Haandbryggeriet e la sua Norwegian Wood


Dando un’occhiata al loro sito, sembra di imbattersi in personaggi un po’ naif, molto semplici (al limite dell’ingenuo) e quasi ai margini della realtà. Poi vai a cercare notizie più precise su di loro, e ti accorgi che non sono per niente gli ultimi arrivati, e sono molto meno “marginali” (o apparentemente ingenui) di quanto possa sembrare. Parlo di  Jens Maudal, Rune Eriksen, Arne Eide e Egil Hilde, i quattro fondatori della HaandBryggeriet, aperta nel maggio del 2005, uno dei birrifici più importanti (ed interessanti) nel contesto della emergente scena birraria norvegese. Tanto importante che Shelton Brothers, noto commerciante internazionale di birre, ha iniziato ad esportare alcune delle loro (numerosissime) birre negli States, assieme a quelle della altrettanto nota Nøgne Ø. Drammen è la cittadina dove questo micro birrificio ha la propria sede, a 40 km. da Oslo, nel fiordo omonimo, non lontana dalla Aas Bryggeri, la più famosa brewery norvegese (aperta nel 1834), alla quale la HaandBryggeriet si appoggia in parte per distribuire le proprie birre. La Haand nasce dalla passione dei quattro, citati prima, tutti provenienti dal mondo degli homebrewers, nel quale si erano fatti le ossa. Il loro intento è stato, fin dall’inizio, quello di mantenere viva la lunga tradizione della birra norvegese, andando a ritroso nel tempo alla ricerca (e successiva riproposizione) di alcuni tipi di birre non più brassati da tempo. Il che vuol dire gran lavoro di ricerca sulle materie prime, anche non convenzionali, processi di automazione lavorativa ridotti al minimo indispensabile, macinazione in proprio di alcuni malti, lieviti continuamente ricoltivati in proprio. Ovviamente nessuna delle loro birre è filtrata e/o pastorizzata, e tutte sono rifermentate in bottiglia. La birreria si trova in un vecchio stabile industriale (ancora in legno) vecchio di 200 anni e appartenuto al nonno di uno dei quattro: prima di essere birrificio è stato una scuderia, un’officina per auto e una piccola fabbrica di calze. Adesso contiene tutte le attrezzature del birrificio, acquistate in Inghilterra, dalla capacità produttiva di 900 lt. per ogni cotta. Già numerosissimi loro prodotti, un po’ nello stile De Molen, nel senso che quasi ogni cotta dà vita ad una birra diversa (le famose birre “one shot”): Ratebeer ne recensisce già 39, tutte con punteggi molto, molto alti. Una critica? Sono birre molto costose, vuoi per la politica fiscale dei paesi nordici che caricano i prodotti alcolici di forte accise, vuoi per gli alti costi di reperimento delle particolari materie prime. Qualcuno sussurra che queste siano le tipiche birre per beer geeks, e non credo che voglia essere un complimento …

 

Norwegian Wood: è una canzone dei Beatles del 1965 (una fra le migliori 500 canzoni di tuti i tempi, secondo la rivista Rolling Stones) o un romanzo edito nel 1987 dallo scrittore giapponese Haruki Murakami (pubblicato anche in Italia con il titolo Tokyo Blues)? No, è semplicemente una delle birre più conosciute della Haandbryggeriet, una smoked beer secondo Beeradvocate, una traditional ale invece secondo Ratebeer. Non c'è che dire: birra complicata fin dal nome, per non parlare poi della tipologia, che però, a ben guardare, possono non essere in netto contrasto. E' davvero una birra appartenente alla tradizione brassicola norvegese, ri-brassata come una volta, ed è allo steso tempo anche una smoked beer, visto il largo impiego di malti affumicati. Come facevano la birra i norvegesi lo "racconta" anche il New York Press , ricordando che molti anni fa, tutti i contadini erano tenuti per legge a produrre birra e a coltivare il luppolo: la mancata produzione (e/o coltivazione) poteva portare anche alla perdita della fattoria stessa. Ancora più approfondito (e non potrebbe essere altrimenti) l'articolo, uno degli ultimi, che Michael Jackson scrisse nel 1997 in relazione ad un suo viaggio in Norvegia, fra i farmers che ancora facevano birra come "Odino, travestito da aquila, l'aveva versata dal cielo", utilizzando ceppi di lievito secolari. La Norwegian Wood è un po' la summa di tutto questo: malti affumicati, malto munich, chrystal malt, chocolate malt, rametti e bacche di ginepro usati, come una volta, al posto del luppolo per conferire sapore e potere conservante. Non so se la birra è stata fatta filtrare, come una volta si faceva, attraverso un letto di ramoscelli, ma una cosa è certa: è birra rustica, austera nella sua essenzialità, poco raffinata e ruffiana, quasi "primordiale" direi. Non è facile nè da bere nè da apprezzare, per quel suo carattere nettamente affumicato e particolarmente speziato e resinoso, ma si sente che è fatta "in semplicità", con pochi fiocchi e fiocchetti: sembra, nel berla, di essere ritornati secoli indietro, quando la is beveva attingendola direttamente dal tino, ruvida, terrosa e quasi scostante. Ma calda e corroborante. Poca schiuma, un bel naso "alla Bamberga" per la nota prevalentemente affumicata, decisamente frizzante, fra l'ambrato carico e il marrone, con un palato dapprima azzerato dall'affumicato e poi nuovamente svezzato dal resinoso/medicinale. Birra per allenare lingua, palato e testa: ti ci fa lavorare sopra. Gradazione alcolica? Neanche troppa: ha un ABV di 6,5%, con un IBU di 35. La bottiglia era la classica 0,50 cl. ©Alberto Laschi.

5 Responses to “Haandbryggeriet e la sua Norwegian Wood”

  1. Gabriele

    Assaggiata giusto ieri, davvero ottima. Davvero ottima! Molto più facile da bere di quanto si potrebbe pensare, anche per via di un corpo non troppo robusto, ma allo stesso tempo per niente semplice o banale.

  2. TNT PUB Buonconvento • Si rinizia..Villaggio della Birra 2013

    […] Haandbryggeriet, quindi. “Quelli” della Bestefar, della Dobbel Dose e della Sundland Kreosot, della Odin’s Tipple, della Norvegia Wood, della Menno & Jens brassata in collaborazione con Menno Oliver di De Molen e della Unionöl brassata assieme agli svedesi della Narke (per citare solo alcune delle 40 e più birre che gli “artigiani” norvegesi hanno già brassato). […]

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