Un’ Anchor … a di salvezza

La classicicità di una birra, che ha fatto la storia della produzione artigianale americana, la Liberty Ale, una vera e propria “ancora” di salvezza in questo caldo. Birra che fa parte della storia della Anchor Brewing di San Francisco (nella zona di Potrero Hill), che inizia nel 1854, quando il birraio tedesco Gottlieb Brekle arrivò a San Francisco, nel periodo della corsa all’oro, e cominciò a produrre birra, in maniera del tutto artigianale, ma comunque significativa. Il birrificio così come oggi è conosciuto vede ufficialmente la luce nel 1896, quando un altro tedesco, Otto Schinkel, lo rilevò dalla vecchia proprietà.  Completamente distrutto da un incendio, in seguito al terremoto del 1906, il birrificio fu ricostruito l’anno seguente, poco distante dalla sua originaria posizione. Dopo gli anni del proibizionismo, periodo del quale non si hanno molte informazioni, chiuse i battenti nel 1959, stroncato dalle preferenze dei consumatori, che prediligevano le lager chiare dei birrifici commerciali dell’epoca. Riaprì l’anno seguente ma, a causa dei problemi economici che si trovava ad affrontare, si costruì attorno una cattiva reputazione, dovuta alle birre di non gran qualità che produceva e alle pessime condizioni sanitarie dei propri impianti di produzione. Nel 1965 quel che restava della Anchor fu rilevata (per il 51% del capitale, sborsando poche migliaia di dollari) dall’attuale proprietario Frederick Louis Maytag III (che aveva ereditato un vero e proprio impero economico nel settore delle lavatrici), che salvò la ormai vetusta fabbrica di birra da un inevitabile fallimento (in cassa erano rimasti solo 128 $). Pochi anni dopo Frederick Maytag perfezionò l’acquisto rilevando il restante capitale sociale. Una delle prime nuove birre prodotte fu la Anchor Steam tipico esemplare dello stile Californian common Lager: una birra particolare, raffreddata in tini di fermentazione poco profondi, con lieviti lager che lavoravano però a temperatura da alta fermentazione. Da allora il range produttivo delle birre si è notevolmente allargato, fino a comprendere le attuali 10 birre “stabili”. Dal 1993 la Anchor ha aperto, accanto al birrificio, una distilleria. E’ notizia dell’Aprile scorso della cessione da parte di Fritz Maytag della proprietà della Anchor ad un gruppo finanziario di san Francisco, The Griffin Group, coinvolto anche nell’ampliamento produttivo del birrificio scozzese  Brewdog.

Liberty Ale

La Liberty Ale, dicevo, messa sul mercato per la prima volta il 18 Aprile 1975 a distanza di  200 anni pari pari dall’impresa che l’americano Paul Revere aveva compiuto due secoli prima. In quella data, infatti, era corso, a cavallo, da Boston a Lexington per annunciare l’imminente arrivo dell’esercito inglese. Questo episodio diede il via alla Guerra americana d’Indipendenza, da cui scaturì l’affrancamento da parte degli Stati Uniti nei confronti dell’Inghilterra. Birra celebrativa dunque, e birra stra-celebrata e stra-recensita ovunque. Io lo faccio un po’ in ritardo, rispetto a tutti gli altri, dicendo subito: “che cosa mi sono perso!“. Nel senso che se l’avessi agguantata prima, non me la sarei mai fatta mancare nella mia cantina (come succederà da ora in poi). Una APA che rasenta la perfezione (98 su 100 di rating le riconosce Ratebeer sulla la bellezza di 1809 votazioni/recensioni), la cui nascita “tecnica” sembra possa essere fatta risalire ad un “pellegrinaggio birrario” di Maytag a Londra, alla Young’ Brewery. L’impostazione però è perfettamente made in USA, con un tocco di classe che pochi possono vantare: luppolo tenace e raffinato, un Cascade fantasioso e fantastico, mai monocorde.  Un bel colore dorato con tiflessi aranciati, una fantastico cappello di schiuma fine e cremoso, molto stabile e assai durevole; un perlage fine ed insistito. Il naso è conquistato dal luppolo citrico e floreale: non ce n’è un grammo di meno nè uno di più rispetto alla giusta dose. Calibrato e “scialato” alla perfezione. Anche le papille gustative “si rifanno la bocca”: una amarezza diffusa ed omogenea, delicata e allo stesso tempo decisa, pervasiva ed intrigante, tutta tessuta attorno ad un corpo rotondo e scattante. Il risultato è quello di una freschezza ed equilibrio quasi assoluti, con una capacità dissetante che ha pochi eguali. L’alcolicità relativa (“solo” 5,9° alcolici) e una frizzantezza ad hoc la rendono indispensabile per affrontare la calura estiva. Da non farsela (mai ) scappare. Assaggiata in bottiglia da 0,355; alc. 5,9% vol.; ©Alberto Laschi

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