Due birre agli antipodi, in Birrerya

Due birre agli antipodi, fra di loro, una blanche americana di ispirazione belga (con alcune "aggiunte" particolari), brassata da The Bruery, e una barley wine di Mikkeller, questa volta di matrice molto "europea"; entrambe presenti nel catalogo di Birrerya.

 
Il brandy (brandywine in inglese, derivato dall’olandese burnt wine) è uno dei distillati di vino più antichi, conosciuto fin dal XIII secolo. All’inizio del XIX secolo il mercato europeo era dominato dai brandy francesi e spagnoli, allora i più pregiati; in Germania, in quel periodo il brandy lo chiamavano cognac, alla francese (il cognac è comunque una “variante” del brandy). Dopo la fine della I Guerra Mondiale, nel trattato di Versailles del 1919, la Germania si impegnò a rispettare la denominazione di origine protetta dei prodotti francesi, cosicchè non potè più usare la denominazione brandy (o cognac) per i propri distillati di vino. Hugo Ausbach, famoso enologo e produttori di vino, brevettò, depositandolo, nel 1927 il termine weinbrand con il quale si identificava la denominazione di origine protetta e la qualità dei distillati di uva prodotti in Germania. Tutto questo per spiegare il nome di questa birra di Mikkeller, la Weinbrand BA Red Ale, una amber ale per Ratebeer, una barley wine per me, con il consistente ABV di 10%. Brassata da De Proef e fatta maturare per tre mesi in botti di provenienti dalla pregiata cantina Weingut Kollwentz- Römerhof (produce vino dal 1775), è birra “da cantina”, il cui gusto sicuramente si evolverà nel corso della sua lunga vita (non per nulla la scadenza ufficiale è 2019). Tanto, tanto alcool, un alcool caramellato, non gommoso ma quasi solido, robusto e caldo. I malti (vienna, pale, cara-red) hanno la netta prevalenza sull’unico luppolo (zeus), usato in questo caso solo per la conservazione del prodotto, e non per conferirle la componente amaricante, più che nascosta. Birra da dopocena, da centellinare in un ampio baloon, per non farsi sopraffare dalla calda alcolicità, che picchia davvero duro. Poca schiuma, assolutamente poco frizzante, di un rosso cupo e relativamente opalescente, ha potenza e complessità da vendere. Assaggiata nella elegante bottiglia da 0,375 (parzialmente immersa nella cera); alc. 10% vol.; ©Alberto Laschi.

 
Il frutteto, questo il nome che quelli di The Bruery hanno voluto “affibbiare” a questa birra. Niente di più adeguato, in effetti: sembra di mettere il naso (e il palato) davvero in un bouquet frutta. In più c’è l’aggiunta della lavanda durante la bollitura, originale (e un po’ “estrema”), che contribuisce ad arricchire il quadro fruttato/floreale. Una birra, The Orchard White, nella quale il codice genetico è quello delle biere blanche belghe, rintracciabile nell’impiego di coriandolo e buccia d’arancia; a questi si aggiungono frumento non maltato, fiocchi d’avena e orzo maltato. Il risultato? Una wit bier personalizzata, si potrebbe dire, asciutta e dissetante, disponibile tutto l’anno in quanto facente parte della produzione (di per sé sterminata o quasi) “stabile” di The Bruery. Anche il lievito belga che viene impiegato fa la sua bella figura, rendendola da subito (al naso) complessa e piccante, con un lieve tocco di acidità che smorza, opportunamente, la grande carica olfattiva della lavanda, bloccandone la tracimazione. Poi coriandolo, agrumi e grano compaiono in sequenza, ordinata e coerente, dando vita ad un naso sicuramente non banale. In bocca è decisamente frizzante, asciutta e pizzichina, con una nota di limone che al naso non si palesava. Corpo snello, corsa scattante, sapori sottili di spezie, agrume svettante, e la chiusura del cerchio data dalla lavanda, che ti fa sentire davvero come se fossi su di un prato all’interno di un frutteto. Aggiunta originale, all’inizio un po’ spiazzante; ma non disturba. Tutt’altro. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 5,7% vol.; ©Alberto Laschi.

3 Responses to “Due birre agli antipodi, in Birrerya”

  1. Filippo

    Interessantissime!
    Le cercherò, soprattutto la seconda, l'aggiunta di lavanda mi incuriosisce non poco!

  2. Simone - Beer Travels

    Qualcosa di simile alla "Il Frutteto" e più nostrana la potete trovare nella "Noviluna" del Birrificio Maiella.
    L'utilizzo di lavanda nelle birre è molto azzardato, se la quantità non è correttamente bilanciata si rischia di bere un bicchiere di "sapone liquido".
    Saluti
     

  3. Alberto Laschi

    Grazie Simone

    è da quando ho pubblicato il post che mi stavo scervellando per cercare di ricordarmi quale altra birra simile alla Orchard avevo già assaggiato. E non mi riusciva di ricordare. E' vero, la Noviluna, che avevo assaggiato a Torino in un laboratorio guidato da Kuaska, ricorda un po' la Orchard, per l'uso, egualmene corretto e ben dosato, di lavanda. Sono passati un paio di anni e non l'ho più ribevuta, la Noviluna: sempre "a posto"?

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