360 km., troppi …

… per farci un salto, così, di giovedi. Peccato, perché mi piacerebbe partire da casa mia e capitare a Borgorose, di giovedi pomeriggio, per far parte di quel gruppetto di 7-10 persone che ogni settimana danno vita al panel taste (così lo chiamano loro) fra i fermentatori e la cantina di Birra del Borgo. Perché, da quello che ho capito leggendo uno dei loro post, l’ “ingresso” è libero, basta prenotarsi in tempo mandando loro una mail. Iniziativa davvero apprezzabile questa del birrificio reatino, non so quanto e come praticata da altre parti d’Italia, in altri birrifici. Una degustazione settimanale alla cieca, con i birrai in testa e 3-4 ospiti esterni, nella quale si mette in atto un vero e proprio controllo di qualità sui lotti prodotti prima di essere messi in vendita. Di ogni lotto, anche di quelli meno recenti e destinati all’invecchiamento, vengono effettuati 3 assaggi e ciascuno dei partecipanti redige il proprio giudizio su apposite schede; alla fine della degustazione “comunitaria”, anche se personale, discussione dei birrai su quanto emerso dalle schede redatte, e valutazione operativa finale. Tutto questo per lo scopo dichiarato di “avere la sicurezza che le birre immesse in commercio siano sempre al top e possano regalare il massimo della soddisfazione a tutti voi”. Che dire: bello il progetto, razionale la sua concretizzazione, bella la liberalità con la quale si ammettono al gruppo dei taster anche persone diverse dai professionisti che lavorano all’interno del birrificio.

Però … c’è un però. Però tutto questo sembra non poter rappresentare ancora la garanzia assoluta per la qualità del prodotto che esce dal birrificio. Ho seguito, nei giorni scorsi, un lungo thread sul forum di MoBI “dedicato” ad evidenti difetti che alcuni hanno riscontrato nell’aprire (e poi cercare di bere) alcune delle birre di Borgorose, fra le quali My Antonia, Duchessa, Re Porter, Ke To RePorter, Genziana. Alcune con evidenti difetti nell’aspetto e nell’aroma, altre piatte come il Mar Morto (cit. Schigi, spettacolare!), quasi tutte nella loro versione 0,75 cl. Corretti i toni della discussione, encomiabile la disponibilità di Leonardo che subito si è impegnato a rimediare; ma il campanello di allarme è suonato. E’ vero che la birra artigianale è un prodotto vivo, e che si è soliti mettere in conto la possibilità di una partita di birra sbagliata: ma allora, i giovedi a Borgorose di cui parlavo prima? Il ricorrente problema riscontrato può essere legato  allora all’imbottigliamento e/o al trasporto/stoccaggio del prodotto finale (dei quali Birra del Borgo non è responsabile)? Domande non da poco, purtroppo abbastanza ricorrenti quando si parla di birra italiana, che non sempre si fa trovare a posto. E questo è uno dei talloni d’achille del movimento birrario nostrano, perché quando uno sborsa un bel po' di soldini per acquistare della birra artigianale nostrana, non vorrebbe mai avere la sensazione (e a volte anche la certezza) di aver buttato i propri soldi nel … lavandino.

E’ successo ultimamente anche a me, nel mio piccolo, di aver avuto dei problemi con la My Antonia, nella sua versione 0,33, acquistata solo quindici giorni fa a Taste, con scadenza 2013. Corretta al naso, sempre al confine con una APA/IPA americana, ma dalla schiuma quasi pari a zero ed una consistenza davvero scialba. Scarsissima la carbonazione, nessun taglio luppolato, una acquosità eccessiva che ha reso sciapo anche il finale. Niente a che vedere con la robusta imperial pils che avevo assaggiato non molto tempo fa, e che mi aveva impressionato per robustezza e correttezza. Esperienza totalmente diversa invece con la Re Ale Extra, sempre da 0,33, acquistata ad Eataly di Torino lo scorso ottobre. Una IPA american style con i controfiocchi, la Re Ale con la variante nei luppoli (Amarillo e Warrior): bellissimo il naso, tanta frutta esotica, agrumi, una resina pinosa davvero fresh, schiuma spettacolare, cremosa e persistentissima, accattivante il colore, di un dorato/pesca moderatamente velato. Corretta e piena al gusto, elegante perchè non troppo insistito il morso luppolato, corretta e non troppo consistente la base maltata, bella la speziatura da lievito belga. Finisce, purtroppo. Ma in gloria. Una birra da bere e ri-bere. 

6 Responses to “360 km., troppi …”

  1. Filippo

    proprio ieri ho assaggiato sia una re ale che una my antonia, quest'ultima non aveva affatto problemi, anzi, ma ho trovato la reale un po' fiacchina!
    Formato 33 cl

  2. Augusto Brusca

    Io, invece, sono stato più fortunato: qualche giorno fa ho bevuto con mia moglie sia una Reale Extra che una My Antonia, in bottiglia da 33cl.
    Le abbiamo trovate entrambe in forma, non notando differenze qualitative rispetto a quanto ricordavamo da assaggi precedenti delle versioni alla spina.
    Per curiosità ho verificato il lotto della My Antonia, che è risultato differente da quello, apparentemente difettato, citato sul forum MoBi.
    Un saluto.
    Augusto

  3. Marchese

    Sicuri che il problema sia riferibile alla base (il birrificio) e non nelle operazioni di trasporto, stoccaggio, vendita, ecc…? Se il distributore stocca le birre dentro capannoni a 40 gradi è un po' difficile far arrivare una birra al top.

  4. Alberto Laschi

    Mi sembrava di essere stato chiaro nell'inserire doverosamente, nel testo del post, il dubbio che i problemi effettivamente riscontrati da molti potessero essere almeno in parte imputabili al "trasporto/stoccaggio del prodotto, del quale Birra del Borgo non è responsabile". Lo si sa, purtroppo, che spesso la birra viene "depositata" per lungo tempo in posti non adatti, a temperature non consone. Qui si apre però un secondo, e ancor più ampio fronte: come potersi garantire (parlo dalla parte dei birrifici) nei confronti di distributori "poco scrupolosi"? Bisogna sceglierseli ad hoc? E se volessi sceglierli, quanti ce ne sono che, a prezzi "umani", mi garantiscono l'appropriata conservazione del prodotto? Poi, più aumenti i volumi, più aumenti i rischi, e i costi. Non è problema facile da risolvere, e non penso che da solo un birrificio abbia così peso contrattuale da poter "spuntare" determinate condizioni. Poi c'è l'ltra faccia della medaglia, e cioè chi garantisce, certificandolo, trasporto e conservazione del prodotto a temperatura rigorosamente controllata e stabile: ma i costi lievitano …

  5. Alberto Laschi

    Il leggere poi, in giro sulla Rete, come nei commenti di Augusto e Filippo qui di sopra, il fatto che spesso i nomi delle birre cambiano, anche invertendosi nei risultati degustativi, mi porta a pensare che più che a un "difetto" nella produzione, i risultati "ballerini" siano da imputare effettivamente a qualcosa che "viene dopo". Rimane comunque inalterato il mio apprezzamento per la metodologia del panel taste messa in atto a Borgorose, davvero apprezzabile per filosofia e metodologia. Peccato quei 360 km. …

  6. Filippo

    Sì alberto, facendo un po' di ricerche anche io sono arrivato alla tua stessa conclusione, la prova del nove sarebbe avere in mano tutti i numeri di lotto, ma propendo comunque per l'opzione trasporto.

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