La Roja e Weizen Bam di Jolly Pumpkin (in Birrerya)

 
Biere Bam (una saison), E.S. Bam (una bitter ale) e Bam Noire (la versione scura della Biere Bam) sono state le prime tre birre della serie Bam Farmhouse Ales della Jolly Pumpkin. A queste si sono aggiunte in seguito un paio di “varianti”, la Autumn Bam (una belgian ale) e la Bamagranite (la Bam Noire con l’aggiunta di melograno). La Weizen Bam è la quarta birra “ufficiale” di questa serie  (della quale sono state brassate anche due versioni particolari, una con l’aggiunta di hybiscus e l’altra con la citronella), una hefeweizen brassata secondo la tradizione tedesca, con un tocco di originalità americana. Vengono impiegati, per questa bionda weizen (più che hefe-weizen, a mio parere), due tipi di lieviti: il tradizionale lievito tedesco per weisse (che le regala le classiche note piccanti e il gusto di banana) e il lievito di casa Jolly Pumpkin, più aspro e “selvaggio”, che la spinge ai confini del territorio sour ale. La maturazione avvenuta in botti di rovere le aggiungono il marchio di fabbrica, una complessità e una “terrosità” inconfondibili. E’ una weisse sui generis quindi, a partire dalla schiuma, scarsa e a bolle relativamente grosse, scarsamente persistente. E anche il naso è particolare: la piccantezza del lievito e il grano macinato, ma anche un’asprezza lattica sottile, accompagnata dalle note astringenti e citriche di limone e agrumi. Un naso fresco, come fresco e arieggiato è anche il palato: corpo leggero e asciutto, carbonazione accentuata che la movimenta ancor di più. Il gusto è secco e asciutto, poco delle weizen e abbastanza delle sour ale: asprigna, leggermente acida, relativamente ruvida, ha poco cereale e poco fruttato nel gusto, con la scorza d’arancio e un citrico astringente che ne condizionano il finale. Non una “banale” weizen, questa, ma una weizen “alternativa”, curiosa e piacevole. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 4,5% vol.; ©Alberto Laschi

 
Rodenbach Gran Cru, Duchesse de Bourgogne, Caves di Verhaeghe: queste le tre flemish ales che mi sono tornate alla memoria (gustativa) quando ho cominciato a bere questa La Roja, la birra che porta il famoso Gatto con gli stivali sulla label. D’altronde, la Jolly Pumpkin lo dichiara da subito che questa amber ale è brassata nella tradizione prettamente fiamminga delle  flemish ales; brassata e fatta passare nelle classiche (per loro)  botti di rovere, per un periodo compreso far i 2 e i 10 mesi. Non marcatamente acetica come la Rodenbach e leggermente più aspra della Duchesse e della Caves, si discosta comunque abbastanza dalla “categoria” contigua delle oud bruin, per una certa qual scarsità di note caramellate e la quasi assenza di note lattiche. E’, in ogni caso, birra complessa, anche se non complicata: è paradigmatica, o quasi, di uno stile classico, anche se un po’ rivisitato, alla maniera americana si può dire. Non molto abbondante la schiuma, fine e cremosa, che indugia abbastanza a lungo nel bicchiere; rosso rubino, limpido e trasparente, il colore. Ha quasi l’aroma di una crostata alle more, o ai lamponi, nel quale un malto relativamente morbido viene sovrastato da un fruttato asprigno e asciutto; si avverte anche il legno, robusto ma aggraziato, e una nota terrosa che è un po’ la costante delle birre di questa brewery. Il palato ricalca quanto già il naso avverte: frutta dalla polpa rossa astringente, asprezza marcata, una nota di melagrana che ancora di più la “restringe”, con un finale leggermente più maltato e delicatamente caramellato. Resta il ricordo definitivo di una birra nettamente, ma non esageratamente, acidula, sapida e legnosa: come molte delle flamish ales belghe, appunto. Di questa birra vengono recensite anche le "versioni" Grand Reserve e Krieked. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,2% vol.; ©Alberto Laschi

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