Curieux e la Allagash Brewery

 
Nella Allagash Brewing Company di Portland, nel Maine, mi ci ero già imbattuto nel passato, a riguardo di una sua partecipazione (unico birrificio extra-Belgio allora presente) al The Day of Lambic, organizzato a Eizeringen. Poi, in maniera molto più diretta e piacevole, l’ho “incontrato” al Salone del Gusto di Torino dello scorso anno, dove ho potuto assaggiare la loro spettacolare Curieux. Che ho avuto la fortuna di poter ri-bere con più calma pochi giorni fa, ri-apprezzandone la splendida qualità. Brassata per la prima volta nel 2004, è, di fatto, la loro Triple (già ottima di suo) invecchiata per otto settimane in botti di bourbon Jim Beam. Una novità, di per sè, visto che ben poche volte era stato tentato questo esperimento: l’invecchiamento in botti si pensava potesse offrire migliori garanzie (e migliori risultati) per le barley wine anglosassoni, le imperial stout americane e le red ales di matrice belga. Le triple erano considerate un po’ troppo delicate, per poterlo fare, troppo complesse, troppo “smilze”. Rob Tod, fondatore di Allagash, tenta comunque la scommessa, mette la propria Triple in botte, e da allora non l’ha più tolta, perché è piaciuta tanto a tutti. La Curieux (curioso, in francese) parte davvero come una triple, ma poi si trasforma: non diventa “un’altra birra”, ma sicuramente una birra molto più complessa, ed elegante. 10,5% abv, bionda, dalla schiuma cremosa e persistente, ha un profilo aromatico solido ed accattivante: un etilico che non stanca (miele), un fruttato sobrio e calibrato, il piccante del lievito, tanta vaniglia e tanto legno, un legno morbido e avvolgente. Il tutto si trasferisce al palato, dapprima aggredito da una (inaspettata) carbonazione, spiccata, e poi vezzeggiato da tutta una serie di sensazioni piacevolissime: un malto morbido e vellutato, il calore avvolgente dell’alcool, una punta di acidità sbarazzina e tanta vaniglia, unita ad un legno pregiato e non rustico. Prolunga esageratamente nel finale tutto questo ben di dio, che lascia la certezza di aver assaggiato uno splendido prodotto, americano nella sua preparazione, ma belga nella sua ispirazione, come molte delle altre birre di questo importante birrificio artigianale americano.
 

Che nasce ufficialmente nel 1995, quando viene commercializzato il loro primo lotto di birra, ma che ha le sue radici negli esperimenti produttivi che Rob Tod, il suo fondatore, “costruiva” già alla fine degli anni’80. Già allora impiegato nella industria birraria, Tod si comincia a guardare attorno, soprattutto analizza il nascente mondo dei birrifici artigianali americani e le tipologie birrarie privilegiate dalla platea dei “nuovi bevitori”. Germania ed Inghilterra erano allora i principali punti di riferimento, anche per i “nuovi birrai”. Tod si rende conto che “mancava” la sezione/Belgio, allora quasi per niente presa in considerazione. Convinto di fare la scelta giusta, e attratto dal metodo belga di brassare, Tod compie vari viaggi di aggiornamento in Belgio e nel resto dell’Europa, che lo confermano nella sua scelta di campo. Usando le materie prime tipiche del Belgio, disegnando in prima persona la propria sala di cottura a Portland, Tob diventa uno dei primi produttori americani di birra belgian style, con la sua White (una blanche) che riscuote un immediato successo. Alla White segue la Dubbel, ispirata al mondo birrario dei trappisti, e il successo si consolida: Tod assume altri due operai, e da quel momento tutto comincia a marciare per il verso giusto. Adesso, grazie anche al grande lavoro del mastro birraio Jason Perkins, la Allagash può vantare ben 25 birre nel proprio portfolio, ben distribuite fra la linea classica (cinque), la linea cellared (sei) e quella delle birre invecchiate in botte. Può vantare anche una collaboration beer con Dirk Naudts della De Proef, la Les Deux Brasseurs. Tutte le bottiglie e i sugheri la Allagash se le fa arrivare direttamente dal Belgio, perché solo di questi prodotti si fidano per brassare le proprie birre secondo il metodo che loro chiamano “champenoise”: una doppia fermentazione, la prima in vasca e la seconda in bottiglia, grazie all’aggiunta di una puntina di lievito prima della tappatura. Ne viene fuori una birra “viva”, che ravviva in America una tradizione e una metodologia brassicola tipiche del Belgio, potendo contare su una vasta platea di consumatori entusiasti.

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