Due italiane, tipiche, ma diverse (fra di loro)

Molto spesso, quando glielo chiedono, Kuaska, dall’alto della sua esperienza/conoscenza e della sua assidua frequentazione con il mondo produttivo dei birrifici artigianali italiani, è solito affermare che quattro sono le “tipicizzazioni” più ricorrenti fra le birre prodotte in Italia (a proposito, il contatore ufficiale delle birre recensite su microbirrifici.org è arrivato a 1703 …). Lo ha ricordato, ultimamente, in una sua intervista alla rivista Il Mucchio Selvaggio, nella quale le elenca in maniera precisa e puntuale:

  1. birre alle castagne
  2. birre al farro, e ad altri cereali locali
  3. birre alla frutta del territorio
  4. birre legate al mondo del vino, barricate, con lieviti da vino e con mosto di vino

Le due birre che mi sono capiatte sottomano (e che mi sono prontamente scolato) in questi giorni appartengono ciascuna ad una delle categorie sopra elencate, e precisamente: la Jadis di Toccalmatto che è legata, nel suo modo di essere brassata, al mondo del vino e la Baccanale del Birrificio degli Archi, appartenente alla categoria “birra alla castagna“, seppure nella variante legata all’impiego non del frutto ma del miele (di castagno).

Jadis, Toccalmatto

Il nome “affibbiato” a questa birra è impegnativo; Jadis è un personaggio della saga de Le cronache di Narnia, scritta da C. S. Lewis, ed è prima la Regina malvagia della città di Charn, poi diventa Strega Bianca appena preso il comando del regno di Narnia, che governa nel gelo più assoluto. Figlia di un demone, ha molti poteri, una forza sovrumana e una bacchetta magica con cui pietrifica i nemici; è anche in grado di uccidere tutti gli esseri viventi con la sua “parola deplorevole” e può creare inverni eterni senza Natale. A meno che il nome non sia una pura creazione di fantasia (in questo caso mi scuso in anticipo della “cantonata” presa), il “modello” a cui si ispira questa birra è impegnativo, come impegnativa è essa stessa, ricca e variegata. E’ una double blanche invernale (come la Jan de Lichte) prodotta con malti d’orzo e grano, fiocchi di frumento, luppoli Cascade e Goldings e mosto d’uve di Fortana del Taro, vitigno conosciuto anche con il nome di Uva d’Oro. Berla da una sensazione estremamente piacevole, che dura a lungo: è ben fatta, fantasiosa ma solida, leggermente tannica e riccamente speziata. Ha un bel colore aranciato, mediamente velato e un bellissimo e abbondante cappello di schiuma, che protegge a lungo il liquido. Sia al naso che al palato, oltre alle screziature luppolate e alla speziatura tipica di una blanche, emerge netto, durevole e apprezzabile, il sentore vinoso, meglio, dei tini di vino, che conferisce alla birra un  carattere “legnoso” pregiato e pulito. Finisce asciutta, pulita e un po’ rustica, estremamente dissetante. Ancora quelli del Toccalmatto non ci hanno detto cosa porteranno la Villaggio, ma spero vivamente che la Jadis sia presente …. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi

Baccanale, Birrificio degli Archi

Il birrificio ha aperto nel 2008 a Viareggio, in Versilia, dopo un anno di esperimenti e di preparazione tecnica da parte degli otto homebrewers, che si sono messi insieme per dare vita a questa esperienza produttiva. Il logo del birrificio è ispirato all’antico acquedotto che passava nelle vicinanze dell’agriturismo nel quale gli otto di cui sopra davano vita ai primi esperimenti produttivi. La Baccanale (il cui nome intende rendere omaggio alla tradizione festaiola della cittadina versiliese) è una delle cinque birre attualmente prodotte (le altre sono l’Ossessa, una stout, l’Elicrisia, una blanche, la 1701, una kolsch, e la Regia, una scottish ale). Tecnicamente è una birra che intende ispirarsi alle bitter ale inglesi, e che fra gli ingredienti annovera il miele di castgano, oltre al marzo d’orzo, a quello di frumento e al luppolo in fiore. Devo dire che in questa birra non ho trovato nessun difetto: bello il colore, corretta la schiuma nella sua evoluzione, deciso e definito l’aroma, rotonda e abbastanza beverina, con una netta sensazione amaricante. Ci tengo a dirlo. Ma il miele di castagno proprio no, non mi piace, e questo è un mio limite. La connota un po’ troppo massicciamente, con un amaricante alcolico e non luppolato, che alla lunga satura (la mia testa e il mio palato). E’ un po’ l’effetto che mi fanno tutte le birre con la castagna fra gli ingredienti, alla lunga (mi) stuccano, con buona pace dei numerosi produttori italiani di questa tipologia birraria. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 5,4% vol.; ©Alberto Laschi

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