Tre birre dal Belgio

 
Se si fosse in America, e questa fosse una delle birre della new generation, la si potrebbe tranquillamente chiamare una Farmhouse ale. Ma siamo in Belgio, e la Hof ten Dormaal Donker la si deve definire una dubbel. Ma è lo stesso. E’ davvero una birra di fattoria, perché, come le altre due già descritte in passato, è brassata in fattoria, rustica e autentica come le materie prime impiegate, che provengono dai campi di questa farmhouse. Antica ( costruita originariamente nel 1100), defilata (nelle Fiandre, in una zona rurale del Brabante fiammingo), autosufficiente (o quasi) per quanto riguarda malto, luppolo e lieviti impiegati. Una bella scoperta la loro dubbel (o Donker, com’è scritto sulla label), relativamente opalescente, con un gran lievito che si deposita nel bicchiere e che la caratterizza dall’inizio alla fine. Non è birra “femmina”, non cerca di avvolgerti, ma ti si presenta senza livrea, così com’è, nella sua decisa schiettezza. C’è molto della terra di questa fattoria, un malto “tenebroso” e polveroso, un luppolo amaricante ed asciutto, il lievito vivace e pizzichino che costituisce il fulcro attorno al quale tutto ruota. Da rivedere un po’ la schiuma, che, al momento della sversatura, ha dato vita ad un cappello eccessivamente imponente. Altrimenti sarebbe quasi perfetta, come farmhouse ale. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.; ©Alberto Laschi

Anche questa una birra legata la territorio. Un indizio? La label. In fiammingo civetta si dice, appunto, steenuilke. Questa Steenuilke viene brassata dalla De Ryck per sostenere il progetto della RLVA, mirato al mantenimento, nel territorio delle Ardenne, della presenza di questo piccolo gufo, importante per preservare la biodiversità di quella zona. Il progetto prevede il collocamento di  una numerosa serie di piccole “scatole” di legno (a mo’ di nido) sugli alberi della regione, per favorirne la nidificazione. Birra “ambientale”, quindi, brassata con granoturco e con tre erbe tipiche di questa zona (asperula odorosa, angelica archangelica, prunus spinosa) ; una belgian ale bionda e molto “sbarazzina”. E’ molto vivace, a cominciare dalla schiuma, croccante ed esuberante, passando per l’olfatto (pizzichino, fatto di malti pallidi e di un fruttato elegante e pervasivo) per finire al palato, felicemente “aggredito” da una carbonazione decisa, da una amarezza luppolata ed erbacea ben bilanciata, e da una sensazione fruttata (albicocca, pesca) “giovane” e brillante. Finisce in un batter d’occhio, si fa “tracannare” con grande facilità. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 6,5% vol.; ©Alberto Laschi
 
 
E' necessario fare subito un po' di chairezza, visto che, in questo caso, ci si addentra nel mondo un po’ complicato dei birrifici belgi bierfirma: la Gribousine Blond  è brassata negli stabilimenti della Brasserie La Binchoise per conto della Brasserie de Malonne SPRL, che però non è una brasserie. E’ infatti un un grosso distributore (ed esportatore) di birra belga, attivo dal 1998, che ha “dato il compito” alla brasserie La Binchoise (in collaborazione con la Brasserie Lefebvre) di aggiungere al catalogo già corposo delle birre da loro “trattate” due birre riconducibili alla propria ditta, cioè alla Malonne. Nome che necessità di un ulteriore chiarimento. Malonne è un piccolo villaggio vallone (vicino Namur), dove nel VII secolo un monaco inglese dal nome St. Berthuin iniziò la propria opera di evangelizzazione. Morto in odore di santità, fu proclamato santo nel 1200; negli stessi anni venne fondata, proprio a Malonne, un’abbazia, esistente ed “attiva” ancora oggi, all’interno della quale riposano le reliquie del santo. Che ogni anno vengono portate in processione lungo delle vie del paese, dove la Brasserie de Malonne ha la propria sede. La Gribousine, alla quale la birra è “dedicata”, è la figura quasi leggendaria di una donna vissuta in passato proprio a Malonne, dal carattere alquanto scostante, che alla fine della vita, grazie all’opera del parroco, diventò invece un’ottima cristiana. La Confrérie de la Gribousine è un’associazione di Malonne che ha “spinto” la Brasserie di Malonne a creare delle birre che “celebrassero” questa tradizione popolare. La Gribousine Blond è una belgian strong ale dal robusto ABV( 8,5%) e dalla caratterizzazione vicina a quella di una triple. Non un grande equilibrio, molto accentuata la componente alcolica, che “brucia” un po’ tutto il contesto. Più malti che luppoli, corpo consistente e non molto beverino, buona la corsa finale, fruttata più che luppolata. Più bella la storia che la birra. Personalmente, un po’ troppo in “stile Binchoise”, le cui birre mi paiono sempre “troppo” alcoliche. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 8,5% vol.; ©Alberto Laschi

3 Responses to “Tre birre dal Belgio”

  1. marco ferrari

    è una palese questione di gusti, la gribousine malonne è la birra migliore che abbia mai bevuto fino ad oggi, per quanto mi riguarda ha la gradazione alcolica praticamente ottimale per questo tipo di birre ( 8 gradi è la perfezione), le quali non possono avere meno di 7 gradi, altrimenti bevete la peroni riserva o la moretti rossa

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