La Scozia (e l’America) a Reggio

Lo confesso, all’Indipubs due birre avevo puntato, sperando di poterle assaggiare, cogliendo l’attimo fuggente, vista la rotazione che alcuni publicans hanno dovuto necessariamente operare per dare “visibilità” alle numerose birre portate in degustazione. E devo dire di essere stato proprio fortunato, visto che le ho beccate entrambe , bevendole anche più di una volta. Il birrificio indiziato era lo scozzese Brewdog, lo spacciatore di entrambe è stato l’Arrogant pub di Alle, che ha dovuto sostituire in corsa una delle due, visti i problemi legati all’arrivo della birra brassata a Fraseburgh proprio per l’evento romagnolo. Due birre, meglio, due chicche, una venuta dal passato, e una direttamente dal futuro, visto che la sua commercializzazione in bottiglia in Italia è prevista a partire solo dal 10/15 maggio prossimi.

Il progetto Abstrakt del Brewdog è partito ufficialmente il 16 Aprile 2010, con il rilascio della Abstrakt AB:01, la prima birra di questa linea di birre speciali, alle quali il Brewdog ha voluto dedicare progettualità e visibilità precipue. Birre tutte ricavate da una singola cotta, birre volutamente uniche, tutte confezionate in bottiglie da champagne da 0,375 numerate una ad una, tutte a tiratura limitata, tutte sganciate dagli stili convenzionali, tutte adatte all’invecchiamento. Progetto ambizioso, ad alto rischio di estremizzazione (e/o estrosità) produttiva, ma commercialmente alquanto remunerativo, visto che ciascuna delle cinque birre fino ad ora rilasciate sono andate esaurite in un batter d’occhio: non se ne trova più una in giro se non in alcune nicchie della Rete (a prezzi stratosferici). Tanto di cappello ad Alle, quindi, che non solo è riuscito ad acchiappare uno dei rari fusti della Abstrakt AB:01 ma che è anche riuscito a conservarlo intatto per più di un anno, in attesa dell’occasione giusta per squadernarlo. E’ stata la prima birra della serie Abstrakt, una quadrupel belgian style dall’ abv di 10,2%, fermentata con i lieviti che Westmalle usa e anche regala a Westvleteren, aromatizzata con la vaniglia che viene aggiunta in infusione. Non una mappazza né un dolcione, assolutamente, ma una birra calda, che riscalda ma non brucia, dal bel colore aranciato, leggermente opaco, e dalla schiuma corretta. Birra “calma”, posata, che necessita una prolungata permanenza nel bicchiere per poter rivelare il meglio di sé. E’ morbida e non aggressiva, robusta di malto e di alcool, con un’idea mielata all’aroma e al palato e la vaniglia che ne addolcisce (ma non troppo) il profilo. Resta a lungo sul palato, in un finale quasi burroso, lungo e accomodante. Assaggiata alla spina; alc. 10,2% vol.; © Alberto Laschi.

Tutt’altra storia, invece, per la Bitch Please, partorita otto mesi fa a Fraseburgh in una collaborazione fra gli scozzesi padroni di casa e tre “emissari” dell’americana Three Floyds, per quattro volte negli ultimi cinque anni giudicato su Ratebeer miglior birrificio al mondo. Partorita e tenuta al buio, per otto mesi, ad affinare in botti di whisky Jura. Il video postato sul blog di Brewdog racconta efficacemente come l’allegra compagnia dei birrai si sia data da fare per brassarla, scartocciando una ad una una bella quantità di caramelle toffee e riempiendo un bigoncio di shortbread sbriciolati (i burrosissimi biscotti scozzesi), che hanno poi aggiunto a sette malti (fra i quali il malto laphroaig proveniente dalla zona di Ilay) e a tre eclettici luppoli, tutti e tre neozelandesi (Green Bullet, Nelson Sauvin e Motueka, usato in dry hopping). Il risultato è una barley wine di: 11,5° secondo la label e beeradvocate, 12° secondo ratebeer e 12,5° secondo l’importatore italiano … Basterebbe mettersi d’accordo … In ogni caso è robusta, giovane, ma davvero robusta. Anche qui l’effetto riscaldamento me l’ha fatta apprezzare davvero, dopo la botta stordente della torba al naso, che via via si dirada, lasciando il posto da una più equilibrata, sostanziosa e accattivante sensazione calda e alcolica. Una birra dal cuore robusto di malto, con il toffee che conquista gradualmente il campo, aiutato in questo da una frizzantezza non eclatante. Spessa e cremosa la schiuma, elegante il corpo, luppolatura che ben si mimetizza nel contesto, regalando una leggera nota fruttata e una decisiva pulizia generale, che non permette la tracimazione degli zuccheri. Da ri-bere con più tempo sulle spalle, ma promette già decisamente bene. Assaggiata alla spina; alc. ?; © Alberto Laschi.

Notizia dell’ultima ora: il prossimo 16 maggio verrà messa in commercio la Abstrakt AB: 06. Lo annuncia l’ultimo numero della newsletter di Brewdog, che la presenta come a 11,5% triple dry hopped  Imperial black IPA.

One Response to “La Scozia (e l’America) a Reggio”

  1. Brewdog, avvocati e birre | inbirrerya

    […] Nello scorso dicembre sono state messe in commercio 6500 bottiglie da 0,375 della Abstract AB:08, la nuova birra di questa serie a tiratura limitata di Brewdog. E’ una stout bionda (!), provocatoria, come nel loro stile, buttata lì come […]

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