The Bruery, in Birrerya con la Saison Rue

Placentia, in California, nella Orange County, per la precisione, è un sobborgo, si può dire, della ormai sterminata Los Angeles.  Qui ha la propria sede, in un fabbricato di 10.000 metri quadri, The Bruery Brewing Co., a soli 17 minuti di macchina (così dice google maps) da Disneyland, distante solo 8 miglia. Ma qui, in questa brewery e in questa cittadina, non si fanno birre Disneyland: si fanno birre, tutte più che apprezzate (vedere per credere elenco e ratings di Ratebeer) di ispirazione belga, meglio franco/belga. E chi è che le fa? Patrick Rue (CEO/fondatore della brewery), Michael Rue (presidente), Rachel Rue (direttore operativo, e moglie di Patrick): una vera e propria ditta a condizione familiare, della famiglia Rue appunto. Da questo si capisce anche perché si è scelto quel nome per il birrificio: una specie di crasi fra il nome della famiglia e il termine tecnico brewery. Quando l’hanno aperta? “Solo” due anni fa, nel maggio del 2008; dico “solo” perché è difficile da crederlo, visto l’enorme numero (89) delle birre già recensite, e quindi già messe in commercio. Di chi è stata l’idea? Di Patrick Rue, avvocato mancato: subito dopo essersi laureto in legge capisce che non è quello che voleva fare nella sua vita. La scelta che aveva davanti era quella fra il fare qualcosa per la quale uno è stato addestrato e fare qualcosa che invece si ama. E fare birra, Patrick ha cominciato ad amarlo dal primo anno dell’Università, cimentandosi nella pratica, ormai comune a molti giovani americani, dell’homebrewing. Da lì poi è partito il progetto operativo, quello vero, giovane oggi di soli due anni, ma ben chiaro nella impostazione produttiva. La Rue’s Family infatti ha deciso sin da subito di “creare birre di carattere, utilizzando mezzi e materie primi le più semplici e pure possibili”. Non c’è nulla di industriale nel modo in cui fanno le proprie birre: si “sforzano” di usare ingredienti non tradizionali, brassano le proprie birre utilizzando ancora il fuoco diretto e non il vapore, non pastorizzano, non filtrano, rifermentano in bottiglia al 100%, usano anche il legno per invecchiare alcuni loro prodotti, usano con saggezza e sapienza anche i bretta. Il tutto con 3 mastri birrai sempre all’opera e un totale di 12 persone impiegate nella brewery, che nei primi 12 mesi di produzione ha smerciato l’equivalente di 1.200 barili di birra (quasi tutta in bottiglie da 0,75 cl.). Privilegiano, nel brassare, lo stile belga, che, secondo loro “offre le maggiori opportunità per la creatività e la flessibilità “ nel produrre. Il loro attuale, sterminato range produttivo comprende, suppergiù, otto birre stabili,  brassate tutto l’anno, sei birre stagionali, la Premiere e la Gunga Galunga che fanno parte della Provision series, e sette birre che fanno parte della loro Special Collection. Più un’enormità di altri prodotti “estemporanei”. Birrerya, nel proprio catalogo, ne ha due, la Orchard White  e la Saison Rue, due must di questa brewery americana, giovane e rampante.
 
 
Our rustic, deep golden Californian farmhouse ale”: così si legge sull’etichetta di questa robustissima saison americana (di impostazione belga). Ritorna anche in questo caso, quindi, il concetto di “farmhouse ales” , incontrato parlando dei prodotti della Jolly Pumpkin: sembra essere quasi una parola d’ordine fra i birrai della new generation produttiva americana. Una “belgian-style ale brewed with rye and brettanomyces”, si legge sempre sull’etichetta della Saison Rue. Tutte le carte sulla tavola quindi, fin da subito: segale e i famosi/famigerati bretta, tenuti, in questo caso, perfettamente al guinzaglio. Quella che esce fuori dalla bottiglia è una ricca, speziata, rustica, terragna, fantasiosa e poco tradizionale saison (sembra quasi una biere de garde, quasi), 8,5° gradi alcolici che si fanno apprezzare in tutta la loro consistenza. E’ di un dorato carico, rustico ma non grezzo, una birra che si regala schiuma fine e cremosa, ricca e fluente, e che offre al naso un bella e variegata sferzata di odori: un lievito piccante, l’acidità pungente dei bretta, un luppolo agrumato che si fa presto largo, un sottofondo maltato e alcolico. Niente male per cominciare. Al palato è ancora più “audace”: bello il contrasto fra l’astringenza agrumata dei luppoli e il biscottato del malto, fra l’asprezza selvatica del bretta e il pepato piccante e pungente dei lieviti belgi. L’impressione globale è quella di una birra volutamente rustica, elegantemente ruspante, con la segale, e la sua morbidezza, che fa da collante necessario; in un contesto comunque decisamente alcolico, per essere una saison. Diversa da quelle belghe che siamo abituati ad assaggiare, decisamente diversa, intelligentemente diversa. A berla ci si diverte, da quanto incuriosisce. Il produttore “avverte” che la birra, nell’invecchiare, muta, asciugandosi e diventando ancor più complessa, con le note rustiche e terragne dovute all’uso dei bretta ancor più in evidenza. Bene a sapersi, se uno ce la fa a tenersi qualche bottiglia in cantina per farle invecchiare. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8,5% vol.; ©Alberto Laschi.

4 Responses to “The Bruery, in Birrerya con la Saison Rue”

  1. Milioni di dollari come noccioline (americane) | inbirrerya

    […] The Bruery: a soli tre anni dall’apertura, di fronte al raddoppio pari pari della produzione (e delle richieste, quindi), la brewery di Placentia si è trovata di fronte al “solito” bivio: diventare grossi (un nuovo birrificio, ma anche maggiori debiti e altri attori sul palcoscenico), o mantenere l’artigianalità, privilegiando investimenti in produzioni mirate? La scelta è stata: artigianalità, su scala più larga. Hanno affittato un ancora più grande magazzino, ambiente a temperatura controllata, dove hanno messo centinaia di botti in rovere acquistate da poco. Qui metteranno a maturare la loro produzione più ricercata, quelle delle birre affinate in legno, sacrificando, nel contempo, alcune produzioni in bottiglie. Investimento previsto? Non lo si dice, ma si parla di centinaia di migliaia di dollari. […]

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