Oktoberfest week: Schneider & Brooklyn Brewery, la (quasi) perfezione

L’ultima birra, “celebrativa” di tutta questa settimana nella quale (quasi) tutti i post sono stati dedicati al mondo brassicolo tedesco. Una birra che noi di Birrerya non abbiamo, già altri la fanno arrivare in Italia, ma che ci piacerebbe molto avere. Intanto ne parliamo, dopo averla potuta assaggiare.

E’ la birra che nel 2009, all’European Beer Star, si è piazzata seconda nella categoria “South German Style Weizenbock Pale”; è la birra che ha visto la splendida collaborazione fra due dei migliori mastribirrai oggi in circolazione, Hans-Peter Drexler della birreria tedesca Schneider (la “tradizione” in senso assoluto, in Germania) e Garrett Oliver della Brooklyn Brewery (l'”innovazione”, anche se in USA è già nell’empireo dei migliori da molto, ormai). Questa collaborazione “transoceanica” ha dato vita ad una moltiplicazione dei nomi, cosa abbastanza usuale in questi casi: in Europa, infatti, questa birra viene commercializzata con il nome di Schneider Meine Hopfenweisse (la Tap 5 dell’attuale range commerciale della Schhneider, così ridefinito, assieme alle etichette, da poco tempo), mentre Oltreoceano è in vendita con il nome di Schneider & Brooklyn Hopfen-weisse. Quest’ultima si differenzia leggermente dalla birra che si trova in Europa, sia per la diversa gradazione alcolica (8,5° quella americana, 8,3° quella europea), sia per il formato (l’americana è disponibile in bottiglie da 0,75 cl. e in fusto, l’europea solo nel classico formato da 0,50 cl.). Polinomia  a parte, i due mastri birrai  hanno dato (splendidamente) vita ad uno stratosferico esempio di weizendoppelbock (viene classificata in questo modo dal sito del birrificio tedesco), nella quale l’uso elegante, oculato e calibrato di luppoli americani (Cascade, Willamette, con il dry hopping ottenuto tramite l’impiego di un blend fra Amarillo e Palisade) in aggiunta al classico Hallertau costituisce uno degli esempi più rappresentativi della sapienza brassicola. E che questa birra rappresenti un must  lo fa capire anche il rating di 99 su 100 ottenuto dal prodotto americano su Ratebeer e quello di 98 su 100, attribuito sempre da Ratebeer, al prodotto europeo, sulla base di 771 (771 !!) recensione che ne riempiono ben 75 schermate, e che la piazzano una al e l’altra al posto fra tutte le weizenbock recensite (classifica nella quale la “sorella” o “cugina” Schneider Aventinus è  altrettanto ben piazzata, al posto).

Una birra dalla testa alta, dal portamento nobile e classicamente austero, che ben coniuga i nobili natali (germanici) con i giovani innesti americani; ma non una birra altezzosa, che si conceda con una qualche ritrosia. E’ generosamente beverina, robustamente solida, armoniosamente elegante. Il bel colore è quello dell’oro antico, un giallo dorato leggermente velato, ma ben costruito; la schiuma è quella delle weizenbock più prestigiose, solidamente cremosa, stabile come la Rocca di Gibilterra. Parere mio personale, la parte più pregiata dell’insieme è l’aroma, che rivela in tutta la sua eleganza il mix luppolato, sommatoria della tradizionale asciuttezza dell’hallertau e della fantasiosa giovinezza dei luppoli americani. Asciutto, floreale, erbaceo e leggermente resinoso, con un tocco di vaniglia e di banana: difficile ottenere qualcosa di meglio. Al palato è rotonda, morbida,  e correttamente consistente; relativamente frizzante, accondiscende con delicatezza alle note maltate e di cereale che in questo caso hanno una leggera predominanza nei confronti della batteria dei luppoli, che solo nel finale spara tutte le sue cartucce, ripulendo con decisione, ma non in maniera scostante, gli ultimi residui di un cereale fresco e di un lievito leggermente pepato. Lascia un bellissimo ricordo di sè, un palato quasi setoso e una sensazione generale di morbidezza, delicatezza, ed equilibrio. La degna conclusione, questa Schneider, del nostro percorso degustativo/celebrativo di un paese che non solo in Europa è ancora punto di riferimento produttivo; bisogna però dire che lo zampino degli americani (in questo caso di quelli della Brooklyn Brewery) ha portato vicino al potere della tradizoine una quasi indispensabilie ventata di freschezza; verrebbe quasi da dire “aria nuova in … birreria“. Assaggiata in bottiglia da 0,50; alc. 8,3% vol.; ©Alberto Laschi

3 Responses to “Oktoberfest week: Schneider & Brooklyn Brewery, la (quasi) perfezione”

  1. INDASTRIA

    beh da un’idea settemplice, luppolare ottime birre che di base di luppolo ne hanno davvero poco, è nata una birra davvero ottima. Devo dire che la prima volta che l’ho bevuta, la bottiglia era guasta e non ebbi una buona impressione.
    Per fortuna ho avuto la possibilità di berla nuovamente e finalmente ho potuto apprezzarla davvero.

  2. Alberto Laschi

    La curiosità da “beer geek” mi spinge a fare anche il passaggio successivo: se è vero, com’è vero, che più capienti sono i contenitori, migliore è la birra che vi si spilla, allora chissà com’è (ancora più) buona la versione americana di questa già splendida birra in fusto (o almeno in bottiglia da 0,75)! Spero che prima o poi …

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