Oktoberfest, a modo nostro. Buona la prima.

Tutti gli appassionati lo sanno: è il periodo, questo, della grande festa, della festa della birra per antonomasia, e cioè della monegasca Oktoberfest (che quest’anno celebra il proprio 200° anno di vitta e la sua 177° edizione). E’ la festa dei grandi numeri, delle mangiate pantagrueliche e dei Maßkrug serviti a profusione, riempiti con la märzen dei 6 storici birrifici di Monaco di Baviera (Paulaner, Spaten, Hofbräu, Hacker-Pschorr, Augustiner e Löwenbräu) che da sempre allestiscono i propri tendoni al festival. Si potrebbe disquisire a lungo sulla qualità delle birre servite durante tuti e 16 i giorni della manifestazione, come pure sul comportamento dei partecipanti a tale kermesse, impossibilitati a rimanere sobri visti i ritmi quasi inumani di assunzione delle bevande. Non si arriverebbe comunque ad una conclusione condivisa, se non sul fatto che sia doveroso considerarla una vera e propria festa di popolo, quasi un rito di passaggio per tutti coloro che si avvicinano al mondo della birra. Noi di Inbirrerya celebreremo la Germania e le sue birre a modo nostro: cioè dedicando i prossimi sette post ad altrettante birre tedesche, quelle che avremmo voluto offrire ai clienti di Birrerya, ma che, per colpa di una “salsicciata” estiva, non sono potuto approdare sul catalogo on-line. In quella sola sera di fine agosto, infatti, sono “andate via” la bellezza di 480 bottiglie (su 600 o poco meno che avevamo in magazzino), facendoci rimanere stupefatti dal successo incontrato da questi prodotti. La nostra è una promessa; appena possibile questi prodotti verranno re-inseriti nel catalogo, che, dopo, la positiva esperienza fatta con le birre della Spezial Brauerei, vedrà allargati i propri confini fino alla Germania.

Brauerei Gasthof Grasser, Huppendorf 25, 96167 Königsfeld, Oberfranken. L’indirizzo può, a prima vista, apparire un po’ complicate, ma basta pronunciare una parolina magica, “Bamberga”, e allora è tutto più semplice. Huppendorf è un piccolo paesino (140 abitanti o giù di lì) che si trova nel territorio comunale di Königsfeld (“il campo del re”), in Alta Franconia, con Bamberga ad un vero e proprio tiro di schioppo. In questa vera e propria “culla produttiva” delle migliori (e più tradizionali) birre tedesche, occupa un posto di rilievo la Privatbrauerei Grasser, con le sue birre, le Huppendorfer. E’ “in pista” dal 1750, questa brauerei dalla antica tradizione familiare, e produce i suoi 10.000 hl. di birra annui secondo la tradizionale e rigorosa Legge della Purezza. In questo paesino si produceva birra già prima dell’apertura da parte della famiglia Gasser del proprio birrificio (si parla del 1600, ma qualcuno si spinge anche più in là, parlando addirittura del 1200), ma la “storia vera” (ovverosia, documentata) comincia con un tal Pankratz Grasser che nel 1750 apre il proprio birrificio a Huppendorf, dopo aver fatto il locandiere per un po’ di anni. Per le tre successive generazioni il birrificio rimane confinato in una dimensione poco più che familiare, fino ai primi anni del ‘900, anni in cui Jakob Gasser modernizza radicalmente produzione e stoccaggio della birra da lui stesso prodotta, acquistando una nuova sala di cottura, un nuovo mulino per la macinatura del malto e installando la prima vera e propria cantina di fermentazione. E ha fatto le cose così a modo, che la sala di cottura è rimasta intoccata fino al 1966 (!). La brauerei ha continuato a produrre regolarmente anche nei due complicati periodi delle due guerre mondiali, e pur approntando progressivamente le migliorie derivate dai progressi tecnologici che hanno investito il settore produttivo birrario, ha sempre mantenuto inalterate la fedeltà alla secolare tradizione produttiva e la specificità (e il radicamento sul territorio) dei propri prodotti. Attualmente, la brauerei è considerata un dei più grossi e importanti produttori di birra del distretto produttivo di Bamberga, e distribuisce le proprie sei birre nei pub della zona, mantenendo un “raggio d’azione” quasi mai superiore ai 50 km.

Huppendorfer Zwickel

La prima birra assaggiata di questa brauerei è stata la loro Zwickel, nome già di per sé più che “evocativo”. Richiama alla mente infatti antiche procedure e abitudini arcaiche, o quasi: le zwickelbier si chiamano infatti così perché originariamente il termine indicava la quantità di birra che il mastro birraio prelevava dalla botte o dalla cisterna attraverso il rubinetto di campionamento (zwickel, in tedesco, traducibile con chiavistello), per valutare i progressi della birra stessa durante la fermentazione. Di fatto, le zwickelbier sono la variante più effervescente delle kellerbier (le birre della cantina), birre a base di orzo, a bassa fermentazione, filtrate e non pastorizzate. Originaria, come tipologia, della zona della Franconia che ha Bamberga al suo centro, si è soliti servire questa birra non appena è terminata la fermentazione, dopo un tempo relativamente breve di affinamento. Mediamente meno ricche di luppoli rispetto alle kellerbier, sono birre dalla “vita” commerciale relativamente breve, decisamente fresche e dissetanti, molto ben adatte alle stagioni più calde. E’ questo, un profilo descrittivo che si adatta perfettamente alla Zwickel della Huppendorfer, immessa sul mercato da non molti anni (precisamente dal 2005): una “biondina” di soli 4,6° alcolici, ricca e pimpante, che ben solletica il palato con le sue note delicatamente floreali e relativamente astringenti di luppolo. Schiuma croccante, fatta di bolle medio/fini, relativamente persistente, colore biondo relativamente slavato (ricorda un po’ quello di una limonata). Il naso è fresco e fragrante: niente crosta di pane e/o cereali, ma netti sentori floreali e un relativo piccante di lievito. In bocca colpisce per vivacità e carattere, la carbonazione accentuata la rende piacevolmente “pizzichina” e ne sostiene la facile beva. Il luppolo lo si sente dall’inizio alla fine della sorsata, e non si disperde nemmeno nel finale, che rende asciutto ed elegante allo stesso tempo, senza essere monotono. Anche di questa, difficile pensare ad una modica quantità … Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 4,6% vol.; ©Alberto Laschi

2 Responses to “Oktoberfest, a modo nostro. Buona la prima.”

  1. Hanvil

    “appena possibile questi prodotti verranno re-inseriti nel catalogo, che, dopo, la positiva esperienza fatta con le birre della Spezial Brauerei, vedrà allargati i propri confini fino alla Germania”: GRANDI!!!
    Premesso che probabilmente la birra E’ il Belgio, e visti i tempi in cui certi esperimenti estremistici ed il desiderio di innovare sembra prendere un pò troppo la mano (parere assolutamente personale), credo che la possibilità di poter assaggiare certi classici ben fatti o certe produzioni locali ma con radici secolari, sia il massimo per chi ama la birra a 360° e vuole consolidare una propria cultura birraria. Penso anche a certe produzioni inglesi e cecoslovacche, e allora oltre a Belgio e Germania ricordo il perchè adoro la birra…

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