Per prima, quella più articolta, di news, specchio di un mondo produttivo (gli USA) altrettanto articolato e ricco di ricerca, inventiva, innovazione. Beernews, miniera come sempre ricca di informazioni, fra le sue ultime news riportava quella che si riferiva ad una particolare birra, la Odell Deconstruction, una Golden Ale per la quale i birrai americani si sono ispirati niente po po’ di meno che al filosofo francese Jacques Derrida e alla sua teoria della “decostruzione“. Capofila del movimento filosofico chiamato appunto Decostruzionismo, Derrida si ispira ad Haidegger e alla sua Destruktion dei concetti della metafisica, prefiggendosi l’obiettivo e la necessità di “operare un confronto serrato con i testi e gli autori della filosofia occidentale, nell’intento di mettere in luce i presupposti impliciti, i pregiudizi nascosti, le con
traddizioni latenti della cultura e del linguaggio che non troppo consapevolmente tutti noi “abitiamo”. Quelli della Odell Brewing affermano di aver trasferito questa metodologia di ricerca filosofica nel proprio campo, quello birrario, mantenendo inalterarti spirito e anima del concetto. Cercando di spiegare in maniera molto semplificata ciò che hanno fatto, i birrai, in pratica hanno dato vita ad una birra, la Odell Deconstruction Golden Ale, riassemblando in essa il risultato produttivo di quattro precedenti “birre/pilota”, tutte derivate da una birra “primigenia”, “decostruita” (a partire dal 2009) attraverso passaggi produttivi diversi (cambio di malti, cambi di lieviti, invecchiamento in botte, inoculazione di bretta). Il risultato finale (imbottigliato in 5.000 esemplari) è un blend (che è, in questo caso, l’equivalente brassicolo del processo filosofico di ricostruzione), composto (come lo si desume dalla label stessa della birra) da parti percentuali diverse della birra ricavata dai vari passaggi. Non c’è che dire: l’hanno presa un po’ larga, e comunque non si può certo affermare che il mondo dei birrai sia privo di cultura …
Scendendo un po’ più rasoterra, è stato reso pubblico il risultato dell’indagine che la Makno ha svolto per Assobirra a riguardo del consumo della birra in Italia nel 2010. Il risultato è quasi “storico”: al ristorante la birra supera il vino,
visto che la ordina il 20,6% degli italiani (contro il 18% che ordina “ancora” vino). La birra viene consumata più o meno abitualmente da 30 milioni di italiani, la metà dei quali la beve una o più volte la settimana. Le più amate dagli italiani, sempre secondo l’indagine, sono ancora le bionde, pils e lager, seguite dalle birre di frumento; la maggioranza dei consumatori ha i suoi stili preferiti, conosce il prodotto in sè e la storia produttiva, è informata, sceglie anche il bicchiere specifico ed è in grado anche di versarla correttamente (mah …). Poi però si scopre anche che 2 italiani su 10 bevono la birra direttamente dalla bottiglia (a me sembrano anche di più, molti di più).
Il Belgio e Achouffe. E’ noto a (quasi) tutti color che apprezzano i prodotti di questo famoso birrificio belga che la fabbrica si trova nel minuscolo paesino di Achouffe, il cui codice postale è 6666. Numero emblematico, tanto che
“furbescamente” i produttori belgi hanno rimesso sul mercato (con un restayling della confezione) la loro già famosa Bock 666 , che era sparita dagli scaffali da un po’ di tempo. Non contenti, se ne sono “inventati” un’altra: nell’imbottigliare, come fanno ogni anno, le magnum da 1,5 lt di Big Chouffe, si sono accorti che il contatore delle bottiglie si stava “pericolosamente” avvicinando al fatidico numero 6666. Detto, fatto: si sono inventati lì per lì una serie limitata (a 666 bottiglie) di Big Chouffe celebrative della cifra complessiva raggiunta, con il numero 6666 bene in evidenza sulla facciata serigrafata della bottiglia. I collezionisti (e i fanatici) sono già a caccia di quello che resterà delle 666 bottiglie così confezionate, quelle messe in vendita direttamente al negozio annesso alla fabbrica, visto che la maggior parte di esse sarà regalata dal birrificio stesso ad uno stretto numero di consumatori “storici”.
Due segnalazioni, che fanno piacere a noi di Birrerya, ma che pensiamo siano anche un bel segnale per il movimento birrario di qualità italiano. Due blog birrari al di fuori dei nostri confini, molto seguiti, il pellegrino assetato (Thirsty pilgrim) e il nordico Knut Albert (più volte da noi citato), hanno dedicato entrambi un post al “nostro” (e vostro, di voi che ci siete venuti a trovare in tutti questi anni) Villaggio Della Birra. Lo ripetiamo, sono cose che fanno piacere; ma sono anche il segnale che un “prodotto” di qualità non può non suscitare, alla lunga, che attenzione e curiosità.
L’ultima notizia, che non è una notizia, ma una foto. Finiti i mondiali di calcio, ho scovato (meglio tardi che mai) qual è l’unico modo di usare nella maniera meno urticante possibile quello strumento altrimenti odioso (e che ci ha perseguitato per tutto questo tempo televisivo) che risponde al nome di vuvuzela, questo:


[...] dei belgi nel 68% dei casi, la birra è invece passata dal 18% del 2007 al 24% del 2009, confermando un trend riscontrabile anche in Italia. Altro aspetto importante dell’intero comparto produttivo birrario belga, è la sua forte [...]
[...] chiamata The end of the story. Già ci avevano provato gli americani a tirar dentro i filosofi (la Odell Deconstruction con Jacques Derrida), adesso è il turno degli scozzesi del Brewdog, che danno alla loro ultima provocazione birraria [...]