Brooklyn Local 1, la riserva speciale

Dopo aver parlato, ieri, dell'America birraria attraverso i suoi numeri, oggi un post dedicata ad una numero 1 fra le birre di quelle parti. C'è voluto più di un anno di sperimentazione, prima di trovare la quadratura del cerchio, cioè un prodotto finale più che soddisfacente. Si sono fatti fare in Germania delle bottiglie speciali, solo per imbottigliare questa birra, dal vetro più spesso, più pesanti, per meglio "reggere" la ri-fermentazione in bottiglia; hanno speso un botto (più di 300.000 $) per la costruzione dei locali a temperatura controllata necessari per la sperimentazione e per la nuova linea di imbottigliamento a caldo, inaugurata proprio con questa birra, la Brooklyn Local 1, una delle tre birre che costituiscono il segmento produttivo della Brooklyn Brewery detto delle Big Bottles (le altre due sono la Brooklyn local 2, una belgian strong dark ale, e la Hopfen weisse, prodotta in collaborazione con la tedesca Schneider & Sohn). E' birra, per fortuna, reperibile tutto l'anno; dico per fortuna perchè a volte dei prodotti così spettacolari hanno "vita breve" e ancor più difficile reperibilità. Si sta parlandom comunque di un prodotto made in USA, e quindi non facilissimo da trovare; ma tant'è, almeno una bottiglia sono riuscito ad accaparrarmela. Birra assolutamente di ispirazione belga, anche se brassata con ingredienti quasi tutti provenienti dalla tradizione poduttiva made in Germany: malti two-row, malti pilsner, malti di Bamberga, luppoli Hallertauer, Perle e Styrian Goldings. Solo il lievito è made in Belgium, fatto che contribuisce decisamente ad imparentare questa birra con la nobilissima famiglia delle belgian strong golden ale; in aggiunta a questi "ingredienti" classici, il mastro birraio americano, Garrett Oliver, adopera anche zucchero grezzo, aromatico, proveniente dalle isole Mauritius. Lo zucchero gli serve anche per dare vita alla rifermentazione in bottiglia di questa birra, che vede l'aggiunta finale di zucchero e lieviti  in bottiglia, per dare la spinta finale di CO2 ad un prodotto che esce quasi piatto dai tini di fermentazione primaria.

E' una birra pulita, questa Brooklyn Local 1, determinatamente pulita, elegantemente pulita, al confine con una Tripel per la consistenza della componente alcolica e alcune sue caratteristiche olfattive e gustative. La pulizia la si avverte nel ricercato uso dei luppoli, che "mordono" lingua e palato in maniera corretta ma decisa, ripulendo entrambi dalla caratterizzazione maltata, che correrebbe il rischio di risultare eccessiva, nel caso contrario. E' pulita anche nella sua variante piccante, grazie alla freschezza che le regala l'elegantissimo lievito belga usato, un lievito per niente sbarazzino, ma solido e piccante allo stesso tempo, che concede note fresche di limone e permette alla componente maltata di esprimersi al meglio. E' pulita per il suo finale sontuosamente appagante, sazio di malti e asciutto di luppoli, rifinito da tenui note citriche ed erbacee. Aveva cominciato con un bel biondo nel bicchiere, un biondo dalla lieve caratterizzazione dorata, parzialmente velato ma non per questo meno intrigante, e aveva sviluppato un bel cappello di schiuma, morbido, cremoso, alto le classiche due dita e mezzo. Elegante comunque, con un alcool che riscalda senza bruciare, con un frizzante che punge senza strafare, aiutando, anzi, a gustare la bella complessità di questa strong ale, che ondeggia placidamente fra il cereale maltato, il fruttato tenue e delicato, il luppolato diffuso e mai sfuggente. Per una cena di classe, per accompagnare piatti di carne saporiti e corposi, da abbinare con tranquillità a formaggi mediamente stagionati. Una birra che ti fa fare comunque una bella figura, se la regali o la offri ai tuoi ospiti. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 9% vol.; ©Alberto Laschi

Lascia un commento