Gli Struise in Birrerya

Ritorno "massiccio" e significativo degli Struise in Birrerya, con ben cinque birre, rappresentative, nel loro insieme, di un ampio spettro gustativo. Della St. Amatus avevo già parlato non molto tempo fa, descrivendola come una abt/quadrupel che regala molte soddisfazioni. In attesa di parlare della Tsjeeses versione 2010 (della 2009 la scheda è qui) e della Black Albert Batch 0, le prime due schede riguardano la Ignis & Flamma e la Mocha Bomb (Black Damnation II), con una "sorpresa"  finale.

Una delle più brutte etichette che mi ricordi, dietro alla quale, per fortuna, ci sta una birra spettacolare. Non è che mi facciano impazzire le scelte grafiche che gli Struise riservano per le propie labels (si salvano in parte  solo la Tsjeeses e la St. Amatus), ma quella della Ignis & Flamma è proprio terribile, psichedelica quanto basta per capirci il giusto. Ma tant'è, è roba loro, se la giostrano come meglio credono. L'importante è il contenuto della bottiglia, lo si sa. Che è la "rivisitazione" belga della olandese Vuur & Vlaam, una delle migliori IPA di De Molen; è stato lo stesso Menno a chiedere a Urbain & Co. questa prova birraria, presentata alla seconda edizione del Borefts Beer Festival a Bodegraven dello scorso 24 e 25 settembre. La festa dei luppoli, il paradiso per l'olfatto, la soddisfazione perfetta del palato; questa la birra, in estrema sintesi. Galena per l'amaro, Chinook, Cascade, Simcoe e Amarillo per l'aroma, dry hopping per due settimane ancora con Amarillo; 62 di IBU, 7% di ABV, 1066 di OG. Potrebbe bastare solo questo per capire a cosa ci si accosta: luppoli aromatici, fra il fruttato agrumato e il resinoso delicato, eleganti, avvolgenti, mai prevericanti l'uno sull'altro, sempre in equilibrio e in sequenza. Palato sontuoso, non lastricato di amarezza, con la parte fruttata (esotica ed agrumata) che non lascia spazio a molto altro, del quale, per altro, non se ne sente il bisogno. E' una IPA, classica nella sua freschezza, eleganza ed innovazione, già attraente per il suo colore oro antico, relativamente opalescente, e per l'enorme cappello di schiuma che galleggia a lungo nel bicchiere. Che dire di più: niente, c'è solo da berla (e riberla, possibilmente).

Molto più hard (o rock, non saprei dire) l'etichetta della Mocha Bomb, la  seconda birra della serie delle Black Damnation (adesso arrivata alla settima prova produttiva, la Single Black).  E' una serie, quella della Black Damnation, partorita dalla mente un po' "estremizzata" di Urbain, che dovrebbe prevedere una dozzina di birre, tutte "generate" , nell'arco di due anni, dall'uso della Black Albert, che, in questo lasso di tempo dovrebbe dare il meglio di sè, attraverso l'evoluzione del gusto e dell'aroma. La Mocha Bomb è un blend alquanto complesso: 50% di Black Albert maturata in botte con grani di caffè colombiano, 25% di Hel & Verdoemenis , la fantasmagorica stout di De Molen, affinata per 6 mesi nelle botti di Jack Daniels e il 25% di Cuvèe Delphine, la Black Albert invecchiata in botti di Four Roses Bourbon (per parlare delle birre degli Struise, a volte, ci vuole davvero la mappa, per ricostruirne i vari passaggi). Lo so, il pericolo era quello dell'asfaltatura. 13% di ABV, nera come la notte, l'unione di due birre già di per sè corpose e robuste, in più l'invecchiamento in botte, e l'aggiunta di caffè in grani. Ma non l'asfalta, la Mocha Bomb, il palato, anche se per davvero è una bomba alla caffeina! A partire dalla schiuma, color più caffè che cappuccino, solida e cremosa, con la polvere di caffè che sembra esservisi racchiusa e concentrata.  Il corpo è rotondo, meno consistente del temuto, e conserva una bevibilità più che accettabile. La caratterizzazione la dà, anche qui, il caffè, ma abbinato ad una alcolicità liquorosa dovuta all'imbarricamento che ne stempera gli effetti astringenti e ne amplifica la capacità "riscaldante". Finisce lunghissima, con un buon amaricante prima luppolato e poi da torrefatto che la fa ricordare proprio perchè non sopraffa. Da bere con tempi dilatati, senza fretta, e con applicazione.

La "sorpresina" finale? Dato che sono a parlare degli Struise, due parole due anche sulla Struise Popaholic, una birra quasi "misteriosa", apparsa in pochissimi fusti (3 o 4 in tutto, sembra, uno dei quali al RBESG 2010 di Roma e allo scorso Oktobeurfest) e che ho avuto l'occasione di assaggiare. Non è sul catalogo di Birrerya, ovviamente, ma è uno dei tanti esperimenti produttivi di Urbain, e quindi da provare, doverosamente. Di fatto un blend fra la Pannepot Vintage 2005 e la Aardmonnik, una sour ale scura, dall' ABV che neanche Ratebeer è riuscito a ricostruire, complessa, non esageratamente armonica, ma ben caratterizzata da note di frutta secca, vaniglia, liquirizia e malti abbastanza tostati, con una vena finale di acidulo. Abbastanza viscosa, colpisce per la complessità, anche se lascia un po' a desiderare per equilibrio ed eleganza. Comunque una chicca, proprio perchè quasi sicuramente è birra one shot. Che sono riuscito a beccare.

2 Responses to “Gli Struise in Birrerya”

  1. Augusto Brusca

    Ho avuto modo di provare la Popaholic qualche settimana fa, e mi ritrovo con la tua descrizione fatta eccezione per la tua perplessità su equilibrio ed eleganza. Io, infatti, ho trovato eccellente proprio l'equilibrio complessivo tra il malto e l'acidulo che si rincorrono a ogni sorso. Speriamo di avere ancora occasioni in futuro per provarla…

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