La Brasserie du Lion à Plume e la Metisse

Raphaël Vanoudenhoven, a vederlo, non gli daresti più di 25 anni; poi pilucchi qua e là sul web e scopri che probabilmente ne ha un po’ di più, che fa l’architetto, che ha un sito web personale nel quale parla di sè e dei propri progetti, nel quale però non si fa menzione della sua “second life” (o “first life“, chi lo sa), cioè di quella nella quale fa il mastrobirraio di un neonato birrificio artigianale in Belgio, la Brasserie du Lion à Plume. Uno dei due birrifici (il secondo è il St. Helene) arrivati in ritardo al Villaggio, nel pomeriggio del sabato, accomunati dalla stessa complicata sorte legata ad un viaggio un po’ burrascoso. Non a caso sono arrivati tardi insieme, visto che il neo-nato birrificio (aprile 2010) vallone ha la propria sede a Messancy, al confine con il Lussemburgo, ma brassa la sua (per ora) unica birra nel vicino (20 km. circa) birrificio di St. Helene (che ha sede a Virton), nella valle della Gaume, sede anche del birrificio de La Rulles, ma soprattutto, dell’abbazia de Notre Dame d’Orval (tutti nel raggio di 50 km., o giù di lì). Raphael ha una faccia molto giovanile (quelle facce dei valloni alle quali attribuisci sempre con un po’ di difficoltà l’età reale), parla molto bene l’italiano, ed ha quella espressione seria propria di chi fa le cose con ponderatezza. L’ho “frequentato” poco nei due giorni del Villaggio, ma due episodi valgono la pena di essere raccontati. Lunedi post villaggio, tarda mattinata, lo accompagno al magazzino di Birrerya per fargli scaricare un po’ di casse di Metisse: una volta aperto il portone rimane impressionato dal contenuto del magazzino stesso, tanto che mi chiede com’è possibile che così tanta birra (pronuncia la frase “questo paradiso di birra“) possa trovarsi tutta insieme così lontano dal Belgio e, per di più, in una terra così famosa per il vino. E gli fanno tre foto, al magazzino, per mostrale al loro ritorno, in Belgio. Una volta scaricate le casse, mi chiede alcuni suggerimenti su cosa vedere a Siena, che non aveva mai visitato, e che si apprestava a raggiungere per una giornata di full immersion turistica (ma non solo, visto l’architetto “che è in lui”). Gliele do e ci diamo appuntamento per la sera stessa, alla cena di fine-Villaggio, dove ci ritroviamo e dove mi parla, con tutta l’ammirazione possibile, di cosa aveva potuto vedere (lui e i suoi amici di St. Helene): e ne avevavno viste di cose, compresa Piazza del Campo dall’alto, dal momento che erano saliti fino in vetta alla Torre del Mangia. Gli ho spiegato che quella era la famosa piazza dove a Siena si svolge il Palio, cogliendolo di sorpresa e suscitando la sua incredulità. Riteneva quasi impossibile (meglio, quasi inverosimile) poter trasformare quel gioiello in una pista per la corsa di cavalli; aiutato da Gianni e da tutti gli altri autoctoni, gli abbiamo spiegato come materialmente accadeva il tutto, lasciandolo, definitivamente, stupefatto. Le stesse nostre spiegazioni si è poi premurato di passarle, in francese, ai suoi due compagni di viaggio, che hanno, come lui, sgranato gli occhi tanto così. Due episodi, ma che dicono già qualcosa della persona, che ho trovato interessante e interessata, oltre che gentile e molto disponibile. Speriamo di rivederlo dalle nostre parti, anche perchè, oltre a tutto ciò, sa anche far bene la birra.

Che per ora è solo una, una saison, la Métisse, che tanto è piaciuta alla gente del Villaggio, e che mi ha colpito per originalità e “spregiudicatezza”. Qualcuno ha detto (e scritto) che questo è stato l’anno delle saison al Villaggio (effettivamente quasi una decina, fra bellghe e italiane): la Métisse è quella, a parer mio, che più si è distinta per coraggio produttivo e risultato finale. Coraggio perchè per brassarla, oltre all’inglese E.K. Goldings, Raphael ha impiegato anche l’americanissimo Cascade, un luppolo non proprio “classico” per un tipologia di birra, quella delle saison, al quale la Métisse si ispira. 6,5% vol. alcolico (che non si avvertono più di tanto) 38 di IBU (ma mi sembravano di più) una “rustichezza” polverosa che la rende “maschia”, senza farne un inutile, paradossale esempio di machismo birrario. Un po’ di aria nuova, quindi nel mondo delle saison (per parte nostra ci ha già pensato Schigi con la sua Saison), senza per questo voler per forza snaturare un mito produttivo. Una bella birra, solida e di carattere, bionda al punto giusto, dal bel cappello cremoso di schiuma, e dal naso veramente terragno, quasi muffato, che fa davvero venire in mente la penombra di cantine polverose. Bello il palato, altrettanto screziato e rustico, ottima la pulizia che se ne ricava dalla bevuta, equilibrata la carbonazione, ben luppolato il finale, privo di fronzoli. Bell’inizio, questa Mètisse; speriamo sia solo la prima di una bella serie. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi.

One Response to “La Brasserie du Lion à Plume e la Metisse”

  1. Brasserie St. Helene | inbirrerya

    […] anni, la Brasserie Millevertus di Toernich-Arlon, la Brasserie les 3 Brasseurs di Athus, la neonata Brasserie du Lion à Plume che produce (per ora) la sua unica birra, la Metisse, nell’impinato della Brasserie Saint […]

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