Lost Abbey: Lost and Found (in Birrerya)

 
Lost and Found: perduto e ritrovato, una delle sei birre che Tomme Arthur fa trovare disponibili tutto l’anno, per la “gioia  dei santi e dei peccatori”. Continua il viaggio alla “scoperta” dei magnifici prodotti di Lost Abbey (presenti nel catalogo di Birrerya), la maggior parte dei quali dedicati e/o ispirati alla tradizione brassicola belga, quella monastica in primis, nei confronti della quale Tomme nutre una vera e propria venerazione. Il monaco dipinto sulla label, chino sul proprio scriptorium e sostenuto nel suo lavoro da un bicchiere di birra posato accanto alla pergamena che legge, rende evidente, per questa birra, il concetto: questa abbey dubbel è esplicitamente dedicata a loro, ai monaci, alla loro secolare sapienza, anche birraria. E anche alla loro pazienza e alla loro perseveranza, valori (assieme anche ad altri)  spesso perduti nel vortice delle azioni e dei pensieri che oggi ci dis-traggono (ricorda Tomme nella storyboard scritta per questa sua birra), ma che necessita assolutamente ri-trovare.
 
 
Facendosi anche “aiutare” da questa Lost and Found, una vera e propria birra da meditazione, che ti spinge a “prendere tempo” e a non “disperderlo”. Birra da affrontare con tranquillità senza fretta, per poterne apprezzare ricchezza, eleganza e compiutezza. Ponderata la scelta degli “ingredienti”: sei malti (two-Row, medium e dark crystal, frumento, special B e Chocolat), due luppoli tedeschi (Magnum e Tettnang). In più un ingrediente speciale: un “purè di uva passa”, aggiunto dallo chef Vince Marsaglia, e un ceppo di lievito come dio comanda. E’ una abbey, una abbey dubbel, indubbiamente, ma non un semplice (seppur splendido) clone: ha carattere da vendere e personalità tutt’altro che sottotraccia. Bello il colore, il classico e ben fatto marrone tonaca di frate, non una schiuma stupefacente, aroma complesso, senza essere complicato, e, soprattutto, convincente. Vi si ritrova la frutta secca ma anche quella candita, l’uva passa asprigna e un vago sentore legnoso, il piccante classicamente belga del lievito. Moderatamente frizzante, ha bevibilità piacevole e rotonda: si fa bere volentieri, ma ti impedisce di trangugiarla, richiede attenzione. La rotondità senza spigoli rivela un corpo equilibrato, con una bella nota tostata in evidenza ed una evoluzione tendente all’asprigno, con un finale che regala evidenti e asciutte note di nocciola e luppolo asciutto. Una delicata, elegante amarezza luppolata l’accompagna fino alla fine, sostenendola in maniera giudiziosa. L’alcool c’è, ma non conferisce alla birra una pesantezza sgradita; le regala invece il giusto calore e una equilibrata robustezza. E’ davvero un bell’omaggio quello che Tomme, con questa sua creazione, ha voluto tributare ai monaci dalla secolare tradizione, un tributo a quel pane liquido che per lunghi secoli ha sostenuto i loro digiuni. Un omaggio che rende loro onore, ma che contribuisce anche a consolidare la meritata fama di eccellente mastro birraio che il geniale americano di San Marcos si porta dietro ormai da tempo. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,5% vol.; © Alberto Laschi

Lascia un commento