La bottiglia della quale abbiamo “abusato” con alcuni amici, giusto ieri sera, era del 1998, con su ancora il logo della HORAL; il contenuto era la risultante di una magia produttiva di due maestri, Armand Debelder della 3 Fonteinen e Willem Van Herreweghen
della DE CAM ; il rating complessivo di questa meraviglia su ratebeer è di100 su 100. Non è una birra e basta, ma un vero e proprio monumento all’arte birraria: lo testimonia il fatto che bevuta adesso, a 12 anni dalla data del suo imbottigliamento, conserva inalterate freschezza, eleganza, complessità, originarietà. Imbottigliata in sole 5.000 bottiglie serigrafate da 0,75, la Millennium Geuze, perchè di questa birra si sta parlando, è il regalo che due fra i più valenti produttori di lambic dello scorso secolo/millennio hanno voluto fare a se stessi e al nuovo millennio che stava per arrivare; e l’hanno fatto unendo in un solo blend due fra i propri migliori lambic, dopo averli fatti maturare per tutto il tempo necessario nelle proprie vetuste e preziosissime botti. Della 3 Fonteinen e del suo mentore ne abbiamo più volte parlato in passato, del suo incidente di percorso e della sua “nuova vita” produttiva. Meno noto ma altrettanto bravo e competente è Willem Van Herreweghen, della DE CAM, birrificio membro a pieno titolo della HORAL (Hoge Raad voor de Ambachtelijke Lambikbieren cioè Alto Consiglio per le birre lambic artigianali). Nata nel 1997, di questa associazione facevano originariamente parte nove produttori di lambic del Pajottenland,; scopo principale di questa associaqzione è proteggere la tradizione produttiva della gueuze, che prevede l’utilizzo di s
olo 100% lambic, senza filtrazioni, pastorizzazioni e aggiunte di sciroppi o succhi di frutta. Aperta “ufficialmente” proprio nel 1997, la DE CAM (che viene definita non brouwerij ma guezestekerij) vede in Karel Goddeau la figura del fondatore e animatore. Alloggiata negli edifici del Consiglio comunale di Gooik (noto fin dal 1515 con il nome di Des Heeren Landcamme, dove cam è un antico termine olandese riferito ad una birreria), il birrificio possiede 45 botti, tutte da 1.000 lt. ciascuna, appartenute alla pregiatissima fabbrica di birra ceca Plzeňský Pradroj (Pilsner Urquell), dove viene fatto maturare il lambic.
Fino ad ora un po’ di storia, e la carta d’identità dei due produttori. Venendo al “prodotto” in sè e per sè, devo subito dire che la prima cosa che mi ha stupito è stata la schiuma, meglio, la vivacità
della schiuma, che dopo tutti questi anni, una volta sversata la birra nel bicchiere, si è sviluppata in maniera quasi “esplosiva”. Fine ma non finissima, dalle bollicine ben definite, croccante e scoppiettante: perfetta ed invitante. Come perfetto è il colore di questa gueuze d’annata: un giallo dorato, netto limpido, con nessun tipo di impurità. L’anzianità, forse, le ha un po’ smussato i possibili angoli, ma l’aroma che subito arriva netto e pulito al naso è ancora molto, molto ben definito e caratterizzato. Poco di vinoso, un leggero acidulo, e poi l’esplosione di un fruttato citrico e astringente, pulito e ripulente. Ricorda un po’ il pompelmo, assieme agli aromi tipici di un lambic/gueuze (cantina, polvere, un leggero muffato, il tutto relativamente rustico). Al palato si rivela per quello che poi deve essere: una birra che è davvero simile ad uno champagne, nella sua variante acidula. Ha un corpo rotondo e non esile (sono pur sempre 7° alcolici), ma estremamente beverino, al quale non si riesce ad opporre “resistenza”. Ti aspetti l’acidulo e l’astringente, arriva l’asciuttezza e la pulizia, veicolata da una carbonazione ancora efficacissima e persistente. Enorme la capacità di asciugare lingua e palato, pressochè perfetta nel lasciare un’immagine di sè convincente ed appagante. E’ tanto il doverlo dire, ma è davvero la perfezione, nel suo genere. Finisce così come inizia, cioè elegante, armoniosa ed altera, come si conviene ad una birra storica (e già entrata nella storia). Bevuta come aperitivo, accompagnata da bicchierini di gorgonzola e pere, che la birra “porta via” che è un piacere. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7% vol.; ©Alberto Laschi.

Caro Alberto,
con senno di poi e dopo aver letto queste tue ulteriori specifiche sono davvero onorato di aver gustato quella vecchia cara bottiglia di Geuze che ha fatto da apripista ad una cena altrettanto meravigliosa.
Una birra così aveva bisogno della “compagnia giusta” …