BrewDog Hårdkogt IPA

 
Prima di parlare di questa nuova birra dei BrewDog, brassata dagli scozzesi in esclusiva per il loro importatore danese Drikkeriget (lo stesso per il quale Mikkeller ha prodotto, sempre in esclusiva, tre birre), un doveroso elenco:
 
  • Punk IPA , una IPA (o una pale ale post moderna) dall’ ABV mutevole (6% fino al 2010, 5,4%  dal 2011, nella nuova versione di questa birra);
  • Storm IPA, ritirata dal mercato, una IPA invecchiata in botti di whisky Islay, brassata, allora, con un ABV di 8%;
  • Atlantic IPA, la “famosa” Indian Pale Ale del “peschereccio”, con un ABV di 8,5%;
  • Chaos Theory, un’altra IPA, in questo caso una random ipa (dicono loro), con ABV di 7,1%;
  • Stateside, una IPA brassata a Freserburg con Mikkel Bjergso di Mikkeller, ABV di 7%.
Facendo un passo avanti, ed entrando così nella costellazione delle Double/Imperial IPA, si parla di:
 
  • Hardcore IPA, una explicit imperial ale dall’ABV di 9% nella prima versione e di 9,2% nella seconda;
  • I Hardcore you, un blend fa la Hardcore IPA e la I beat you di Mikkeller, con ABV di 9,5%.  

Penso di non averne tralasciate nessuna. Con la Hårdkogt IPA (una hard boiled ipa) si arriva quindi a otto, fra IPA e Double IPA brassate dagli scozzesi, una tipologia birraria, che a quanto pare, piace loro molto. E, devo riconoscere, nella quale sono anche molto bravi. Nessuna delle birre assaggiate, fra quelle elencate sopra, mi ha deluso; ben costruita, ciascuna, e nessuna una inutile replica (o furbesca variante) dell’altra, tutte con una bella personalità. Come questa Hårdkogt IPA, una bionda/aranciata imperial ipa di 7,6% ABV, classica nel suo stile, perfettamente aderente alla tipologia. La solita “fantasmagorica” presentazione sulla label la descrive come una delle birre più luppolate ed amare mai prodotte in Gran Bretagna, un vero e proprio giro sulle montagne russe del luppolo, adatta per  i freaks, gli zingari e le superstar internazionali degli scacchi (se il traduttore  on-line dal danese, nel quale la label è scritta, ha fatto a dovere il proprio mestiere). Un regalo per i danesi da parte di quegli enfants terrible scozzesi, che hanno riempito questa birra di malto Maris Otter, di una quantità enorme di fiori di luppolo e di 9,9 miliardi cellule di lievito, per dar vita ad una birra appetitosa. Pur facendo, come è sempre d’obbligo nel loro caso, la doverosa tara a tutto ciò che da Fraserburgh si dice e si scrive, devo ammettere che questa birra non delude, anzi acchiappa: ruffiana, a suo modo, gradevole ed estremamente beverina, ricca di aromi luppolati ben strutturati (agrumi, frutta esotica, pino e resina) e di un caramello organico all’insieme. Soddisfa gradevolmente il palato, che prima riveste di malto caramello e poi “lava” con una ondata luppolata, fresca, variegata e ripulente. Impressionante, anche perché non del tutto attesa, l’ondata di amaro asciutto e pervasivo che emerge nel finale da tutta la lingua e sopra tutta la lingua, e che rimane a lungo. Bella girandola. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 7,6% vol.; ©Alberto Laschi.

Lascia un commento