Montegioco, la RurAle e la Rex Grue

Riccardo Franzosi e le sue birre li avevo già “incontrati” al Villaggio del 2008, e poi li avevo persi di vista. Complice l’intelligente formato 0,33 di molte delle sue birre (più a portata di portafoglio) ne sto rinnovando la conoscenza, con vero piacere. Nel parlare di birra di qualità in Italia, non si può prescindere dal Birrificio Montegioco: questo è sicuro. La Val Grue è un posto “laterale”, antica terra di confine fra Piemonte e Liguria, fatta di morbide colline ricche di vigneti, di piccoli e antichi borghi, dall’antica tradizione rurale e dalla chiara vocazione agricola. In questa zona, a Montegioco, Riccardo Franzosi dalla primavera del 2005 fa birra, dell’ottima birra, affermandosi da subito come uno dei più importanti “artigiani birrari” italiani. Viene dal mondo dell’homebrewer, nel quale si tuffa fin dal 1999, negli spazi che riesce a ritagliarsi dall’attività che svolge nell’azienda di famiglia, operante nel settore dei materiali edili. E fin da subito sceglie di legarsi al territorio, usando, per le proprie birre, ingredienti che reperisce in loco, come il miele, le fragole, le pesche. Frequenta anche i corsi di Unionbirrai, in quegli anni, che lo aiutano a crescere tecnicamente, ma che non lo smuovono più di tanto da una delle sue massime preferite:  nel fare la birra, dice, “bisogna ascoltare tutti, ma non stare a sentire nessuno”. Tanta la fantasia produttiva, altrettanto solida la preparazione tecnica di base (Riccardo è da sempre un grande sperimentatore); alle quali aggiunge una sua ulteriore "invenzione": il “metodo cadrega”, da lui “brevettato”. In che cosa consiste? Semplice: per fare la birra occorre “mettersi a sedere ed aspettare” con pazienza che la birra maturi, per tutto il tempo che le è necessario. Birre fatte senza fretta, quindi, birre arricchite dalla pazienza produttiva, che le rendono facilmente riconoscibili, ma, soprattutto, birre du terroir. In molte delle sue ormai numerose produzioni (una ventina, fra stabili e stagionali) si ritrovano i segni specifici del luogo dove Riccardo vive: le pesche di Volpedo nella Quarta Runa, le uve del vitigno Timorasso nella Tibir, le ciliege Bella di Garbagna nella Garbagnina, le caldarroste nella Bastarnà, lieviti di uva Cortese nella Mummia mossa, il coriandolo e la salvia sclarea nella Né + Né e nella Rex Grue. Nel vecchio magazzino nel quale Riccardo ha allestito il proprio birrificio (un interessante esempio di archeologia industriale anni ’30), non lontano dal torrente Grue, si producono ormai 450 hl. di birra l'anno, una parte della quale viene maturata lungamente in barrique: la Mummia liscia, una delle sue birre più premiate e apprezzate in giro per il mondo, ad esempio, si passa ben 18 mesi in barrique da Barbera. Tanta fantasia, tanta tecnica e un packaging accattivante: le sue 0,75 incartate fanno tanto Liefmans
 
 
Fino al 2008 questa birra si chiamava Runa Forte; poi Riccardo le cambia il nome in Rex Grue (Rex è il cinghiale in etichetta e Grue è il torrente che scorre vicino al birrificio). E’ una belgian ale prodotta con salvia sclarea del luogo, la stessa pianta che veniva un tempo adoperata nelle birre inglesi come spezia da aroma, prima che venisse adoperato il luppolo (ma la salvia non era anche l’ingrediente “segreto” che i druidi aggiungevano alla birra?). Complessivamente una birra davvero beverina, tranquilla, accattivante e “complicata” il giusto. Decisamente frizzante, ha schiuma fine e compatta, non molto persistente; il colore è un bell’ambrato scintillante, limpido e vivace. Il naso è davvero variegato, acchiappa molto, ed è decisamente fresco:  un floreale delicato e leggero , la frutta bianca, una decisa nota di caramello, una lieve speziatura, e un non so che di “cantina”. Il corpo è rotondo, relativamente leggero, con il malto che la caratterizza insieme alle note mediamente amarognole del luppolo che la fa da padrone nel finale. Leggera e dissetante, a cavallo fra il floreale e lo speziato, è adattissima per la stagione più calda, vista la sua grande e rinfrescante bevibilità. Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 7,2% vol.; © Alberto Laschi
 
 
Una bella english pale ale, la RurAle, ma dalla caratterizzazione made in USA, vista l’uso alquanto raffinato di Cascade, che la dà una personalità deliziosamente agrumata. Il colore è un bell’ambrato carico, decisamente rossiccio e appena velato, la schiuma è color panna, vaporosa e cremosa, dalla buona persistenza. Il naso è fresco e asciutto,  con un inizio relativamente fruttato e biscottato,  una evoluzione frizzante di lievito e un deciso resinoso di luppolo, con una sensazione finale di pepe piccante. Al palato è fresca e asciutta, lascia una bella sensazione di pulizia sul finale, dopo aver dimostrato, al gusto, una bella varietà di sensazioni, dall’agrumato al piccante, dal maltato all’ erbaceo, con un luppolo ben temperato. 40 IBU e sentirli tutti, correttamente. Assaggiata in bottiglia da 0,33; alc. 5% vol.; © Alberto Laschi

One Response to “Montegioco, la RurAle e la Rex Grue”

  1. Da Montegioco con “furore” | inbirrerya

    […] del vino e della birra, messi correttamente in gioco dalla mano saggia di Riccardo Franzosi, birraio inventore del metodo cadrega. Birra che propone in sequenza delicate fragranze fruttate e solide note vinose, un corpo rotondo, […]

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