The nomadic brewer (e Roma)

 
76 nuove birre in un anno, lo scorso 2010: non le ho ricontate tutte, mi fido di Mikkel, che lo ha scritto (con malcelato orgoglio) sul proprio sito. Non oso nemmeno pensare come possa fare un nomadic brewer a farne così tante e a tenerne il conto e l’ “amministrazione” in giro per il mondo: io sicuramente non saprei da che parte rifarmi. Magari non tutte e 76 saranno state birre nuove di pacca; magari qualcuna (o più di qualcuna) sarà stata la versione riveduta e corretta e/o barricata e/o inoculata con bretta di una birra già in catalogo … ma 76 sono comunque tante. Qualcuno direbbe: troppe, perché tutto possa avere un senso. Difficile pensare che uno abbia una così fervida fantasia da poter tirare fuori tutta questa smandrappata di birre “nuove” in un anno; ma Mikkel è così, geniale anche (un po’) provocatorio. E comunque sembra infischiarsene abbastanza di quello che si dice in giro: in testa ha una sua idea su come e quanto fare il birraio, e tira dritto per la propria strada, accompagnandosi spesso con altri amici birrai “estroversi” come lui.
In più, si è messo anche a fare l’importatore di birre altrui. Il ragionamento che si è fatto è semplice: sono sempre a giro per il mondo, ho conosciuto e conosco un sacco di birrai che fanno un bel po’ di buona birra, dato che ci sono, mi metto d’accordo con loro per poterne importare dalle mie parti un po’ di roba loro. Sul sito di Mikkel è stata infatti aperta una nuova sezione, la “import”, nella quale si può leggere l’elenco delle birre che importa. Tanta roba, anche se non è chiaro se tutta questa roba poi la rivende lui direttamente, e a chi.
Mikkel comunque continua a sfornare birre e idee, o idee birrarie, che poi è la stessa cosa.
 
 
Intanto ha completato la serie delle single hop beer, che adesso, con i quattro ultimi arrivi, è arrivata a 19 esemplari (Amarillo, Bravo, Cascade, Centennial, Challenger, Citra, Cluster, Columbus, Galena, Magnum, mt. Hood, Nugget, Palisade, Simcoe, Ace Sorachi Super Galena, Tettnanger, Guerriero e Willamette) tutte brassate da De Proef, con un IBU teorico compreso fra i 38 e i 114. E il prossimo 16 aprile, al suo bar di Copenaghen, le servirà, tutte e ciascuna, alla spina. Ciascuno potrà votare la sua preferita, voti che a Mikkel serviranno per poter “assemblare” il profilo di una nuova IPA che conterrà tutti i 19 luppoli usati per questo progetto (in definitiva, l’evoluzione della sua precedente Ten). Ma i più fortunati (quelli di Roma o quelli che a Roma ci vanno, per intendersi) potranno godersi lo stesso "spettacolo" senza dover prendere l'aereo: in contemporanea con il bar danese di Mikkeller, la Brasserie 4:20 organizza pari pari la stessa cosa, il Single Hop Festival 2011, con tutte e 19 le single hop di Mikkeller alla spina. Il dramma è uno solo: quello di non vivere a Roma …
 
 
Poi Mikkel ne ha messe su altre tre, di birre. La prima è la Porter, brassata con la complicità della Amager Bryghus, messa in bottiglie da 1,5 lt. (!) e posta in vendita dal prossimo 1° Maggio. Poi c’è la Sur Munk, un esperimento un po’ “fuori di testa”, che ha dato vita ad una birra sullo stile delle Rodenbach: in pratica, è un blend fra una abt/quadrupel dolce e maltata e un lambic ovviamente molto più aspro. Le labels di queste due birre sono state disegnate dall’artista americano Keith Shore. L’ultima novità è rappresentata dalla Noma Novel, una birra che si potrà trovare solo presso il Noma di Copenaghen, il miglior ristorante al mondo l’anno scorso.
 
 
Dopo tutte queste novità, una birra “vecchia”, questa volta, o almeno da tempo presente nel portfolio di Mikkeller, la Monk’s Elixir (o Monk’s Brew, come viene commercializzata negli USA). Assaggiata per la prima volta un paio di sere fa, devo dire che mi ha fatto proprio una bella impressione. Una birra-tributo, nata dopo un pellegrinaggio brassicolo di Mikkel in Belgio, dedicata alla tradizione monastica di Rochefort e Westvleteren. Tanto alcool, una personalità inconfondibile, una carattere deciso e una riconoscibilissima impronta belga in questa robusta abt/quadrupel di 10 gradi alcolici, marrone scura come la tonaca dei frati (francescani, non certosini). Malti pils e pale, luppoli Northern Brewer, Hallertauer e Styrian Goldings, un inconfondibile lievito fruttato che la arricchisce, addolcendola, di tutte le varianti che spesso si ritrovano nelle scure trappiste. Bella schiuma, bel naso (zucchero candito, frutta scura, uva passa, malto tostato, spezie) riscaldato da un alcol pervasivo ma non bruciante. Robusta più che rotonda al palato, più abboccata che tostata, il luppolo non ne abbatte completamente la componente dolciastra, che rimane lungamente presente; relativamente carbonata, solo nel finale una nota torrefatta riesce a ricondurre alla ragione l’imponente impatto fruttato, lasciando un palato morbido ma non saturo. Consolatoria, riscaldante, tranquillizzante: una birra da tenere a riscaldarsi in una bella coppa sul bracciolo della poltrona. Dimenticavo: "ovviamente" di questa birra Mikkel ne ha brassato (sempre da De Proef) anche le versioni barrell aged (in botti di vino rosso) e barrell aged sour brett, sempre per non lasciare nulla di intentato … Assaggiata in bottiglia da 0,75; alc. 10% vol.; © Alberto Laschi  

5 Responses to “The nomadic brewer (e Roma)”

  1. Filippo

    "Il dramma è uno solo: quello di non vivere a Roma … "
    sigh

  2. INDASTRIA

    l’idea migliore che ha avuto mikkel ultimamente è quella di importare le birre degli altri.
    Lui continua a fare (poche) ottime birre ma sta esagerando davvero.

  3. Amager Bryghus, dalla Danimarca | inbirrerya

    […] ai fermentatori anche i beerfirma danesi Evil Twin, Croocked Moon, Ordrup ed Xbeeriment, e anche il nomadic brewer Mikkeller non  manca di farci una sosta (produttiva) di quando in quando.  E tutto questo festival a partire […]

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