La notizia l’avevo anticipata non molti giorni fa, adesso anche il sito ufficiale dell’abbazia cistercense olandese di La
Trappe riporta il comunicato ufficiale, con tanto di “foto ufficiale”. E’ quindi sul mercato la prima birra trappista biologica, la Trappe Puur, una bionda di 4,7° alcolici, non filtrata. Per la “biologicità” di questa birra sono stati fatti tutti i passi necessari, a livello di certificazioni, il tutto sotto il controllo dalla società di certificazioni olandese Skal. Sono stati impiegati luppoli coltivati biologicamente, acquistati direttamente dai coltivatori, e la birra è stata prodotta facendo ricorso a tutta la tecnologia “verde”, rispettosa dell’ambiente e delle persone che da tempo il birrificio olandese mette in atto. Per chi si trovasse da quelle parti, sia questa birra che la Trappe Quadrupel Oak Aged saranno ufficialmente presenti al Brugs Bier Festival del prossimo settembre.
E’, la guida Eurhop!, in vendita anche su Birrerya.com, nella sezione libri dedicati al mondo birrario. Ma non è per questo che ne parlo bene, cioè per incentivarne la vendita. Ne parlo, e bene, perchè questa guida è veramente ben
fatta. Doverosa, ma chiara e corretta la dichiarazione d’intenti che fa da cappello all’intero pamphlet, nella quale si “certifica” che Eurhop! racconta l’Europa attraverso il filo conduttore della cultura birraria, perchè si possano cogliere le differenze tra i vari paesi e le unicità che ognuno di questi presenta, e che Eurhop! è un compagno di viaggio per l’appassionato di cultura brassicola e per il turista curioso ed assetato, e rappresenta anche un piccolo compendio in cui sono raccontate e descritte le birre artigianali d’Europa che potrete trovare anche nel pub sottocasa o nel beer shop di fiducia. E’ un bello strumento, questa guida, che offre sì nozioni, ma anche indicazioni: quali sono i posti dove si “beve meglio”, ma anche come ci si fa ad arrivare (dall’Italia), quali mezzi e/o compagnie di trasporto (aerei o ferrovie) privilegiare, dove poter alloggiare e/o dormire in posti per tutte le tasche. Quindi non più solo il passaparola fra appassionati, che per organizzare i propri tours birrari spesso si affidano ai pionieri che li hanno preceduti negli stessi luoghi: dati, indirizzi, siti internet, tutto per aiutare anche il fai da te. Non è un doppione, questa guida, di qualcosa che c’era già: è proprio una novità, utile, della quale si sentiva la mancanza. Ampia e curata la parte storico/degustativa, le migliori penne al servizio dei viaggi birrari “necessari”. Una piccola/grande soddisfazione, per noi di Birrerya, il trovare a pag. 278
della guida stessa la raccomandazione a visitare il “nostro” pub, il TNT pub, “tempio della birra belga con un portfolio straordinario e proposte esclusive [...] dove si svolge ogni anno l’imperdibile festival del Villaggio della Birra”. Kuaska e i suoi “informatori” hanno così voluto dare un riconoscimento “ufficiale” ad una realtà viva e attiva dal 1994 in quel di Buonconvento, la terra del Brunello (conviene sempre ricordarlo), che ha dato da bere a tanti, senza darla a bere a nessuno.
Due, veloci, parole, sulla discussione Salone del Gusto 2010 sì/Salone del Gusto 2010 no che in questi giorni vede impegnati molti apapssionati ed operatori del settore su alcuni dei principali siti di informazione birraria ( MoBI e Cronachedibirra). Il “motivo del contendere” è la decisione degli organizzatori di non dare più vita alla “Piazza della birra” come nella precedente edizione, e di
distribuire i birrifici artigianali presenti negli spazi dedicati alle relative regioni di appartenenza. Molti non sono convinti della giustezza di questa decisione, altri ci vedono dietro un progetto ancora più ampio teso a privilegiare i “soliti noti”. Non ha aiutato a stemperare i toni e chiarire il quadro la risposta ufficiale di Alberto Farinasso, dell’Ufficio Eventi Slowfood, articolata ma redatta con toni un po’ piccati. Noi di Birrerya c’eravamo nella scorsa edizione del Salone Del Gusto, con il nostro stand posto vicino al bunker (altro che piazza …) dove i birrifici artigianali italiani erano stati “rinchiusi”. L’esperienza che ne abbiamo ricavato non è stata del tutto positiva, sia perchè la collocazione logistica ci è sembrata del tutto errata (la nostra e la loro, quella dei birrifici), sià perchè il trattamento che era stato riservato dagli organizzatori al “pianeta birra” non era
stato omogeneo, visto che di birra (quella più “ordinaria”) ce n’era tanta in giro, e piazzata spesso in posizione strategica (dal punto di vista commerciale). A chi rimpiange la piazza (io ripeto, il bunker) della scorsa edizione vorrei ricordare lo scontento che era serpeggiato fra i birrai stessi due anni fa, magari espresso solo a voce bassa; a chi critica la disposizione futura fra gli ambiti regionali sento di dare il mio appoggio, perchè il concetto di territorialità si applica ancora imperfettamente alla produzione birraria artigianale italiana. La “terza via”? A me era piaciuta tanto l’idea primigenia della “via della birra” ….
[...] incontrare. Molte le perplessità che avevano precedeuto il Salone (evidenziate anche in questo post), legate al "nuovo" criterio con il quale i vari birrifici artigianali italiani si sono [...]