Brewdog e tre belle inglesi (da supermercato)

Tanto per cominciare, Brewdog: è notizia di 4 giorni fa della nuova collaborazione fra i “nostri” amici del Brewdog e Mikkeller: dopo la loro prima birra “comunitaria”, la Divin Rebel, una barley wine da poco riproposta, i due birrifici più trendy del momento annunciano una nuova birra brassata in comune, la I Hardcore You (come si desume dalla label), una Double IPA di 9,5% vol. alc. ottenuta “pompando” ancora più luppolo nella Hardcore IPA degli scozzesi. Si sospettano però anche altri magheggi produttivi, conoscendoli …

Ritorno su una “modalità postativa” che avevo iniziato un po’ di tempo fa; dopo aver paralto delle “artigianali” italiani nella grande distribuzione e del Belgio artigianale (o presunto tale) presente sugli scaffali della GDO, vorrei dire qualcosa sulle birre inglesidi qualità” che, ogni tanto e in numero relativamente limitato, fanno anch’esse capolino nella GDO nella corsia, di solito, dedicata alle “birre speciali“. L’Inghilterra, birrariamente parlando, ha un grosso limite/problema, per noi: il costo. Sono birre mediamente più care di tutte le altre (quelle tedesche, al confronto, te le tirano veramente dietro …), visto che ancora la sterlina è relativamente apprezzata rispetto all’euro. Questo fatto, tenendo conto che siamo nella GDO e che quindi anche le modalità di spesa dell’utente finale sono in questo senso caratterizzate, alla lunga può rappresentare un limite, soprattutto nel ricambio delle birre stesse: mi immagino che, stando di più sugli scaffali, le birre inglesi presenti facciano un po’ da “tappo” rispetto ad un più accellerato turn-over. Premesso questo, devo dire che però mi sono imbattuto ultimamente in tre-quattro prodotti niente male, meritevoli di acquisto e considerazione.

Per prima la Old Specklen Hen (originariamente) prodotta dalla Morland’ s Brewery di Abingdon. Brewery fondata nel 1711, finchè è rimasta aperta  è stata la seconda per importanza tra gli storici produttori indipendenti inglesi; poi nel 2000 è stata acquisita e chiusa dalla Green King, e la produzione è stata spostata a Bury St. Edmund. Il nome curioso di questa birra (letteralmente vecchia gallina chiazzata), prodotta per la prima volta nel 1979, è dovuto ad una vetusta automobile della MG che, fatta restaurare e dipingere a pois neri e giallo oro dall’azienda, circolava per le strade della cittadina promuovendo le birre prodotte localmente. E’ birra “celebrativa”, nel senso che la stessa MG cars (che aveva la propria sede anch’essa ad Abingdon) la commissionò alla Morland nel 50° anniversario della sua apertura. Di colore ambrato chiaro, 5,2° alcolici ben portati, e con una schiuma cremosa, offre al naso profumi lievi di malto e di lievito che ricordano la crosta di pane. Spicca anche il luppolo inglese con note decise di foglie secche, molto eleganti. In bocca è una classica ale: morbida e maltata con l’abboccato del malto in evidenza, che suscita un ricordo di miele, mandorla e caramello. Bella e “giusta” la  struttura generale di questa birra, che sviluppa nel finale, abbastanza lungo ed equilibrato, note secche ed astringenti senza per questo diventare eccessivamente amara. Birra che risulta essere decisamente piacevole e beverina.

La seconda birra è la Abbott Ale della Green King, brewery indipendente (la più grande in mani private in UK) aperta nel 1799 a Bury St. Edmund, nell’Est Anglia, specificatamente nel Suffolk. Fondata da Benjamin Green (bisnonno dello scrittore Graham Green) e dai suoi due fratelli, ha ultimamente messo in atto una aggressiva politica di acquisizioni (Morland nel 1999Ruddles e Ridley’s nel 2005, Belhaven sempre nel 2005 e Hardys & Hansons nel 2006) che ha suscitato in patria molte critiche, anche da parte del CAMRA. La birra con l’abate rappresentato sulla label (creata nel 1955, al momento del “lancio” della birra) prende il nome, appunto,  dall’ultimo abate  di Bury St. Edmund; il modello al quale l’artista si ispirò fu un vecchio ritratto di Herbert Henry Asquith, primo conte di Oxford. Una bella premium bitter, dalla spuma fine abbondante e  abbastanza persistente, bello il colore ambrato brillante, ben sviluppati i alcolici. Al naso si apre con buoni sentori fruttai, gradevoli e abbastanza eleganti. Al palato non è particolarmente astringente, rivela le sue note decisamente fruttate, la sua frizzantezza non molto marcata e il corpo rotondo e snello. Finisce abbastanza lunga, decisamente morbida e gradevole. Il gusto è il risultato di una lenta fermentazione naturale a temperature moderatamente elevate.

La terza birra è la Spitfire della Shepherd Neame Brewers, di Faversham, la più antica fabbrica di birra in Inghilterra a non aver mai interrotto la propria attività, iniziata ufficialmente nel 1698. Produttore di vino oltre che di birra, la fabbrica è situata al di sopra di un pozzo artesiano che le fornisce acqua da sempre, nel cuore dell’East Kent. Già nel XII secolo i monaci cluniacensi erano attratti dall’acqua di Faversham, ottima , lo si scoprì, per produrre la birra. Nel XVI secolo, su 250 attività commerciali presenti in questa città, 84 erano riferite alla produzione della birra. Attualmente la fabbrica adopera ancora parte di attrezzature a vapore risalenti al secolo scorso e botti di teak senza corteccia per l’infusione del malto risalenti al 1910. La Spitfire è una bitter ale di 4,7° alcolici, ambrata, che prende il nome dagli aerei inglesi che partivano dalle basi del Kent durante la battaglia d’Inghilterra; ed infatti questa birra si iniziò a produrre nel 1990, in commemorazione del 50° anniversario della battaglia stessa. Condizionata in bottiglia e luppolata a secco con East Kent Goldings, ha   schiuma fine, non molto abbondante, di persistenza abbastanza buona e dalla media aderenza. Aroma fresco di luppolo con note di caramello e leggera crosta di pane, su un sottofondo di malto. Il luppolo si ripresenta potentemente nel gusto, anche se non domina completamente; corpo vivace e secco con note di miele e caramello per un finale secco ancora di luppolo. Buona la corsa finale, con amaro persistente ma non eccessivamente astringente.

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