Ancora Mikkeller: la Santa’s Little Helper barrell aged (in Birrerya)

 
C’ho passato un pomeriggio intero, con la Santa’s little Helper 2009 barrell aged di Mikkeller nel bicchiere, solo per il piacere di gustarmela come si deve, apprezzandone le continue variabili degustative regalate dalla temperatura della birra che piano piano si avvicinava a quella ottimale (quella da cantina, per intendersi). La Santa’s Little Helper 2009 è stata la prima birra di Mikkeller che ho assaggiato e che mi ha fatto capire da subito  il perché il birraio danese sia considerato uno dei migliori quindici (13°, nella classifica di Ratebeer riferita al 2010) birrai al mondo. La versione di quella birra, invecchiata per quattro mesi in botti di legno impregnate dal passaggio di vino rosso, me lo ha confermato in grazia, Mikkeller; anzi, dipendesse da me, gli farebbe guadagnare ancora qualche posizione. Più che ne assaggio, delle sue birre, e più che lo apprezzo, lo devo confessare. Non è che mi fa simpatia solo per il fatto di essere (apparentemente) un po’ bohemiene, “senza fissa dimora”, produttivamente parlando; o solo perché confessa (con impareggiabile semplicità) di  essere capace di “prendere in affitto” di volta in volta “i cervelli e gli impianti” dei birrai amici per produrre quelle birre “che piacciono a me”; o solo perché ammette candidamente che il rischio finanziario, molto basso per lui, gli regala il lusso di poter “pensare ai sapori, invece che ai clienti”. Ne apprezzo soprattutto la solidità e la competenza produttiva,  la fantasia e la classicità nel brassare tipologie di birra così diverse fra loro, quasi mai estremizzate, quasi mai espressione di puro e semplice autocompiacimento. Se poi penso che ancora oggi, con tutto quello che produce e ha prodotto, parte del reditto gli deriva dal fatto di essere ancora insegnante part-time di chimica … Tornando a questa birra invecchiata in botte, si deve dire innanzitutto che rappresenta  l'ultimo passaggio produttivo di quella Santa’s del 2009, già di per sé espressione di una evoluzione. Brassata fin dal 2007 negli impianti belgi di De Proef, la Santa’s , la christmas beer di Mikkel che porta il nome del cane di casa dei Simpson, non è mai stata la stessa per due anni consecutivi, per sua stessa ammissione. Aggiustamenti, ri-calibrature, aggiunte di ingredienti le hanno conferito ogni anno caratteristiche diverse, singolari, che ne hanno fatto, ogni volta, “una birra a parte” (del resto, come lo sono un po’ tutte le sue). In quella del 2009 Mikkel ci ha messo: malti (pale, biscuit, special-B, chocolate), grano in fiocchi, sciroppo di zucchero candito scuro, luppoli (Northern Brewer, Hallertau, Styrian Goldings e Simcoe ) e spezie (buccia d’arancia amara e dolce, semi di coriandolo, cannella, cacao e anice stellato). Facendola passare in botte per 4 mesi le ha regalato una complessità ancora più spinta ed una eleganza vinosa quasi impareggiabile. Il vino rosso “maturo” lo senti al naso, subito, appena stappata e versata, e lo ritrovi nel gusto per il suo apporto calorico, un po’ rustico ed asprigno, di uva, che gli conferisce una grazia particolare. Birra importante, anche un po’ austera, che ha bisogno di essere affrontata con sicurezza. Tanta speziatura, ma elegante; una rotondità equilibrata, pur nella consistenza; l’acool che fa da spina dorsale ad un impianto produttivo inattaccabile. Senti i luppoli che la vivacizzano, i malti che la quietano, le spezie che la rinvigoriscono, la frizzantezza che la calibra. Elegante e sontuosa dall’inizio alla fine. Anche nel packaging, devo dire, arricchito da una colata di simil ceralacca che finisce in quattro riccioli “anomali”. Un'altra grande prova produttiva nel "settore" delle birre invecchiate in botte, dopo quella della Big Worst Barrel Aged, dall'eleganza altrettanto sopraffina. Mi mancherebbe, per chiudere il cerchio, da paragonarla con un’altra di Santa’s, quella della Port Brewing, invecchiata, questa, in botti di Bourbon. Ma c’è tempo … Anche questa (quella di Mikkeller),  per fortuna, presente nel catalogo di Birrerya. Assaggiata in bottiglia da 0,375; alc. 11% vol.; ©Alberto Laschi.

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