De Molen, Bommen & Granaten in Birrerya


Qualcuno, parlando con me di questa birra assaggiata nel contesto della recente edizione di Eccellenzabirra, l’ha definita “paradossale” nel bene e nel male, un vero e proprio “mostro” produttivo. Non so se lo sa, ma ha colto perfettamente nel segno, a mio parere, definendola “mostro”: ma solo se ci si rifà all’accezione latina del termine. In latino, infatti il termine monstrum ha un connotazione totalmente diversa da quello che la lingua italiana gli attribuisce; il monstrum non è altro che il “prodigioso“, il “portentoso”,  e non il brutto/orribile/terribile al quale la lingua italiana ci ha invece abituati. Questa barley wine (nella “versione inglese” dello stile) dall'imponente ABV di 15,2% , una vera Bommen & Granaten sia nel nome che nei fatti, ha stupito davvero i più, nella sua versione on draft, e fa oggi la sua bellissima figura nel catalogo di Birrerya. Davvero Imprescindibile, nel suo stile, e nel contesto produttivo (sterminato, è doveroso dirlo) di De Molen, presente con tre suoi prodotti nel nostro beershop online. Ciò che stupisce di più, in questa birra che sembra un passito, è la capacità che ha avuto il buon Menno di nascondere la forza alcolica in un contesto del tutto armonico, equilibrato, dove il fruttato/agrumato ne determina la caratterizzazione. Prodotta con lieviti di champagne ha un bel colore dorato/aranciato, con la schiuma, ovviamente, quasi assente. Dopo averla fatta riposare un po’ nel bicchiere, la birra regala al naso un sacco di frutta, arancia, mandarino, frutta bianca delicata, e un malto raffinato e sinuoso: un bouquet veramente fatto e finito, accomodante e ruffiano quanto basta, ma soprattutto elegante e quasi altezzoso. In bocca rivela la sua potenza e la sua “maturità”: niente è fuori posto, dall’alcool che c’è ma che riscalda senza bruciare, al fruttato di uva e mandarino che la fa accostare davvero all’ “idea” di passito, al lievito di champagne aristocratico e raffinato. La scarsa luppolatura in questo caso non è un difetto, ma una scelta vincente ed appagante: quel poco che c’è la preserva preziosamente da una rischiosa extra-dolcezza. Poca carbonazione, bevuta esageratamente equilibrata, rotondità setosa, un calore finale che ti coccola fino alla fine della bevuta, e, soprattutto, oltre, in una progressione finale enorme, completa senza essere troppo complessa. Difficile farla invecchiare in cantina (nella quale ci può tranquillamente stare, come dice la label, per 25 anni), ma quale birra meglio di questa può reggere il “peso” degli anni? Perfetta, naturalmente, per un dopo pasto caldo ed appagante. Assaggiata on draft; alc. 15,2% vol.; ©Alberto Laschi.

Anche quelli bravi sbagliano, o meglio, non è che tutte le ciambelle gli riescono comunque col buco, per fortuna; nessuno è davvero perfetto, e anche Menno Oliver non fa ovviamente eccezione, birrariamente parlando. Di De Molen mi è capitato di assaggiare ultimamente anche la sua Heen & Weer (in iglese suonerebbe come Back & Forth, maledetta la sua fissazione con questi doppi nomi tutti dimenticabilissimi), una abbey tripel con un ABV di ben 9,5%. E' davvero, solo, un "dolcione", troppo spostata sulla connotazione fruttata, con un malto opprimente e una insufficiente luppolatura, che non riesce a portarsi via tutto ciò che è eccedente al concetto di equilibrio. Poca carbonazione, schiuma scarsa e troppo volatile, un colore dorato carico relativamente opalescente, una corsa finale troppo carica di alcool. Davvero una prova, a mio parere, insufficiente; una birra brassata inutilmente. Poi, per scrupolo, sono andato a vedere cosa "ne pensano" quelli di Ratebeer e, vedendo il superbo rating attribuitole, mi son detto: sovrastimata dai fans o bottiglia sfortunata? Se mi ricapita di assaggiarla, di sicuro una delle due ipotesi sparisce. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 9,5% vol.; ©Alberto Laschi.

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