di Avalon, malto Maris Otter, mais, luppoli East Kent Golding, Pioneer e Fuggles.  Animale di fantasia, la chimera ha corpo di capra, testa di leone e come coda un serpente, ed era considerato nell’antichità l’incarnazione e l’esemplificazione di una sommatoria di vizi: perfidia (serpente), lussuria (capra), violenza (leone). A dispetto del nome, non è una birra multiforme e/o poliedrica, ma solidamente ancorata ad una modalità classica di produrre. Caratterizzata da un bel colore biondo aranciato, nettamente velato per  la non filtratura  e la presenza di lieviti che nella sversatura finiscono nel bicchiere, la birra dà vita ad un enorme cappello di schiuma, finissima, compatta e cremosa, che permane molto molto a lungo. Ha un naso fresco, estremamente luppolato, che però permette anche al malto di mettere un po’ fuori la testa. Luppoli freschi, dicevo, fragranti, mediamente resinosi e nettamente agrumati ne caratterizzano aroma e gusto, con palato e lingua nettamente condizionati da questo amaricante pervasivo. Non azzanna come molte IPA americane oversize, ma mordicchia comunque in maniera puntuta, questa Chimera, splendidamente beverina, grazie ad un corpo veramente rotondo e ad una equilibrata effervescenza. Corretta la percezione dei suoialcolici, molti per una inglese, ma giusti per una IPA, che la ditta produttrice mette consapevolemnte in competizione con la Greene King IPA e la Deuchars IPA per la classifica fra le migliori IPA inglesi di oggi. Non conosco nessuna delle due birre menzionate, posso solo dire che la Chimera è  birra da bere e da ri-bere. Assaggiata in bottiglia (scura, finalmente) da 0,50; alc. 7% vol.; ©Alberto Laschi

4 Responses to “Una Chimera di … birra”

  1. INDASTRIA

    Bevuta proprio ieri, mi ha colpito molto favorevolmente. Di certo non mi aspettavo una ipa aggressiva come le americane, come giustamente dici, ma si difende bene comunque. Il luppolo si sente molto in aroma, al palato più da amaro.
    Una birra molto equilibrata e da bere varie volte.

  2. Alberto Laschi

    Sei arrivato alle mie stesse conclusioni: “da bere e da ri-bere”, era da un po’ che non bevevo una “inglese” che mi desse queste belle soddisfazioni (le Brewdog sono scozzesi …)

  3. Alessio

    Ho bevuto le Downton in lungo e largo all’Ines Pub di Nibionno durante l’anno delle Real Ale (che quest’anno è durato più o meno da inizio novembre a inizio giugno). Molto beverine, alcune abbastanza godibili, altre tutto sommato deludenti (Quadhop). Non mi sembra di aver mai trovato/provato la Chimera, ma potrei ricordare male.

  4. Alberto Laschi

    La Chimera sono riuscito ad acquistarla ad Eataly di Bologna, assieme ad un altro paio di Meantime e alla gamma quasi completa di Brewdog

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