Oktoberfest week: una kellerbier

Baviera, Zindorf, 25.ooo abitanti poco più: famosa per una cosa, soprattutto, per l’essere la sede della famosa società di giocattoli Geobra Brandstätter GmbH & Co KG, il cui marchio più conosciuto è Playmobil, introdotto sul mercato nei primi anni ‘70 dello scorso secolo. La fabbrica del colosso produttivo impiega ben 750 persone ed è posta a pochi chilometri dal centro cittadino; all’interno invece del perimetro murario cittadino si trova ancora la Zindorfer Brauerei, l’altra importante “attrazione”, attiva in città fin dal 1674. Fu in quell’anno che il Margravio (l’equivalente di “marchese”, titolo usato nel periodo legato al Sacro Romano Impero) Johan Friedrich von Ansbach apre il proprio birrificio, nel pieno rispetto della già affermata tradizione brassicola della zona. Fin da subito, grazie alla buonissima qualità della propria birra, il birrificio di Zindorf conquista una buona fetta del mercato locale, e non solo, arrivando a vendere i propri prodotti fino a  Norimberga. Dalla metà del XIX secolo (e più precisamente dal 1847) la fabbrica di birra, una volta di “proprietà statale” passa in mani private, e inizia un processo di ammodernamento delle proprie strutture che lo rende, ad oggi, uno dei birrifici tradizionali più moderni della Baviera. Le materie prime (grano, cereali, malti) provengono tutte da zone limitrofe alla fabbrica, da aziende specializzate in agricoltura biologica, mentre il luppolo proviene esclusivamente dalla zona dell’Hallertau. Attualmente la Zindorfer (famosa anche per il ristorante annesso al birrificio) si avvale della collaborazione della Tucher Brauerei per la distribuzione delle proprie birre, Tucher che, a sua volta, fa parte del grande gruppo birrario tedesco Radeberger. Attualmente il range produttivo della Zindorfer comprende tre birre: una Landweizen, una Landbier e una Kellerbier.

La Zindorfer Kellerbier è davvero una birra “di paese”, di quelle uscite fresche fresche di cantina (kellerbier, infatti, significa proprio “birra della cantina“), da stappare subito e da bere all’impronta: tradizionale, non filtrata, “rurale”, semplice (ma non banale), dissetante. Buona, in definitiva, molto buona, perfettamente aderente ad una tradizione produttiva tipica della Baviera (ma anche della regione del Monschau e del Nord Reno-Westfalia). Leggermente torbida (causa la non filtrazione), brillantemente ambrata (per l’impiego di malto munich in aggiunta al “normale” cereale), delicatamente effervescente (grazie alla sua breve maturazione in botte con lieviti ancora “vivi” ma con il tappo, lo “spund“, della botte non del tutto serrato). E’ birra fragrante, ricca (anche di vitamine, soprattutto la B12, come tutte le kellerbier), da consumare velocemente, cioè entro i termini della sua scadenza, perchè le kellerbier si conservano meno a lungo delle altre tipologie di birra. Il naso ha la connotazione principale regalatale dal frumento e dai lieviti, che la fanno assomigliare (solo un po’) ad una weizen: pane, cereale non bagnato, una leggera piccantezza. E’ rotonda, al palato, rotonda ed estremamente beverina, piacevolmente beverina. E’ vero che la sua componente principale è il malto, ma il luppolo tedesco impiegato la catterizza decisamente, soprattutto nel finale, regalandeole una secchezza decisa e decisamente intrigante. La parte dissetante della birra è proprio qui, nel suo finale, che non è nè esile nè anonimo, ma deciso e riccamente delineato. Come mi è già capitato di dire in altre occasioni, anche per questa birra è difficile, per me, parlare di un consumo moderato; è troppo invitante alla beva. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 5% vol.; ©Alberto Laschi

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