Cantillon Iris 2007 (2009)

Celebrato il millesimo post di Inbirrerya, non si poteva non ripartire dal Belgio: lo facciamo parlando di una sua eccellenza birraria, la Brasserie Cantillon. L' Iris pseudacorus è il nome scientifico dell' Iris d'oro, che la regione di Bruxelles-Capitale ha voluto scegliere come proprio simbolo. Questa scelta è in qualche modo legata al fatto che l'iris è pianta che cresce preferibilemnte nei terreni paludosi, o comunque molto umidi. Scelta che viene molto da lontano, poichè già nel 1924 R. Cornette scriveva che la scelta di questo fiore come emblema della città era, di fatto, inevitabile, perchè crescendo nei paraggi delle paludi ricorda perfettamente il fatto che la capitale stessa del Belgio è nata sulle rive paludose del fiume Senne e dei suoi affluenti (Maalbeek, Roodkloosterbeek, Geleytsbeek, Vuylbeek, Kerkebeek, Leybeek, …). Scelta che è stata fatta in maniera ufficiale il 5 marzo 1991 quando il Consiglio regionale di Bruxelles-Capitale (nato due anni prima) individuò nell'iris l'emblema più identificativo della regione, quello stesso iris che ancor oggi, nonostante la vorticosa urbanizzazione, può ancora essere ammirato nel suo habitat naturale sulle sponde del Vuylbeek, nella foresta di Soignes. Venne bandito poi un concorso pubblico per la creazione del logo, vinto da Jacques Richez, l'autore del logo che appare in tutti i documenti ufficiali della regione di Bruxelles-Capitale. Dietro a tutto ciò c'è anche un episodio storico, velato di leggenda, che racconta di come una palude "opportunamente" occultata dagli iris che vi crescevano rigogliosi favorì una decisiva vittoria da parte dell'esercito dei Duchi di Brabante, allora signori della regione.

Questo cappello storico-botanico mi sembrava necessario per rendere conto del nome che la Brasserie Cantillon (che ha la propria "casa" proprio nella piazza principale di Bruxelles)  ha deciso di attribuire a questo suo splendido prodotto. La Iris è stata brassata per la prima volta nel 1998, quando il Museo della Gueze della città compì i suoi primi 20 anni di vita. E', quindi, un birra-regalo che la brasserie più radicata di qualunque altra nel territorio di Bruxelles ha voluto dedicare alla propria città. Ed è un regalo particolare, quasi sui generis, perchè la Iris è un lambicNONlambic, rappresentando una ulteriore particolarità in uno stile birrario già di per sè particolare, quello del lambic. E questa variante non poteva essere messa in atto se non da Cantillon, il produttore di lambic per antonomasia, riferimento indiscusso per la tipologia. A differenza del modo canonico di fare un lambic, per questa birra non si è rispettata la percentuale del 35% di frumento non maltato, ma si è usato solo e soltanto malto d'orzo (fatto che conferisce alla birra un bel colore ambrato molto più marcato rispetto ad altre birre della stessa tipologia). Anche il luppolo usato per questa lambic non è quello "canonico": invece di usare esclusivamente quello "sfiatato" (il luppolo surannè, invecchiato oltre tre anni, dal caratteristico odore di “formaggio maturo”), viene usato per la metà del totale del luppolo fresco. Fatto tutto questo, la birra riposa per due anni in botti di rovere vecchie di almeno 50 anni, e due settimane prima dell'imbottigliamento viene nuovamente "luppolata" attraverso l'immersione nelle botti di un sacchetto di lino con dentro luppolo fresco, metodo che "in gergo" viene chiamato hoppen noemt (luppolatura a freddo). L'imbottigliamento avviene con l'aggiunta di una sorta di "liqueur d'expedition" per la rifermentazione in bottiglia (come avviene per gli champagne). Una volta capito come la si è saputa brassare, bisogna passare al passaggio successivo,e cioè: visto che è una lambicNONlambic (a causa delle molte variabili inserite), "saprà" di lambic? Non c'è ombra di dubbio, la Iris, pur con tutte le sue varianti, è una lambic, anzi, una signora lambic, una delle più raffinate, direi. Gli aromi tipici della fermentazione spontanea (brett in primis) ci sono tutti, e le note vinose spiccano da subito, con un certo sentore di note vagamente "animali", che compongono, tutti insieme, un quadro olfattivo completo e complesso, apparentemente scostante ma decisamente "riuscito". La schiuma è abbondante , cremosa e più persistente che nelle altre lambic, molto ben strutturata, e riesce a veicolare perfettamente tutta la complessità e la vivacità degli aromi. In bocca è abbastanza spigolosa, acida e decisamente tagliente, rende il palato decisamente secco e asciutto, quasi prosciugato: in evidenza la sapidità, la parte acetica si mantiene al di sotto del livello di guardia, e la particolare ricchezza speziata movimenta ancora di più il quadro di per sè già molto vivace. Il finale è secco, asciutto, astringente: non lascia spazio a nessun tipo di compromesso. Birra non facile, "classica" nella sua paradigmatica fedeltà olfattivo/degustativa ai canoni già di per sé estremi della famiglia delle lambic. Forse improponibile per un neofita, che ha bisogno di "vaccinarsi" per tempo prima di arrivare a questo prodotto. Che però è sontuoso. Come sontuosa l'eleganza e la sapienza produttiva della famiglia Cantillon, che non sbaglia un colpo. La bottiglia (0,75) da me assaggiata era di una Iris prodotta nel 2007 e imbottigliata nel 2009; alc. 5% vol.; ©Alberto Laschi.

2 Responses to “Cantillon Iris 2007 (2009)”

  1. Cantillon Rosè De Gambrinus | inbirrerya

    […] Cantillon, parlando (dopo averla bevuta, ovviamente) di un altro dei suoi must/classiconi: dopo la Iris, la Vigneronne, la Sint Lamvinus, la Fou Founè e la Kriek Lambic (e con una Lou Pepe Kriek del 2007 […]

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