Il “mio” Natale a Greve (christmas beers batch #2)

Un po’ in ritardo rispetto alla data “fatidica”, ma il “mio” natale birrario ha coinciso con il 28 dicembre e relativo raid nel Chianti alla Birroteca degli amici Michela e Piso. Dopo aver dovuto saltare (con enorme rimpianto) per i noti problemi fisici il week end romano dedicato alle christmas beer, le “infermiere" di casa mi hanno caricato in macchina e trasportato a Greve, dove ho (finalmente) potuto constatare de visu la new version della Birroteca. Ristrutturazione generale del locale (30 posti a sedere all’interno e nuova cucina che permette un menù più ampio), ma, soprattutto, nuova “filosofia” birraria: meno bottiglie (ma sempre di grande qualità ) e più spine, ben otto (più una a pompa), sulle quali “gira” quasi vorticosamente un sacco di roba buona (basta tener d’occhio la pagina facebook della Birroteca per essere aggiornati in tempo reale sulla line up delle spine). In quella sera erano  attaccate, tanto per dare un’idea della varietà/qualità delle scelte: Ayinger Ur-Wiesse, Tipopils del Birrificio Italiano, Double Imperial Ipa del Revelation cat, Anchor Steam beer, Bieken di Boelens, Pannepot reserva 2008 degli Struise, Nøgne Ø imperial Stout, Southern Tier Choklat.
Difficile decidere quale non bere, vista la quantità e qualità della scelta, anche se libero da impegni di guida.
Dopo aver dato una “ripassata” statistica alla sempre eccezionale Tipopils di Agostino (grande naso luppolato, superba bevibilità, una amarezza nocciolata elegantissima) e alla ancor di più intrigante Double IIpa anglo italiana di Alex Liberati (più ne bevi e più ne apprezzi fantasia, ricchezza, eleganza ed estrosità), mi sono buttato su ciò che conoscevo meno (o per niente).
 
 
Anchor Steam beer, una california common beer che recupera, produttivamente parlando, una tradizione birraria americana del XIX secolo, quando si producevano (in California) birre con temperatura di bollitura tipiche dell’alta fermentazione, usando però lieviti da lager. Una birra per i lavoratori meno abbienti, una birra povera (spesso non un gran che stimata) per i poveri; una birra di largo consumo, che però progressivamente, anche per  le mutate condizioni sociali, sparì dai pub e dagli scaffali. Nel 1981 la Anchor di Fritz Maytag decise di ri-brassare, rivisitandola, questa birra particolare, ottenendone, contestualmente, anche il diritto di sfruttarne il nome. Una birra dalle peculiarità specifiche, un’ambrata con un ABV di 4,9%, che parte caramellata/fruttata per finire spiccatamente amarognola. Non particolarmente raffinata, comunque beverina, con una luppolatura intensa che ne caratterizza l’insieme. Bello il colore, un po’ meno apprezzabile il cappello di schiuma, non molto persistente. Una birra “estiva”, comunque molto dissetante.
 
 
Pannepot Reserva 2008: una belgian strong ale con i controfiocchi, da eccellenza assoluta, che ricorda (avvicinandosene tantissimo) la complessità di una Westvleteren 12 (non è un’eresia, ve lo assicuro) e l’ eleganza un po’ vinosa di una Oerbier vecchia maniera. E’ una Pannepot fatta maturare 14 mesi in botti di rovere francese , 10 gradi alcolici elegantemente distribuiti e morbidamente fruibili. Un marrone mogano intenso, schiuma fine e cremosa che è un piacere vederla, aroma intensamente maltato e delicatamente fruttato, ammorbidito da una vaniglia sontuosa e da un legnoso gentile.  Corpo elegantemente strutturato, correttamente carbonato, nel quale il malto e le spezie la fanno da padroni. Non finisce mai, regalando fino in fondo sfumature preziose e delicate (coriandolo, legno, alcool, frutta rossa, caffè …). Vale ogni centesimo di quello che costa.
 
 
Nøgne Ø Imperial Stout: quando uno si avvicina ad una birra così “importante”, tenendo conto anche del paese di provenienza, la prima cosa che si chiede è: è un catrame? Il rischio c’è sempre, oggettivamente, di imbattersi in un liquido che ti asfalta lingua e palato. Ma non è il caso di questa norvegese da Formula 1: sono pur sempre 9 gradi alcolici, ma i 75 IBU e la coerente impostazione produttiva ne fanno un bellissimo esempio di imperial stout “potabile”. Malti Maris Otter, roasted, black e chocolat, avena, lievito inglese, luppoli Columbus e Crystal e l’acqua di Grimstad fanno di questa birra, nera come la notte, un bel mix di sentori tostati (caffè e soprattutto cioccolato) e pulizia luppolata, non totale, ma sufficientemente armonica. Solida, quasi viscosa, lascia un palato secco e asciutto (solo un pochino gommoso) facendosi apprezzare per solidità e compiutezza.
 
Tutto questo ben di dio ha accompagnato un’ottima cena a base degli splendidi formaggi e affettati del Chianti, che da sempre alla Birroteca fanno bella mostra di sé, con crostoni vari e panini sfiziosi, che rappresentano il valore aggiunto di questo luogo che ormai, anche se “giovanissimo”, fa parte della migliore tradizione birraria della nostra regione (e non solo).

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