Una degli Struise e una di Mikkeller in Birrerya

Due dei "nuovi" prodotti inseriti nel portfolio di Birrerya: una bella brown ale di Mikkeller (di altre due sue birre presenti sul catalogo di Birrerya, la Santa's Little Helper 2009 e la I harcore you, entrambe nella versione alla spina, ne avevo già parlato qui e qui)  e la christmas beer degli Struise, la Tsjeeses nella su versione 2010. Le ho "abbinate" in base ad un criterio geografico: entrambe sono prodotte in Belgio.
 
1997: il regista è Quentin Tarantino; il film porta lo stesso nome di questa birra, esplicito tributo, la birra, di Mikkel Borg Bjergsø alla protagonista principale di questo movie, la hostess Jackie Brown (interpretata allora dall'allora sexy icona nera Pam Grier). Una hostess che, per arrotondare lo stipendio, si mette a contrabbandare denaro per conto di Ordell Robbie, un delinquente di mezza tacca, dal grilletto facile. E che, una volta "pizzicata" dalla polizia anti-frode, in cambio dell'immunità, collaborerà, o meglio, fingerà di collaborare con la polizia stessa. Che poi invece raggirerà, così come Ordell, con il risultato finale di incassare il denaro di Ordell e defilarsi dopo avre sedotto il garante della sua stessa cauzione. Film non proprio acclamatissimo di Quentin, tratto dall'omonimo romanzo di Elmore Leonard, che vede la presenza nel cast anche di Robert De Niro e Samuel L. Jackson, alla cui capigliatura rende "onore" l'immagine modificata di Mikkel sulla label di questa birra. Che è una brown ale, brassata con malti munich, pale, cara-pils e cara-crystal, brown e chocolate, accompagnati dalla "solita" (per Mikkeller) profusione di luppoli (Nugget, Centennial, Simcoe). Il risultato, come spessissimo accade con le birre del danese privo di propri impianti (questa birra, come molte altre sue, è brassata da De Proef) è ottimo, quasi splendido: una bella "birretta" dall' ABV contenuto (6%), snella ma non superficiale, fatta e finita nella sua impostazione e nella sua fattura. Il suo "bello", oltre al carattere fresco e fragrante, sta nella perfetta, o quasi, alternanza, su di una linea di equilibrata continuità, delle sensazioni maltate/caramellate e di quelle asciutte/luppolate, cosa che da vita ad un quadro gustativo alquanto piacevole. Dal bel colore marrone scuro, limpido, e dalla schiuma corretta e durevole, ha un naso elegante e classico, con le note del caramello e del malto tostato che sono presto integrate/ripulite da una luppolatura asciutta e composita. In bocca scivola via che è un piacere: carbonazione adeguata, rotondità e freschezza a palla, lo stesso giochetto già sentito al naso. Prima il malto, con le sue note tostate, poi il luppolo, generosamente elegante e poco estremizzato: insieme portano ad un finale corretto e prolungato, asciutto e armonicamente amaro. Facile, facilissima da bere; un po' ruffiana, forse. Ma è un complimento, in questo caso. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6% vol.; ©Alberto Laschi.
 
Tutt’altra storia per la christmas beer degli Struise, la Tsjeeses nella sua versione attuale, quella brassata fin da aprile per farla trovare “a posto” per le feste di Natale di quest’anno. Loro, e non solo loro (vd. Scheda di Ratebeer), continuano ad inquadrarla nella categoria delle Abbey Tripel; io non ne sono troppo convinto, e la ritengo più a casa sua se la metto fra le belgian strong pale ale. Rispetto alla sua “versione 2009” la trovo molto più (equilibratamente) spostata su di una bella ed elegante cifra fruttata; sembra che Urbain & Co. abbiano ben lavorato sullo “smussamento” della componente alcolica, sempre ragguardevole, ma molto meglio “distribuita” lungo tutto il dispiegarsi della degustazione. Di frutta, in effetti ce n’è, in questa birra, e si sente: l’uva, l’albicocca e la pesca immesse nella birra ancor giovane hanno dato i propri frutti durante il lungo periodo (6 mesi) della seconda fermentazione e della maturazione, regalando alla Tsjeeses una eleganza e una delicata fragranza fruttata precedentemente  un po’ occultata dalla predominanza dell’alcool. Sempre di un bel colore biondo/aranciato, ancor più impenetrabile per l’abbondanza dei residui dovuti alla non filtrazione, ha schiuma corposa e solida, aroma raffinato di frutta bianca matura, con una puntina di acidità, ed una tessitura maltata che, accompagnata dal sostegno dell’alcool, fornisce solide basi alla fantasia dei produttori. Molto rotonda, meno muscolosa (forse ancora un po’ giovane?) ma più beverina, grazie al sempre sapiente uso dei luppoli Marinka e Brewers Gold: una Christmas ale con i controfiocchi. Assaggiata in bottiglia da 0,33: alc. 10% vol.; ©Alberto Laschi.

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