Nella scorsa edizione era toccato alla Blanche de Namur della Brasserie du Bocq, fra le birre belghe, a ricevere il premio come migliore wheat beer del mondo al WBA (World Beer Awards): se ne sono accorti tutti quelli che, acquistando quest’anno la Blanche, hanno potuto notare il bella evidenza sull’etichetta il logo giallo/nero che ne certifica il riconoscimento. Nella edizione di quest’anno si è assistito alla moltiplicazione delle categorie, divise addirittura anche per aree geografiche, e quindi ad una conseguente moltiplicazione dei riconoscimenti. Lo diciamo
subito: nessuna birra italiana ha ricevuto premi, ma non è ben chiaro se ci sia sta una qualche birra italiana in concorso. Dando conto dell’altra “nazione di riferimento” per noi di Birrerya, cioè il Belgio, altri premi sono arrivati ai birrifici di quelle parti, come è successo l’anno scorso per Du Bocq, Brunehaut, De Landtsheer, Het Anker e Drie Fontainen. L’hanno spuntata ancora la Het Anker con la sua Gouden Carolus Classic, la Rodenbach con la sua Gran Cru e la sua St. Feuillien con la sua Blonde (l’anno scorso aveva vinto con la sua Saison) nelle varie categorie “mondiali”. De Leyerth con la sua Urthel Saisonniere (anche se questa è più da considerarsi una birra olandese piuttosto che belga) e Achouffe con la sua Chouffe Houblon in un paio di categorie di “sole europee”. Più volte sono stati espressi pareri un po’ “dubbiosi” nei confronti di questo tipo di manifestazione e sulla effettiva caratura di questi riconoscimenti: in ogni caso questa manifestazione birraria londinese era coordinata e garantita dalla presenza di un grande esperto di birra, Roger Protz. Per quello che può valere.
La nuova vita birraria di Armand Debelder e della sua Drie Fontainen vede aggiungersi un nuovo importante capitolo: è notizia di pochi giorni fa che da oggi, 2 settembre, a lunedi 6 settembre) sarà messa in vendita presso il beershop del birrificio stesso (a Berseel) la prima birra invernale di Armand, alla quale ha voluto dare il nome di Straffe Winter (l‘inverno potente). Doveva essere messa in commercio molto prima, ma Armand ha voluto fare le cose per bene e con calma (tre inverni) fino ad arrivare questa birra scura di 8% vol. alc. , un lambic un po’ “anomalo”, brassato con i classici malti pale e di frumento, con l’aggiunta però di malti ambra e malto Munich, con l’ulteriore “novità” rappresentata dall’aggiunta di sciroppo di zucchero caramellato. Il nome è una garanzia, quello del Drie Fontainen: non dovrebbe venir meno neanche stavolta a questa sua consolidata tradizione.
Fra pochi giorni sarà con noi al Villaggio: sto parlando dei Gregory Verhelst della Brasserie de la Rulles, che è sempre un piacere ri-incontrare. Non la porterà con sè per attaccarla alle spine del Villaggio, come si desume
leggendo la monumentale lista delle birre presenti quest’anno (ci saranno “solo” le sue Estival e Triple), ma dalle foto dell’amica Bianca (e dalle notizie delle quali la Rete è sempre ricca) è venuta fuori la “prova provata” dell’esistenza in vita della sua nuova birra, la Rulles La Grande 10. Chi ha già avuto al fortuna di assaggiarla, ne ha parlato più che bene, avendola trovata ricca, robusta ma non eccessiva, estremamente luppolata, evidenziando una possibile “diatriba” sulla sua classificazione: Ratebeer l’ha già inquadrata nella famiglia delle belgian strong ale, mentre ai più sembra essere una vera e propria IPA, anche se un po’ su con la gradazione. Chiederemo a Greg quando sarà con noi a Bibbiano (… vicino a Bruxelles); ma soprattutto, la potrete trovare a breve sul catalogo di Birrerya. Intanto Joris Pattyn ha già postato la sua “sentenza”.
Ora ci si mette anche la Mercedes. Avevamo (finalmente) finito di parlare da poco della lucida follia commerciale (e comunicativa) di quei pazzerelloni del Brewdog (con i loro scoiattoli impagliati) che adesso anche la Mercedes cade (più o meno consapevol
mente) nella trappola del “politicamente scorretto”. Nel pubblicizzare il nuovo fantasmagorico modello di coupe (la 2012 CLS), oltre a magnificarne l’apparato tecnologico all’avanguardia, si legge anche, nel comunicato stampa, di come vengano impiegati per ciascuna macchina ben “four animals skins”. Animali morti anche qui (anche se non impagliati, lo si deve dire)!!! Si sono, chiaramente, attirati le ire dei più fervidi animalisti, oltre agli sfottò di moltissimi altri. Ma si erano messi d’accordo, oppure non hanno imparato nulla dal vespaio di polemiche che quelli del Brewdog hanno (scientemente) innescato? Brewdog che, peraltro, in questo mesetto se ne sono stati relativamente calmi, partorendo “solo” un nuovo “modello” di impianto di spillatura, dall’aspetto vagamente minaccioso ….

