Quattro tutte in un botto, a Greve

Metti una splendida serata d’estate, quella di sabato scorso; mettici un sacco di gente “curiosa” ed “esperta”, che arriva a Greve spinta dal desiderio del buon bere e del buon mangiare; mettici del buon cibo, della pregiatissima macelleria chiantigiana del macellaio/poeta Cecchini; ma mettici soprattutto uno dei più versatili, “estrosi”, preparati e conosciuti (anche internazionalmente) birrai italiani, che porta con sè alcune delle sue chicche, subito attaccate alle spine della Birroteca, e il gioco è fatto. Alex Liberati, ha davvero dato vita, con le sue birre, con la sua estrema disponibilità e simpatia, ma anche con la sua grande esperienza (e sterminata anedottica) birraria, ad una bella, serena e gradevolissima serata in un luogo, la Birroteca di Greve, che sempre più sta diventando meta irrinunciabile per tutti gli amanti della buona birra. Ammirevole la dedizione con la quale Alex e i suoi si sono messi intorno al “pentolone da homebrewer” per materializzare nel corso di tutto il pomeriggio/sera una cotta pubblica “dedicata” alla serata. Altrettanto rimarchevole la disponibilità dimostrata da tutti loro nei confronti di chi chiedeva consigli, suggerimenti, chiarimenti a riguardo di quello che bolliva in pentola in quel momento e riguardo a quello che avrebbero messo a bollire nelle proprie pentole in un secondo momento, una volta tornati nelle proprie case. E’ stato un vero e proprio brain storming, al quale è stato piacevole assistere anche per chi, come me, non ha come interesse primario la birra fatta in casa propria; mi piace molto di più, infatti, la birra fatta nelle “case” altrui. Come Alex, d’altra parte, la cui produzione rivela il suo essere cosmopolita di fatto, oltre che per vocazione (penso). Le quattro birre assaggiate a Greve, per esempio, provenivano tutte da parti diverse del mondo: una brassata in Inghilterra (con “quelli” della Gadd’s Brewery di Ramsgate), un’altra in Belgio (alla De Proef, in collaborazione con Mikkel di Mikkeller) e due in Olanda (brassate a quattro mani con Menno Oliver del De Molen). Milk Mild, Cream Ale, Back to Basic IPA, Triple Hop Bock: queste le quattro birre che ho avuto il piacere di assaggiare ed apprezzare, sabato sera scorsa, in rigorosa progressione alcolica.

Solo 3,5% alc. vol. per la Milk Mild, la rivisitazione fatta dalla coppia Liberati/De Molen di uno stile birrario anglosassone (quello delle mild ales) onusto di anni (è nato intorno al 1600), ma ultimamente un po’ in ombra. Rivisitazione particolare dello stile dicevo, che si incrocia un po’ con quello delle milk stout, visto l’impiego, anche se poco “classico”, del lattosio, lo zucchero non fermentabile, (25 kg. per 800 lt. di cotta), che conferisce alla birra una delicata, per fortuna, sensazione dolce (e non dolciastra). Questo grazie anche ad un impiego sapiente ed equilibrato dei luppoli Premiant e Sladek, che danno pulizia e freschezza al corpo di questa birra, leggero e beverino. Caffè, cioccolato e una venatura di malto completano l’identikit gustativo di questa birra, perfetta per accompagnare dolci al cucchiaio ricchi di cioccolato e/o cacao.

La Cream Ale è la “birra di casa” del 4:20, brassata con Mikel di Mikkeller (birrificio spesso ospite delle pagine di questo blog) presso la De Proef di Dirk Naudts, il “trionfatore” dell’ultima edizione dello Zythos. Una birra brassata ad una temperatura insolitamente più bassa di quella usata per brassare birre di questo stile (quello delle cream ale, appunto, una rivisitazione americana delle kolsch tedesche), che riesce a conferirle, usando le parole dello stesso Mikkel, il corpo di una ale e la leggerezza di una pilsener. 5% di vol. alc. per una bionda agile e scattante, dal carattere discreto e non invadente, ma ricca di tutte le varianti agrumate che le possono regalare i luppoli usati (pompelmo, agrumi, mandarini, un po’ di cedro). Corpo fresco, fragrante, estremamente beverino, del quale uno non vorrebbe mai finire di approfittare. Il bel 90 su 100 acchiappato su Ratebeer ne certifica, se ce ne fosse ancora bisogno, pregevolezza e gradimento.

La Back to Basic IPA, una IPA californiana brassata in Inghilterra, chiama in causa Eddie Gadd della Ramsgate Brewery, nel Kent, presso i quali impianti (aperti dal 2002) questa birra è stata brassata. Chinook e Summit fanno ricordare in pieno la California, terra d’elezione di queste birre, dando vita ad un bouquet vivace e allo stesso tempo armonioso, ricco di un mare di aromi esotici (mango) , di frutta (pesca e albicocca) e agrumati. Ricca al naso, capace di (quasi) tutto al palato: fresca, pizzichina, decisamente luppolata, amarognola fino in fondo: dissetante, infine. Difficile chiedere di più a questa IPA, color oro antico, inglese di nascita ma americana d’elezione, la cui contenuta gradazione alcolica (6,7% vol. alc.) la rende ancor più apprezzabile.

E alla fine la Triple HOP Bock, che ha sbaragliato il campo. Sontuosa, la vera signora della serata, che ha vinto, per me, per manifesta superiorità. Non che non ci sia stata lotta con le altre, ma questa doppelbock di 10,5% vol. alc. rappresenta per me la summa, e la sintesi allo stesso tempo, di come si fa, per davvero, la birra. Di tutto, qui dentro, e tutto al proprio posto, nella giusta dose: niente pesta i piedi a niente. Lievito da belgium triple, luppoli galena, chinook e amarillo, malti a go go, per una dark brown dal naso spettacolare (spezie, caramello, agrumi, resina) e dal corpo che restituisce altrettanta ricchezza (toffe, arancio, malto, nocciola, cioccolato, resina), attenuando in questo modo anche la percezione della pur robusta gradazione alcolica. Una birra fatta da due mani sante, come poche ce ne sono in giro. Perfetta per un dopo cena ricco, armonioso, appagante.

Non sembrino sperticati gli elogi spesi fino a qui: Alex e le sue birre li meritano tutti, davvero. Mi dispiace solo di non aver potuto fare un secondo round con le altre chicche portate da Alex: so che ne valevano assolutamente la pena, ma altri impegni mi hannno costretto a partire prima del dovuto. Il secondo rammarico: non poter contare sulla presenza di Alex al prossimo Villaggio: in quel periodo è in Giappone (quando parlavo del cosmopolita …). Ma c’è ancora tanto futuro davanti …

7 Responses to “Quattro tutte in un botto, a Greve”

  1. Alex420

    Wow Alberto!! Grazie mille delle belle parole!! Sono contento che ti sono piaciute le birre e che ti sei divertito quanto mi sono divertito io!
    Mi dispiace molto non poterci essere al Villaggio: prossim’anno non me lo farò scappare di sicuro!!
    A presto!

  2. Alberto Laschi

    Ci mancherebbe, Alex: è stato per me un piacere conoscerti di persona, per non parlare (ma ne ho già parlato …) delle tue splendide birre. Ti scrivo a breve sul tuo indirizzo privato di posta elettronica, perchè avrei un paio di cose da chiederti. Alla prox.

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