Taste the history

 
Non so quanti modi ci siano di fare (bene) una porter; sicuramente, dopo aver assaggiato in parallelo l’americana Hoppin’ Frog Silk Porter e l’italianissima (di Borgorose) Re Porter, posso dire che ce ne sono almeno due. O almeno, ci sono almeno due possibili (e ottime) varianti di questo stile, antico e un po’ ostico, fino a non molti anni fa anche un po’ demodè, persino in Gran Bretagna, la sua culla produttiva. Adesso sembra che questa tipologia birraria (perennemente “confondibile” con quella delle stout, una sua “derivazione”) ri-viva una sua seconda , o terza, o quarta, o quinta vita. Cosa, d’altra parte, anche plausibile, visto che la sua “data di nascita” la si fa risalire agli anni 1720-1740
 

Tornando a bomba al presente birrario, incarnatosi in queste due birre dalla gradazione relativamente simile (5,5% per l’italiana, 6,2% per l’americana), cercherò di procedere per similitudini e differenziazioni (fra le due). Sono simili nel colore, entrambe di un marrone nettamente ombroso; leggermente più impenetrabile quello che si porta in dote la Re Porter. Nella schiuma ognuna va per la sua strada: molto elegante quella dell’italiana, fine e cremosa, color cappuccino, persistente e ben aderente. Nella Silk Porter invece scappa via alla svelta, non particolarmente ricca, né particolarmente fine (e raffinata): bolle medio grosse, bianchiccia e veramente scarsa. Ma questo è l’unico suo “difetto”: per il resto se la cava davvero alla grande. L’aroma. L’americana dell’Ohio sta più sull’elegante che sullo spiccatamente tostato, l’italiana rivela invece un carattere aromatico marcatamente torrefatto;  la prima sembra condurti negli eleganti e riservati salotti di quercia della nobiltà (che beveva allora anch’essa le porter), la seconda ti fa accomodare nei rustici pub inglesi, dove le porter facevano “strage” di facchini. Scelgono quindi un profilo aromatico simile (e non potrebbe essere altrimenti), ma lo caratterizzano ciascuna a modo suo: la materia prima è comunque quella, ma l’americana raffina relativamente il tostato con una venatura caramellata mentre Leonardo, nella sua porter, lascia la briglia sciolta al caffè, al cacao, alla liquirizia. Bravi entrambi, i mastri birrai: mano ferma, scelte precise, risultato ineccepibile. Pur essendo relativamente più alcolica, la Silk Porter ha una beverinità maggiore rispetto alla Re Porter, che impatta maggiormente al palato. L’americana si merita davvero l’aggettivo che riporta sull’etichetta, dimostrando una setosità di fondo che aiuta e invoglia; l’italiana mantiene ferme alcune peculiarità dello stile, una certa “ruvidezza” torrefatta, solo per dirne una, che richiedono una maggiore “applicazione” nel degustarla. Entrambe presentano un grande equilibrio, nessuna spigolosità evidente e una rispettabilissima coerenza interna. Lascia pochissimi “strascichi” degustativi la porter americana, pulita, morbida e raffinata fino alla fine; appena finito l’ultimo sorso ti chiedi subito come ha fatto a piantarti in asso così, senza che tu quasi te ne accorga (tanto che vai a cercare subito una seconda bottiglia). La Re Porter invece soddisfa maggiormente quelli che amano “portarsi dietro” la birra a lungo: sfoggia un finale lungo e armonioso, fatto, anche qui, di caffè elegante, di cacao delicato e di liquirizia deliziosamente pungente.  

Ognuna a modo suo, e ciascuna per la sua parte, soddisfa e appaga, dimostrando una volta di più che davvero, nel mondo birrario, è possibile fare dei viaggi nel tempo: due porter del XXI secolo che ti riportano (almeno con la mente) a tre secoli addietro. Capita davvero, in questo caso, di “assaggiare la storia” (della birra). Per fortuna che c’è Taste, dove magari può capitare di riberla, la Re Porter; e per fortuna che sul catalogo di Birrerya c’è, la Silk Porter di Hoppin Frog.

One Response to “Taste the history”

  1. 360 km., troppi … | inbirrerya

    […] (e poi cercare di bere) alcune delle birre di Borgorose, fra le quali My Antonia, Duchessa, Re Porter, Ke To RePorter, Genziana. Alcune con evidenti difetti nell’aspetto e nell’aroma, altre […]

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