La grande 10 di Rulles, sontuosa.

Gregory Verhelst, ormai "di casa" dalle nostre parti (leggasi Villaggio della birra et similia), celebra quest'anno il 10° anniversario dell'apertura della propria brasserie in quel di Rulles, nella pregiata (dal punto di vista birrario) valle della Gaume. Minuscolo villaggio del comune di Habay, nella provincia del Lussemburgo belga, Rulles si trova nelle immediate vicinanze della riserva naturale di Anlier. Questa ultima specifica non è marginale, anzi: le acque del fiume che attraversa il piccolo paesino provengono direttamente da questa riserva naturale e possiedono caratteristiche quasi perfette per brassare. Gregory, infatti, non le filtra nè le tratta in alcun modo e, poverissime di minerali come sono, rappresentano (assieme ai lieviti d'Orval) il valore aggiunto di tutti i prodotti di questa brasserie, piccola ma ormai conosciuta (ed apprezzata) in tutto il mondo. Come dicevo, Gregory inizia la propria attività produttiva nel 2000, "nel nome" di tre principi per lui fondamentali: Qualità, Passione, Tipicità. Già tre anni dopo costruisce il primo impianto di stoccaggio, accanto al minuscolo birrificio che ancora si trovava ai bordi della strada principale del paese, all'interno di una vecchia casa riadattata. Nel 2006 il secondo scalino: un nuovo impianto produttivo predisposto in ambienti diversi da quelli precerdenti e una diversa ridistribuzione logistica delle varie fasi della lavorazione/stoccaggio. Guardare le gallerie fotografiche riportate nel sito della brasserie che danno conto delle due fasi "storiche" aiuta non poco a fare i debiti raffronti e danno davvero la misura del concetto di "produzione artigianale". Altrettanto rimarchevole è l'impegno competente ed instancabile che Gregory profonde nell'organizzazione, nella vicinissima (2 km.) Marbehan, del Brassigaume, festival belga, ma di impostazione internazionale, dedicato ai microbirrifci artigianali. 21 birrifici hanno partecipato quest'anno alla 10° edizione del festival, che si svolge solitamente nel fine settimana di ottobre; di questi ben 4 italiani (Torrechiara, Toccalmatto, Lambrate, Orso Verde), assieme a 12 belgi, 2 inglesi, 3 francesi. Qui un bel reportage fotografico dell'edizione di quest'anno, nel quale si riconoscono molti visi, noti anche solo per il fatto di essere "transitati" più di una volta al "nostro" Brassigaume, cioè al Villaggio della Birra.

L'aveva portata al Villaggio di quest'anno, in anteprima assoluta, La Grande 10, la birra "celebrativa" dell'anniversario del quale parlavo prima. E non mi era ancora capitato di poterla assaggiare. Ascoltare Gregory che ne parla in una sua intervista postata su Pinta Perfetta mi ha aiutato a capirne la filosofia produttiva, o meglio, le intenzioni del produttore (che poi sono la stessa cosa). Sinteticamente e pragmaticamente Gregory dice, in questa intervista, che nel fare questa birra ha volutamente privilegiato il concetto di "semplicità": one malt, one water, one yeast, one hop, one brewer. Tutto qui, solo questo, semplicemente questo. E come per tutte le cose semplici, che sono le più complicate perchè non ulteriormente semplificabili, anche per questa "semplice" birra è difficile dire qualcosa di più, o in più. Sontuosamente semplice, quasi austera nella sua eleganza, pochi fiocchini e gale, tanti merletti (nella schiuma però); di un amarezza decisa e inconfondibile, robusta ma anche rotonda, 10° alcolici omogeneamente diffusi e durevoli, calda e rassicurante. A volerla paragonare a qualcun altra, ricorda le Dupont più classicheggianti (Cervesia, Moinette Blonde) e la Mahleur Brut Reserve, (assaggiata pochi giorni fa, un anno dopo la sua naturale data di scadenza: uno spettacolo di raffinatezza!) nelle quali, davvero, la classe non è acqua. Una birra per le occasioni importanti, da sorseggiare con ponderatezza. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 10% vol.; ©Alberto Laschi

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