La Maneblusser (della het Anker) e una ricetta con la Westvleteren

Gli “spengitoridella luna (maneblusser, appunto): questo il soprannome affibbiato in Belgio (e non solo) agli abitanti di Mechelen, nelle Fiandre. E non è un complimento. Il tutto si sarebbe originato (lo dicono gli storici) da un espisodio accaduto proprio a Mechelen, nella notte fra il 27 e il 28 gennaio 1687, notte di luna piena, ma anche di tanta nebbia. In quella notte, ad un uomo (un po’ alticcio …) che usciva da un pub, voltandosi verso l’imponente campanile della cattedrale di San Rumbold (risalente al XV secolo), sembrò che la stessa torre campanaria andasse a fuoco. E lanciò l’allarme, raccolto in pochissimo tempo da moltissimi cittadini, che accorsero, sindaco in testa, sul luogo dell’annunciato disastro. Giunti lì, tutti cominciarono a darsi da fare per spengere l’incendio, organizzando una catena umana che portò i secchi pieni d’acqua fino ai piedi del campanile. Ma ancor prima di dare inizio all’opera di spengimento, la foschia si diradò, rivelando che il bagliore rossastro che aveva fatto pensare ad un incendio, non era altro che la luce stessa della luna che “colpiva” le vetrate della chiesa e che la nebbia aveva provveduto a diffondere. Nessun incendio da spengere, quindi. Ovvia la reazione dei convenuti: tutti a casa, con la coda fra le gambe,  per un episodio che non deponeva certo a favore del loro spirito di osservazione. E che i loro conterranei non cessano ricordare ancora oggi, attraverso la perpetuazione di questo sooprannome.

Soprannome che è diventato anche il nome di questa birra della Het Anker, storico birrificio di Mechelen, immessa sul mercato solo nell’ottobre scorso,ultima di una serie nutrita di interessanti novità produttive. E’, questa birra, una bionda belgian ale di tutto rispetto, dalla gradazione alcolica non molto marcata (alcolici) ma dalla bella personalità. E’ birra ad alta fermentazione, rifermentata in bottiglia, dal colore giallo paglierino leggermente velato e dal bel perlage, fine e persistente. Colpisce l’aroma, caratterizzato da un luppolo ricco e mediamente agrumato, fresco e mai esagerato. Lascia un’impronta armonica, l’aroma,  e conferisce alla birra un bello sprint iniziale. Che si trasforma in allungo durevole al momento della degustazione: bella frizzantezza, decisa e scattante, corpo nervoso e intrigante, bevibilità ponderata. Perde un po’, nel gusto, quella ricchezza agrumata rilevata nell’aroma, che compensa però con una cararterizzazione maltata e leggermente fruttata, che fornisce un ottimo pretesto per arrivare in fondo alla bevuta. Asciutta, fresca e rinfrescante la corsa finale di questa bionda, ottima se bevuta come aperitivo. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6° vol.; ©Alberto Laschi

La ricetta con la Westvleteren 12 l’ho ricavata dal sito belga TrappistbierBeleven, e la riporto perchè fornisce le “coordinate” precise di un esperimento culinario già fatto (con alcune variazioni) dalle parti della cucina di casa mia, con la Rochefort 8°. Forse non sarà un piatto proprio estivo, ma invito “caldamente” a provarlo, perchè splendido nel risultato, oltre che facile nella preparazione. Sto parlando del brasato alla birra (ben illustrato, nel suo risultato finale, dalla foto di DVT riportata in fondo a questo post), birra che deve essere adoperata anche per la marinatura che prepara la carne alla cottura.

Ingredienti:

  • 1 pezzo di manzo nel girello
  • 4 scalogni
  • 2 dl. di brodo di carne
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 tazzina di zafferano
  • paprica, semi di senape, 2 cucchiai di ristretto di pomodoro, burro
  • 2 fette di pane,
  • 3 bottiglie di Westvleteren 12 (magari!, avercele!), o, in sostituzione, 3 bottiglie di Rochefort 8°

Preparazione:

Lasciar marinare la carne per almeno 6 ore in due bottiglie di birra, insieme alle spezie. Nel frattempo soffriggere lo scalogno tritato in una casseruola con il burro e l’olio d’oliva. Una volta terminata la marinatura, versare la marinata e il brodo di vitello nella carne, insieme alla terza bottiglia di birra, fino alla sua completa copertura; aggiungere cannella, zafferano e un pizzico di pepe. Lasciare sobbollire la carne per tre-cinque minuti e aggiungere due cucchiai di pomodoro concentrato. A questo punto, coprire la pentola e fare sobbollire a fuoco basso: più lungo è il tempo di bollitura, più morbida sarà la carne. A fine cottura, alzare la fiamma e aggiungere nel tegame due fette di pane spalmate di senape. In Belgio, questo brasato finiscono per servirlo su un fondo di mela acida e accompagnato da una montagna di patatine fritte.

4 Responses to “La Maneblusser (della het Anker) e una ricetta con la Westvleteren”

  1. rajgon

    La tengo nel cassetto per l’inverno!

    A natale ho comprato un paio di casse dell’ottima rochefort 8 che io adoro, però questa volta è risultata davvero scadente, niente a che vedere con la solita R8: schiuma insesistente, frizzantezza idem e il finale del bicchiere non aveva più nessun sapore. Premetto che non sono di certo un intenditore e quindi se l’ho sentita io la differenza qualcosa vuol dire; tra l’altro queste impressioni negative mi sono state confermate anche dagli amici con cui ho diviso i due cartoni! Boh… nel caso, in sostituzione, andrebbe bene anche la rochefort 12?

    Ciao.

  2. Alberto Laschi

    Forse intendevi dire la Rochefort 10, perchè la 12 non esiste …. Comunque non la adopererei in sostituzione della 8, in questa ricetta: ritengo al 10 più adatta ad accompagnare i dolci, cioccolata in particolare. Suggerirei di provare con la St. Bernardus 8

  3. rajgon

    Scusatemi mi sono confuso con la Westvleteren! Sì intendevo proprio la 10.

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