Cosa ho bevuto per Natale (christmas beers batch #1)

Feste natalizie "corredate" da una serie di bevute "mirate": avevo messo da parte un po' di robbba bbbuona e altre bottiglie sono arrivate all'ultimo tuffo, anche dal magazzino di Birrerya. Alcuni prodotti riconducibili alla "classicittà " e alla tradizione, altri un po' più spinti sul versante della innovazione/fantasia. Mi ci sono divertito, a volte ne sono rimasto anche sorpreso. Si comincia con un parallelo italo americano.
 
 
Mi ricordo ancora di quanto disse Tim Webb, al Villaggio del 2009, durante laboratorio nel quale Kuaska presentava questa birra insieme a Fausto: ringraziò il birraio per avere usato per questa (e per tutte le sue altre birre) solo ingredienti “primari”, senza tanti voli di eccentricità, e consigliò, sempre a Fausto, di nascondere diversi cartoni di questa birra per molto tempo, perché la Extra Brune (da lui definita una “quasi” barley wine) avrebbe dato il meglio di sé con il tempo. Io, da bravo scolaro, ho fatto quello che consigliava Tim e ho aperto il giorno di Natale una bella boccia di Extra brune con scadenza, per l’appunto, dicembre 2010 (era del lotto produttivo n° 26); e non me ne sono affatto pentito, anzi. Una superba prova produttiva della “coppia” genovese, forse la birra più “raffinata” ed “impegnativa” del loro range produttivo, che ormai conta già 10 birre. Brassata con 8 diversi tipi di malto (sono 6 per la Brune e 10 per la Imperial), acqua, luppolo, 5 kg. di zucchero candito per ogni cotta (sono invece 370 i kg. di malti impiegati) e il lievito trappista che Fausto mantiene e propaga nel proprio laboratorio, non nasconde, da subito, i suoi 10° gradi alcolici, ma li avvolge e li completa con tutta una serie di altre “chicche”. E’ birra che scalda, ricca nell’aroma (frutta secca e sotto spirito, tostatura, caramello, liquirizia, caffè), con caratteristiche olfattive che la collocano quasi in una posizione intermedia fra una trappista e una imperial stout (per alcune sue note vinose appena accennate e altre leggermente asprigne). Di un marrone scuro quasi impenetrabile, ha corpo massiccio ma anche non aggressivo: si fa bere, con calma e moderazione, ma anche senza difficoltà, rivelandosi più rotonda di quanto uno si aspettasse. Al palato spicca per la sua nota dominante di liquirizia fusa e di malti tostati; progressivamente poi vengono fuori le note alcoliche, quelle fruttate (di una frutta sotto spirito ancor più evidente che all’olfatto, da uva sultanina), un cioccolato fondente marginale ma significativo,  e quell’ ”asprigno” da imperial stout che mi spinge a discostarmi un po’ dal parere di Tim Webb (che l’accostava, come già detto, ad una barley wine). Finisce sostanziosa e appagante, lasciandoti la sensazione che hai davvero potuto apprezzare tutto quello che c’era da apprezzare. Una birra compiuta. Abbinata ad un cheese cake ed ai Cantuccini di Prato: la morte sua, in entrambi i casi. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 10% vol.; ©Alberto Laschi.
 
 
Una rana “ghiacciata” (frosted) regala/consiglia  il birrificio di Akron, nell’Ohio per le feste natalizie (se uno poi si vuol sdare ancora di più, c’è anche la versione Barrel aged di questa birra). Se la Extra Brune era il “luogo” della classicità, questa winter ale americana, la Hoppin Frog Frosted Frog Christmas Ale è senz’altro il luogo della innovazione, per non dire della estrosità. Non estremizzata, ma comunque un bel pezzo avanti. Solo 12 IBU per questa birra, che però non si rivela il pericoloso “dolcione” che uno potrebbe aspettarsi. Ciò è dovuto ad una speziatura scattante e ad un buon uso dei luppoli, che saranno anche pochi, ma assolvono con correttezza e mestiere al proprio ruolo di “pulizia” gustativa. Cannella, zenzero e noce moscata: c’è scritto in bella vista sulla label, e quindi uno non rimane più di tanto spiazzato quando accosta la birra al naso e poi se la beve. Forse non è la speziatura alla quale siamo abituati qui, nella Vecchia Europa, soprattutto non in questa quantità, veramente caratterizzante; ma è una birra che “intriga”. Al naso si rivela in un modo; al palato invece si manifesta in un altro. Molto speziato e pungente l’aroma, un’ aroma davvero “orientaleggiante” per la profusione speziata; la cannella a palla, zenzero e noce moscata che pizzicano, un malto caramellato abbastanza ponderoso, e una venatura un po’ resinosa, tipo ginepro. Relativamente frizzante, dal bel colore ambrato intenso, questa birra ha un corpo più snello del temuto, abbastanza rotondo: nel berla colpisce la pulizia generale  e la delicata amarezza che neutralizza piano piano la speziatura, conferendo a palato e lingua una asciuttezza amaricante relativamente diffusa. Cannella e zenzero, più che noce moscata, si fanno riconoscere al palato, ma la caratterizzano molto meno rispetto all’olfatto: più alcool e malto al gusto, e un leggero piccante ben armonizzato nel contesto. Una birra “fantasiosa” ma non inutile, neanche un puro e semplice esercizio di stile: bisogna essere comunque bravi per scegliere questo tipo di speziatura e non farsene prevaricare. Birra presente sul catalogo di Birrerya. Assaggiata in bottiglia da 0,66; alc. 8,6% vol.; ©Alberto Laschi.
  

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