Le barley wines e la Anchor Oldfoghorn


Ci risiamo: gli stessi “problemi” incontrati nella differenziazione fra porter e stout si ripresentano quando si parla delle barley wine e delle old ales. Due stili birrari che spesso si accavallano, come dimostra questo post, mostruosamente particolareggiato, del sempre erudito sito Zythophile. Semplificando, una old ale, storicamente, è una birra marrone scura/rossastra, con un ABV sui 5%, dalla caratterizzazione maltata, fruttata e poco luppolata. Nel XVII secolo una loro variante, conosciuta come stale ale (stantia), viene solitamente invecchiata per mesi in tini di legno, nei quali si “trasforma”, attaccata dai lieviti selvaggi e acetificata dai lactobacilli e dai tannini del legno. L’aroma di queste birre era molto apprezzato in quel periodo,  lo stesso che ad oggi sopravvive solo nelle flemish red ale del belgio. Le stale ales erano anche un componente essenziale nella fabbricazione delle porter. Il passaggio ulteriore è stato quello delle barley wine. Per secoli è stata la birra dell’aristocrazia inglese: quando la working class consumava ancora le più economiche brown ales, gli aristocratici invece bevevano queste dark ales, maturate a lungo in botti, della stessa potenza alcolica del vino. Erano conosciute anche come October beers (era considerato il mese migliore per brassare, perché si potevano usare i malti nuovi e i luppoli  del nuovo raccolto) o Dorchester beers (le si producevano da quelle parti nel periodo della interminabile guerra fra Inghiletrra e Francia, come “sostitute” del vino, che non si poteva più importare dalla Francia), malt liquors, o malt wines. Era quella stessa birra chiamata wine of the country, spesso prodotte dalla nobiltà terriera nei piccoli birrifici di proprietà, “attaccati” fisicamente alla parte abitativa delle fattorie, spesso gestite in prima persona dagli stessi maggiordomi delle tenute. Solo all’inizio del XVIII secolo il termine barley wine prese decisamente campo, designando ufficialmente birre eccezionalmente strong, dal colore che poteva variare (tanto per rimanere contigui al mondo del vino) dall’oro – Sauternes al bordeaux – Borgogna, fatte maturare da ottobre fino alla primavera, quando l’aumento della temperatura favoriva l’inizio della seconda fermentazione, che durava fino alla fine di settembre. E’ del 1903 la commercializzazione della prima birra con il termine barley wine: si trattava della Bass n°1 barley wine, la cui vita commerciale è durata quasi un secolo senza stravolgimenti, fino a quando Intrebrew e Coors non hanno messo le mani sulla proprietà della Bass … Questa tipologia di birra è quasi scomparsa per una cinquantina d’anni, fino a quando , intorno al 1970, un rinnovato interesse, suscitato dal CAMRA, nei confronti delle birre di questo (e di altri) stile  le ha fatte “riapparire” sul mercato. Brassate solitamente con malti pale e malti caramellati (in minima percentuale), per le barley wine inglesi si è soliti usare, per la luppolatura, i luppoli Northdown, Target, East Kent Goldings e Fuggles, mentre per quelle americane (che,vedremo, si discostano un po’ da quelle inglesi) si usano il Cascade e il Centennial. Solitamente abbastanza su con l’IBU (50-100) , dall’ABV che “staziona” fra gli 8 e 12 (e a volte anche di più) e l’O.G. fra 1080 e 1120, prodotte, solitamente, con ben tre ammostamenti, sono birre da fine pasto, impegnative ed eleganti. In Inghilterra la birra classica di questo stile è la Green King Strong Suffolk Ale, affiancata dalla Fuller’s Vintage Ale (ma la Dark Island Reserve della Orkney Brewery, assaggiata da poco, si è rivelata veramente fantastica!). Mentre fra le americane, la barley wine che fa range è la

Oldfoghorn Barley Wine, prodotta dal 1975 alla Anchor Brewing Co., al ritorno dall'Europa di Fritz Maytag, il suo fondatore, dove era andato per studiare e conoscere i più tradizionali stili birari del Vecchio Mondo; lì si era innamorato della barley wine inglesi. Variante made in USA dello stile, la Oldfoghorn viene lasciata maturare per circa 10 mesi in botte, con un robusto dry hopping a base di Cascade, per attenuare la naturale tendenza di questo stile a sviluppare un aroma/gusto dolce e sciropposo. Un ABV di 8,8%, robusto ma non troppo, che ben si stempera in una rotondità ben costruita; schiuma corretta, parzialmente volatile, che lascia da subito sprigionare dal liquido tutta la sua ricchezza fruttata (fichi, frutta secca) e sciropposa (caramello, rum, zucchero di canna), tanta, ma non troppa. Il corpo è decisamente robusto, ma non corpulento, ha buona bevibilità, scandita passo passo da una dolcezza non untuosa, sempre caratterizzata dalla frutta sciroppata, dall'astringenza della frutta rossa e da una conclusione finalmente luppolata, e quindi relativamente ripulente. Perfetta per il dopo cena, o con formaggi di un certo spessore. Assaggiata in bottiglia da 0,355; alc. 8,8% vol.; ©Alberto Laschi

p.s: il prossimo fine settimana, a Eccellenzabirra in quel di Prato, porteremo alla spina un esempio eccelso di questa tipologia birraria, la De Molen Bommen & Granaten.

7 Responses to “Le barley wines e la Anchor Oldfoghorn”

  1. Beermessenger

    a me la Old Foghorn è sempre piaciuta, anche perchè è un'interpretazione di barley wine "leggiadra" e non mammuth come altri 🙂

  2. Bommen & Granaten | Gusto qui

    […]  e non il brutto/orribile/terribile al quale la lingua italiana ci ha invece abituati. Questa barley wine (nella “versione inglese” dello stile) dall’imponente ABV di 15,2% , una vera Bommen […]

  3. Due modi (italiani) di fare il (?) barley wine | inbirrerya

    […] dalla quale è quasi impossibile sottrarsi. Birre storiche, dalla lunga storia, i cui particolari avevo già cercato di “svelare” in un mio precedente articolo dedicato a questo augusto … Non è che ne beva una tutte le sere, e neanche in tutti i periodi dell’anno: il caso (non […]

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