Oktoberfest week: una landbier (dunkel)

Solo pochi chilometri (una trentina circa) separano la Fränkische Schweiz (la “piccola Svizzera” della quale ho precedentemente parlato) e la zona dell’Ellertal, posta a pochi chilometri ad est di Bamberga. Qualcuno la chiama, questa zona collinare estremamente rigogliosa, la Franconia Toscana, per le sue caratteristiche idrogeografiche abbastanza simili alla nostra terra. La strada che mette in comunicazione queste due vallate si chiama Ellerberg, e si snoda su di un fondovalle, per poi inerpicarsi e scollinare all’altezza di 596 metri, la “cima” più alta della zona. E’ strada che richiama alla memoria antiche tradizioni culturali, legate al popolo dei Franchi, ma è itinerario costruito anche per celebrare la vera e propria “ricchezza” di questa zona: l’acqua. E dove c’è l’acqua buona, non ci può non essere anche la birra, buona: lungo questa strada si incontrano, infatti, ben tre birrifici, espressione della storica tradizione brassicola della zona. Il più conosciuto dei quali è  la Privatbrauerei Reh, di Lohndorf (la birreria del cervo), nata agli inizi del ‘900 e oggi guidata dalla generazione della famiglia Reh, che vede in Joseph e in suo figlio Hans, osti e macellai di inizio secolo, gli iniziatori di questa avventura. Avventura che, dopo gli inizi, poco più che artigianali, “decolla” a livello industriale nel 1928, quando vengono assunti i primi due operai. La famiglia Reh non ha mai abbandonato la propria attività originaria, quella legata alla produzione del cibo (nascono e restano comunque dei macellai) e alla ristorazione: una gasthouse ancora oggi è affiancata all’impianto di produzione. Il decollo definitivo si ha negli anni del secondo dopoguerra, con la meccanizzazione di alcuni passaggi produttivi e l’acquisto del primo impianto di imbottigliamento. La nuova fabbrica fu teminata alla fine degli anni ’60 e da allora si è operato solo per perfezionamenti ulteriori, fino ad arrivare all’attuale range produttivo, che può contare su 7 diverse birre, fra le quali la Landbier Dunkel, che ho assaggiato.

Le landbier in Germania hanno una lunga tradizione produttiva,soprattuto in Baviera, dove quasi sempre vengono brassate con prodotti della zona (quasi a km. zero, si porebbe dire, usando una terminologia molto in voga di questi tempi) e in ossequio alle migliori tradizioni produttive locali. Una birra che si fa (e si beve) ogni giorno, fresca  e rinfrescante, di solito bionda (ma non necessariamente), fra i 4,5% di vol. alc. e i 5,3%; nel caso della Landbier Dunkel della Privatbrauerei Reh, si tratta invece di una dark lager. Quello che colpisce di più in questa birra è un’assenza: la quasi totale, cioè, assenza di “naso”. Poche volte mi è capitato di imbattermi in una quasi assenza di segnali olfattivi. Per il resto è a posto, anzi, più che a posto, brassata (lo recita orgogliosamente la stessa label) in perfetto ossequio della legge bavarese della purezza. Particolarmente ben riuscito il colore di questa birra, un marroncino rovere del tutto privo di impurità, trasparente (e leggermente “slavatino”); la schiuma è fine e cremosa, relativamente persistente. Del naso (e della sua assenza) ho già detto; della componente gustativa invece si può dire molto di più. Ha corpo leggero, molto leggero, con una caratterizzazione watery di tutto rispetto e una grande rotondità: la frizzantezza veicola assai bene la beverinità, e la birra, che inizia con una leggera caratterizzazione maltata, finisce sorprendentemente amarognola e secca. Se non sapessi che non lo è, questa birra potrebbe essere facilmente scambiata per una pils, visto il suo finale amaro e relativamente morbido di frutta secca (nocciole, anche qui) e di luppolo relativamente “legnoso”. Poco altro da aggiungere (nessuna speziatura, un cereale molto latitante) per una autentica “birra del territorio”, quello più celebrato a livello birrario della Germania, la Baviera. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 5,5% vol.; ©Alberto Laschi.

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