Dopo aver staccato la spina per un po’ di tempo, riprendiamo il filo del discorso, in attesa dell’evento che da tempo stiamo preparando, il Villaggio di Settembre, che ormai si staglia nettamente all’orizzonte (mancano solo 10 giorni!). In queste settimane non è che il “mondo birrario” se ne è stato fermo e quieto, tutt’altro, e quindi rifare un po’ il punto della situazione non può che aiutarci a ripartire nella maniera corretta.
Riparto da dove avevo concluso, e cioè dall’acquisizione di De Koninck da parte di Duvel Moortgat, fatto che in Belgio, in queste settimane, è stato al centro di molti commenti e discussioni. A distanza di un po’ di tempo, i particolari della vendita si sono fatti via via più chiari e definiti: anche se manca la conferma ufficiale sulla cifra, “si dice” che la De Koninck sia passata di mano per una cifra vicina ai 30 milioni di euro. Con lo sborsare di questa cifra, il gruppo
Duvel Moortgat è entrato in possesso del 100% del pacchetto azionario della birreria di Anversa, degli edifici adibiti alla produzione, di altri 7 immobili e 63 locali legati alla rete commerciale di proprietà della De Koninck, fra i quali il famoso pub Boer Van Tienen, ad Anversa. La motivazione principale che ha portato i proprietari della De Koninck a cedere la propria attività l’ha messa nero su bianco Bernard Van den Bogaert, CEO di De Koninck e membro della famiglia proprietaria: “in quanto piccola birreria, i nostri canali di distribuzione non ci conferivano la necessaria forza commerciale” per restare sul mercato in maniera proficua ed economicamente redditizia. Questa stessa difficoltà li aveva portati a chiudere l’esercizio economico del 2009 con una perdita di 297.000 € su di un fatturato di 6.600.000 €, per una produzione che si è attestata sui 65.000 hl. circa (erano il doppio solo pochi anni fa). E Duvel che dice di questa operazione? Lo fa in prima persona il CEO del gruppo, Michael Moortgat, che, per prima cosa ringrazia le famiglie Van den Bogaert e Van Bauwel (proprietari della De Koninck) per aver scelto “il progetto Duvel” piuttosto che il “portafoglio pesante” della Heinekn (altro possibile, e temibile, acquirente del birrificio belga). Dall’alto dei 115 milioni di euro di fatturato dello scorso anno e della prorompente campagna di acqui
sizioni (Achouffe nel 2006 e Liefmans nel 2008) Michael Moortgat ha rilasciato dichiarazioni (per ora) molto equilibrate. Nessuna intenzione di stravolgere il prodotto (che va bene così com’è); inserimento del prodotto stesso nella vasta e solida rete commerciale di Duvel, la stessa che ha saputo raddoppiare in soli due anni il fatturato di Achouffe (passato da 5 a 10 milioni di euro); nessuna preoccupazione (per ora) devono avere gli attuali dipendenti di De Koninck, che però in futuro potrebbero essere anche “sterzati” altrove, nelle altre varie attività del gruppo; nessuna volontà di entrare in “lotta” con la Palm Breweries e la sua classica ambrata, anche se il segmento commerciale è lo stesso (qui mi sembra che il naso gli si sia un po’ allungato …); rafforzamento della presenza della bolleke sul mercato estero. La fiera delle buone intenzioni e della pacatezza amministrativa, a quanto sembra; se sono rose …
Cosa c’entra la Cina con la birra belga? Che i cinesi sino dei grandi consumatori di birra lo si sapeva, ma che avessero messo piede anche sul mercato belga … Loro “complice” è stato Wim Saeyens, titolare del conosciuto birrificio belga De Graal, che, unico in Belgio e forse anche in Europa, è andato in Cina ed è tornato in Belgio con un impianto di produzione nuovo di zecca, made in China, appunto. Incappato nei “soliti” problemi relativi all’ampliamento del
proprio impianto di produttivo (ormai insufficiente), Wim, esperto “frequentatore” anche di Internet, ha scoperto che a Jinan, 400 km. circa da Pechino, esisteva una società specializzata nella costruzione di impianti per la produzione di birra. Constatato di persona che il prodotto era più che buono, e che il prezzo (soprattutto) era veramente appetibile (inferiore di molto rispetto ad un impianto simile made in Europa), si è infine portato a casa un impianto di produzione in acciaio inox, a controllo computerizzato tramite touch screen, che gli permette di brassare 2.000 lt. di birra ogni 6 ore. Fare commenti sulla capacità dei cinesi di “copiare” (in peggio) prodotti altrui è fin troppo facile. Sarà però altrettanto facile verificare l’efficacia dell’impianto cinese: basterà assaggiare fra non molto le birre della De Graal e fare il paragone fra la produzione ante-Cina e quella post-Cina. Da lì capiremo se per la birra in Europa si sarà aperto un nuovo fronte o una nuova falla (produttiva).
Un ‘ultima notizia, molto molto “leggera”. E’ affermazione ormai dogmatica, che ogni birra va degustata solo e soltanto nel bicchiere adatto. Da qui infinite disquisizioni e personalissime scelte, aventi sempre e comunque per oggetto la forma, la qualità e l’estetica del bicchiere adatto. Il nuovo formato di bicchiere che ha escogitato questa ditta, potrà tagliare la testa al toro di tutte le future disquisizioni? Il prezzo? “Solo” $ 19,99 …


[...] acquistare solo a partire dal marzo del 2012. E’ la Cuveé Modeste di De Koninck (meglio, di Duvel Moortgat), birra “dedicata” a Modeste Van Den Bogaert, ad un anno esatto dalla sua morte, avvenuta il [...]